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Scarcerazione anticipata per boss della ndrangheta: è un bravo studente

Polizia Penitenziaria - Scarcerazione anticipata per boss della ndrangheta: è un bravo studente


Notizia del 27/08/2015 - REGGIO CALABRIA
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È rimasto per sei anni in carcere Paolo Rosario De Stefano, considerato reggente dell’omonimo e potente clan della ‘ndrangheta di Reggio Calabria e inserito fino al 2009 nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Lo avevano arrestato sei anni fa dopo una caccia lunga quattro anni e ora è stato liberato ed è tornato a casa. Per De Stefano, secondo la ricostruzione di Strill.it, è arrivato uno sconto di pena di due anni per “meriti universitari”. In carcere, infatti, il detenuto ha deciso di studiare iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria. Finora avrebbe sostenuto quattordici esami tutti superati con ottimi voti.

Meriti che, appunto, lo hanno portato a beneficiare della liberazione anticipata, prevista dall'ordinamento penitenziario per “il condannato a pena detentiva che abbia dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione”.

La latitanza di De Stefano, 39 anni, finì il 18 agosto 2009, quando il boss fu scovato dagli agenti del reparto “catturandi” della Squadra Mobile che, dopo una lunga serie di appostamenti, seguirono la moglie e i figli fino a una villetta sul mare a Sant'Alessio Siculo, nei pressi di Taormina. E lì trovarono e arrestarono il capofamiglia.

fanpage.it

"Stava trascorrendo le vacanze a Sant’Alessio siculo a pochi chilometri da Taormina. Se ne andava in giro con le figlie e la moglie come un turista qualsiasi ed aveva preso una casa in affitto con documenti falsi. (...) ricercato dal 2005 (...) era considerato il reggente della cosca più potente di Reggio e figurava nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d´Italia. L’uomo aveva assunto la guida della cosca dopo l´arresto, nel dicembre 2008, di un altro ”rampollo” del gruppo criminale, Giuseppe De Stefano. Paolo Rosario era stato condannato a otto anni di reclusione per reati di mafia".

”la Repubblica” 19/8/2009

 

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