Febbraio 2017
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Scoperta la stanza dove i Poliziotti collusi spacciavano e consumavano droga nel carcere di Padova

Polizia Penitenziaria - Scoperta la stanza dove i Poliziotti collusi spacciavano e consumavano droga nel carcere di Padova


Notizia del 24/11/2014 - PADOVA
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La stanza della perdizione era nell'alloggio di servizio, all'interno del carcere Due Palazzi, di Paolo Giordano, 40 anni, agente di Polizia Penitenziaria. Lì si ritrovavano abitualmente le sei guardie, tutte quelle indagate, per assumere cocaina e per fumare delle canne. Era un ritrovo abituale, fuori dall'orario di servizio, ma comunque dentro il perimetro del carcere.

Era una sorta di "base logistica", una fumeria dell'oppio. Lo stupefacente lo portavano a turno, l'agente Pietro Rega o i suoi colleghi coinvolti. Gli incontri erano settimanali, a volte la frequenza era maggiore. A far entrare la droga, che poi gli stessi vendevano pure ai carcerati, non avevano nessun problema.

Nessuno controlla un agente penitenziario che entra nel carcere dove lavora. La stanza della perdizione viene citata dagli stessi indagati, interrogati nell'ambito dell'inchiesta "Apache" del luglio scorso che ha portato all'arresto di 15 persone: 7 in carcere e 8 agli arresti domiciliari (di questi sono 6 gli agenti della Penitenziaria, 2 in cella e 4 ai domiciliari); 32 le perquisizioni, 9 delle quali ad agenti carcerari. A vario titolo devono rispondere di concorso in corruzione aggravata e traffico di droga.

Gli inquirenti scoprono che dentro le celle arrivava di tutto, dai telefonini alle sim card, dalla droga, ai film porno. Bastava pagare le guardie che si avvalevano della collaborazione di detenuti compiacenti. Si poteva ordinare di tutto, dalla cocaina al cellulare con traffico illimitato. I parenti del detenuto, secondo gli inquirenti, pagavano le guardie. In particolare a tirare le fila c'era Pietro Rega, 47 anni, assistente capo, responsabile del quinto piano della Casa di reclusione era lui la mente dell'operazione.

Proprio Giordano, forse schiacciato dalle sue responsabilità, coinvolto direttamente nell'inchiesta della Squadra mobile nel luglio scorso si è tolto la vita tagliandosi la gola con una lametta da barba. In quello stesso alloggio dove il gruppetto si ritrovava ad assumere stupefacente. Ha deciso di farla finita una settimana prima dell'interrogatorio, già programmato. Si doveva trovare di fronte al magistrato Sergio Dini, che coordina l'inchiesta sul carcere assieme al procuratore capo Matteo Stuccilli.

Giordano era soprannominato "il poeta", "il pittore" o semplicemente "l'assistente pornostar". Oltre che far arrivare in carcere eroina, metadone e subutex (un oppiaceo), droghe che assumeva, distribuiva filmini hard realizzati in casa. Poche settimane prima di Giordano si è tolto la vita il detenuto Giovanni Pucci, 44 anni, elettricista di Castrignano dei Greci (Lecce). È stato trovato morto impiccato nella sua cella poche ore dopo l'interrogatorio.

Lo stesso pm Dini ha chiuso una inchiesta che riguarda altri due agenti penitenziari, Giandonato Laterza, 31 anni e Angelo Telesca, 35 anni, pure loro coinvolti nell'indagine Apache. Il 25 ottobre 2013 Telesca danneggiava il distributore di sigarette della tabaccheria di via Montà 453, di proprietà di Fedora Reho per prendere delle "bionde".

Il collega Laterza, presente ai fatti, non interveniva. Telesca inoltre è accusato di concussione: aveva costretto la Reho a ritirare la querela, promettendole i soldi del danno. "È anche nel tuo interesse accettare" le aveva poi detto mostrandole i 190 euro che le avrebbe dato in seguito. Questa indagine, ovviamente non ha nulla a che fare con quella, più complessa e più grave dello spaccio di droga all'interno del carcere. L'udienza preliminare sarà il 19 marzo 2015.

Il Mattino di Padova

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