Marzo 2017
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Studenti universitari presentano 13 minuti di cortometraggio sulla vita dei detenuti della casa circondariale di Viterbo.

Notizia del 27/05/2011 - VITERBO

Studenti universitari presentano 13 minuti di cortometraggio sulla vita dei detenuti della casa circondariale di Viterbo.

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La tv è vita. Per la popolazione detenuta una finestra sul mondo. Unico spiraglio di luce. Interessante comprendere, e snocciolare, il rapporto che intercorre tra i mass media e chi, per scelte e condotte di vita sbagliate, dovrà scontare una pena in carcere. 13 minuti di cortometraggio che descrivono, raccontano e, per certi versi analizzano, attraverso un'analisi meramente sociologica, la vita dei detenuti della casa circondariale Mammagialla.

E' stato presentato ufficialmente giovedì mattina, presso l'Aula Magna della Facoltà di Scienze Politiche il progetto “La Tv è vita”. Il cortometraggio-documentario è stato realizzato da Davide Paolucci, Elisa Ponti, Silvia Cerica ed Elisa Spinelli. Coordinatore del progetto il professor Giovanni Fiorentino.

“Oggi presentiamo questo progetto – ha esordito il professor Giovanni Fiorentino - frutto di 1 anno e mezzo di lavoro. Un video-documentario nato grazie alla collaborazione fattiva tra l'Università della Tuscia e il carcere”. La televisione, scatola magica, che offre voce e volto ai detenuti che mettono in gioco loro stessi per provare a sollecitare, attraverso i media, nella società “esterna”, una cultura di attenzione al carcere e alla sua vita intensamente mediatica: luogo potenziale di comunicazione, ricerca, studio, e magari di produzione creativa.

“Mi piace constatare – ha spiegato Pierpaolo D'Andria, direttore della casa circondariale di Viterbo - che questo progetto si inserisce in un contesto di collaborazione”. 10 detenuti di Mammagialla sono iscritti all'Università; 7 su 10 sono studenti dell'Università della Tuscia. “Interessante è capire – ha proseguito il direttore D'Andria - il rapporto tra carcere e mass media: un tema molto dibattuto. Credo che ancora manchino degli studi che permettano di comprendere come la popolazione detenuta fruisce dei messi di comunicazione”. Presente all'incontro, in veste di relatore, anche Matteo Sanfilippo, direttore dipartimento Disucom.


tratto da ONTUSCIA.IT

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