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Si suicida nel carcere di Perugia: l’epilogo del ‘giallo’ dell’ergastolano Valpiani

Polizia Penitenziaria - Si suicida nel carcere di Perugia: l’epilogo del ‘giallo’ dell’ergastolano Valpiani


Notizia del 14/10/2013 - PERUGIA
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Infila la testa in un sacchetto di plastica e si toglie la vita con l’aiuto di un fornellino a gas. E’ stato ritrovato riverso a terra e senza vita, domenica mattina, dagli agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Capanne a Perugia, Davide Valpiani, condannato all’ergastolo con l’accusa di avere ammazzato il fratello della fidanzata nel 2005. Poco prima di togliersi la vita – secondo quanto riportato in un articolo del restodelcarlino.it a firma di Carlo Raggi – Valpiani avrebbe detto al suo avvocato di essere innocente.
La confessione all’avvocato «Solo due giorni prima – scrive il Restodelcarlino.it -, chiudendo la periodica telefonata con il suo difensore ravennate Gianluca Alni, Valpiani aveva ancora una volta insistito sulla propria estraneità a quell’omicidio: ‘Sono innocente, avvocato, la prego faccia qualcosa’. E proprio all’avvocato ravennate, unico contatto esterno che era rimasto a Valpiani (il figlio trentenne aveva rotto da tempo ogni relazione), faceva riferimento il biglietto trovato nella cella e scritto pochi istanti prima di morire: ‘Avvertite l’avvocato Alni’».
La testimonianza «La notizia della morte di Davide mi ha profondamente colpito – ha detto l’avvocato al restodelcarlino.it – . L’avevo sentito venerdì. La sua voce era flebile, sapevo che da tempo le sue condizioni di salute non erano delle migliori, soprattutto dal punto di vista psichico. Era in uno stato di profonda depressione tanto che era stato sottoposto a una serie di accertamenti clinici e proprio venerdì mi aveva detto che la perizia aveva concluso per l’incompatibilità del suo stato con la detenzione in carcere. Mi aveva anche detto che attraverso un avvocato di Perugia, che lo seguiva sotto il profilo dell’esecuzione della pena, era in corso la ricerca di una struttura adeguata che potesse accoglierlo. Purtroppo non ha resistito. Davide non ha mai accettato la condanna all’ergastolo, si è sempre proclamato innocente e l’ha fatto anche nel chiudere la telefonata di venerdì».
Il giallo «La condanna all’ergastolo gli era stata inflitta dalla Corte d’Assise di Ravenna il 24 novembre 2008. La sentenza fu poi confermata in appello e in Cassazione e un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo è stato dichiarato inammissibile alcuni mesi fa. Valpiani, fu riconosciuto responsabile dell’omicidio di Vincenzo Di Rosa, fratello della donna che in quel momento, appunto il 2005, era la sua compagna. Movente indicato, la riscossione del risarcimento di 800mila euro relativo a due polizze-infortuni (malattia e morte) che Valpiani aveva convinto Vincenzo a stipulare proprio poche settimane prima della morte. Beneficiaria delle polizze, la compagna che ha poi rinunciato agli indennizzi», scrive ancora il Resto del Carlino.
Il precedente «Valpiani era finito alla ribalta della cronaca nazionale anche alla fine degli anni Novanta quando fu accusato, finendo in carcere, di aver ucciso entrambi i genitori (movente, l’eredità) mascherando la realtà, nel caso della madre, con un suicidio nella vasca da bagno e, nel caso del padre, con una morte naturale da malore. In Corte d’assise l’accusa non resse, e Valpiani venne condannato esclusivamente per non aver adeguatamente assisto il padre malato, nella sua casa estiva di Lido di Savio», conclude l’articolo.

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