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Stipendio da 500mila euro per il Capo DAP? Interrogazione parlamentare

Polizia Penitenziaria - Stipendio da 500mila euro per il Capo DAP? Interrogazione parlamentare


Notizia del 18/09/2014 - ROMA
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Non è ancora stato nominato il nuovo dirigente del Dipartimento, ma intanto va chiarita l'entità del compenso, che verrebbe mantenuto anche dopo la fine del mandato.

Finché non ci sarà il formale insediamento del nuovo Csm è da escludere che il ministro Orlando presenti il ddl sul Consiglio superiore: tra le molte responsabilità che il Parlamento si è assunto con l'estenuante prolungarsi dell'elezione dei membri laici c'è anche quella di aver tenuto bloccata la riforma della giustizia in una sua parte importante.

Ma finché la riforma stessa non si completa nei suoi punti essenziali c'è un'altra questione a sua volta sospesa: la nomina del nuovo capo del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Un ruolo chiave, nella sala dei comandi di via Arenula. Il sistema italiano delle carceri ha ricevuto un qualche sollievo dai recenti interventi normativi, compreso il decreto convertito a inizio agosto, ma resta un osservato speciale da parte dei giudici di Strasburgo: dalla sentenza Torreggiani in poi il livello d'attenzione della Corte europea nei confronti di Roma è diventato altissimo.

La scelta del nome da indicare come successore di Giovanni Tamburino al vertice del Dap è dunque molto delicata, e non solo per questo. Lo è anche perché si tratta di una carica molto ben remunerata. Tra gli alti moli della pubblica amministrazione è ai primissimi posti, con un'indennità annua che sfiora i 500mila euro. Un dato che entra in conflitto con il tetto agli stipendi dei manager pubblici fissato dal governo.

A rivolgere un'interrogazione sul punto al ministro della Giustizia Andrea Orlando è un parlamentare di maggioranza, il senatore del Psi Enrico Buemi: "Si chiede di sapere se corrisponda al vero la notizia pubblicata dagli organi di stampa relativa all'indennità (vitalizia) di 500mila euro l'anno destinata al dirigente del Dap", scrive Buemi, "e se non ritenga che tale indennità sia incompatibile con. la normativa generale sui dirigenti pubblici e, soprattutto, sugli intenti del governo in materia di spending review".

Considerato che nella sua riforma della giustizia il Guardasigilli ha toccato molti aspetti ritenuti sensibili dalla magistratura - quello delle ferie è solo l'ultimo - scegliere contemporaneamente anche il nuovo capo del Dap vorrebbe dire innalzare un livello di tensione già troppo alto. Come ricorda lo stesso Buemi nella sua interrogazione la carica "è fonte di vere e proprie guerre fratricide tra le correnti

della magistratura", visto che "è stata sempre appannaggio delle toghe: una legge non scritta, ma è un fatto". Non è il caso di aggiungere subito anche questo argomento, ai molti che già complicano i rapporti tra governo e giudici, evidentemente. Ma di sicuro fi governo dovrà chiarire la questione del compenso: "Nell'interrogazione ometto alcuni dettagli, che però mi aspetto di capire meglio con la risposta del ministro", spiega Buemi, "a cominciare da un fatto: a quanto pare il magistrato a cui viene assegnato questo incarico conserva quel tipo di retribuzione anche una volta che ha smesso di essere a capo del Dap.

È come se entrasse in un nuovo ruolo, che gli permette di accedere a un nuovo, altissimo livello stipendiale. Se questo sospetto si rivelasse fondato la situazione sarebbe anche peggiore. In pratica si resta con una busta paga di quasi mezzo milione di euro lordi e questo porta ad avere anche una pensione elevatissima. Poi le disponibilità di servizio sono di primissima fascia: si ha anche un elicottero. Il capo del Dap conta quasi più del ministro. Non ci si può stupire se le correnti della magistratura spingono per ottenere la nomina di un collega a loro riconducibile".

Nella pole position dei pappabili resta l'attuale Procuratore capo di Catania, Giovanni Salvi. In ascesa le quotazioni del professor Mauro Palma, presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell'esecuzione penale. Ma prima di scegliere il nome evidentemente bisognerà decidere quanto pagarlo.

 

Il testo dell'interrogazione

Atto n. 4-02679, pubblicato il 16 settembre 2014, nella seduta n. 311. Buemi. Al Ministro della giustizia. Premesso che a parere dell'interrogante:

spesso si parla di costi della politica pensando, erroneamente, che siano esclusivamente quelli sostenuti per gli eletti in Parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali a cui si sommano i rimborsi elettorali e le spese per le cariche esecutive; la realtà è ben diversa se si pensa all'enorme costo dei vari dirigenti ministeriali e/o dei componenti di organismi nazionali che percepiscono compensi superiori ai politici e che la maggior parte delle volte sono diretta emanazione partitocratica;

i buoni propositi (alcuni dei quali tradotti in provvedimenti) del Governo Renzi volti alla riduzione della spesa pubblica, alla lotta alla corruzione e all'evasione fiscale e alle riforme varie non hanno ancora riscontro nella realtà dei fatti;

dai quotidiani nazionali risultano all'interrogante, infatti, notizie che destano perplessità. Sul quotidiano "Il Manifesto" del 21 agosto 2014 Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, scrive un articolo dedicato alla nomina del nuovo capo del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia), posto vacante da metà maggio 2014 allorquando il Ministro in indirizzo ha revocato l'incarico a Giovanni Tamburino (Giovanni Tamburino fu nominato dal Governo Monti e con Paola Severino Ministro della giustizia. Un Governo di tecnici che, evidentemente, pensò bene di mettere "un tecnico" a capo dell'amministrazione penitenziaria);

il sistema penitenziario italiano è ormai "sorvegliato a vista" dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, che a maggio 2014 ha concesso un anno di tempo all'Italia per rimettersi in carreggiata sul tema del sovraffollamento delle carceri dopo la storica sentenza del maggio 2013 sul caso Torreggiani. Quindi il dipartimento citato non ha più un capo dal 27 maggio, come del resto anche per altri dipartimenti, come quello delle Politiche antidroga;

si apprende, inoltre, sempre da organi di stampa che "La poltrona di Capo del Dap è ambitissima e desideratissima, che vale, solo di indennità, 500mila euro l'anno, fonte di vere e proprie guerre fratricide tra le correnti della magistratura, è stata sempre appannaggio delle toghe. Una legge non scritta. Ma è un fatto. Da Nicolò Amato fino a Giovanni Tamburino, passando per Caselli, Coiro, Tinebra, Ferrara e tanti altri",

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero la notizia pubblicata dagli organi di stampa relativa all'indennità (vitalizia) di 500.000 euro l'anno destinata al dirigente del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale indennità sia incompatibile con la normativa generale sui dirigenti pubblici e, soprattutto, con gli intenti del Governo in materia di spending review.

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