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Suicidi in carcere: tenta di togliersi la vita nel penitenziario di Teramo, aveva ucciso la madre

Notizia del 15/02/2012 - TERAMO

Suicidi in carcere: tenta di togliersi la vita nel penitenziario di Teramo, aveva ucciso la madre

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Valentino Di Nunzio, il ragazzo di Manoppello che uccise la madre, è ricoverato da ieri mattina in gravi condizioni nell’ospedale di Teramo dopo aver tentato il suicidio in carcere. Di Nunzio, detenuto dal 24 settembre, il giorno dell'omicidio, era nel penitenziario di Teramo, nonostante le reiterate richieste della difesa di disporre misure alternative al carcere viste le condizioni di salute di Valentino, che ha problemi di natura psichiatrica. 

"L’ultima istanza, che comprendeva la richiesta di perizia volta ad accertare la pericolosità del Di Nunzio, è stata depositata il 12 dicembre scorso ed è stata rigettata dal gip di Pescara Gianluca Sarandrea, forte del parere negativo del pm Salvatore Campochiaro", spiega l'avvocato difensore di Di Nunzio, Isidoro Malandra.  

L A STORIA. Valentino Di Nunzio ha ucciso sua madre Maria Teresa Di Giamberardino nel pomeriggio del 24 settembre, intorno alle 16.30. Nell'appartamento di via Campania, a Manoppello Scalo, in quel momento c'erano solo madre e figlio. Il padre di Valentino, Fernando Di Nunzio, era andato al bar. Qualche ora prima la famiglia aveva pranzato tutta insieme, come sempre. Poi la madre era andata a dormire, il marito al bar, Valentino a casa degli zii. Il ragazzo, però, poco dopo essere arrivato aveva piantato in asso i parenti. «Torno subito», aveva detto. Appena rientrato a casa Valentino aveva aggredito la madre con un coltello da tavola. L'aveva pugnalata e poi le aveva tagliato la gola. I vicini, allarmati dalle urla della donna, avevano chiamato subito i carabinieri. I militari avevano trovato Valentino ancora in casa, sotto shock. «Ho ucciso mia madre, mi aveva fatto arrabbiare», aveva confessato all'istante il ragazzo.

Valentino Di Nunzio, che da anni era in cura da uno psichiatra per alcuni problemi, è stato subito rinchiuso nel carcere di Pescara. Ma sin dai primi giorni la sua difesa ha tentato di farlo trasferire in una struttura più idonea, a dire dell'avvocato, alle condizioni di salute del ragazzo. Il ragazzo, dopo un periodo in osservazione a Milano, è stato di nuovo trasferito in carcere, questa volta a Teramo. 

L'AVVOCATO ACCUSA
 "Il grave errore commesso dai magistrati pescaresi", sostiene l'avvocato Malandra, "è confermato dal fatto che è stata la stessa direzione del carcere di Teramo a presentare due istanze di trasferimento motivate dall’incompatibilità delle condizioni di salute del ragazzo, affetto da una grave malattia mentale accertata anche dai sanitari penitenziari, con la custodia in carcere. Il ragazzo aveva manifestato propositi suicidi e rifiutava i farmaci già dall’otto febbraio scorso. Né il sottoscritto legale né i famigliari sono stati informati dei fatti e così solo nella tarda serata di ieri, 14 febbraio, si è venuti a conoscenza di un tentativo riuscito di autolesionismo concretatosi, purtroppo, in una grave lesione del midollo spinale". 

"L’istanza formulata dalla direzione del carcere di Teramo è sul tavolo del gip", dice Malandra "e a questo punto ogni decisione che sarà assunta si dimostrerà gravemente tardiva. La certezza con cui il pm ed il gip, hanno ritenuto non sussistere alcun problema in merito alla capacità di intendere e di volere del Di Nunzio e l’e vidente mancata comprensione della gravità della patologia da cui il Di Nunzio è affetto, hanno condotto a questo dolorosissimo esito, che infligge ulteriore danni a chi ha già subito la grave perdita della Signora Maria Teresa Di Berardino e di certo non rende giustizia a nessuno. E' successo ciò che era ampiamente prevedibile: la malattia ha provocato delle crisi cui la struttura carceraria, per sua stessa ammissione, non poteva far fronte e a nulla sono valse le misure di prevenzione che si dice siano state adottate. Non resta ai magistrati pescaresi che rimediare per quanto è ancora possibile".

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