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  Marzo 2018
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Suicidio Ispettore Ledda, il Garante dei detenuti del Lazio: Ennesimo allarme della tragica situazione che si vive nelle carceri italiane.

Notizia del 17/05/2011 - VITERBO

Suicidio Ispettore Ledda, il Garante dei detenuti del Lazio: Ennesimo allarme della tragica situazione che si vive nelle carceri italiane.

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 “Purtroppo il carcere c’entra eccome con la tragica fine dell’agente di polizia penitenziaria in servizio a Viterbo. Non basta attribuire quanto accaduto, come si sta ipotizzando, ai suoi problemi personali.
E’ evidente che nel suo gesto hanno avuto un peso le difficili condizioni di lavoro e una pressione psicologica che, in altri momenti e con altre condizioni, poteva sicuramente essere gestita”. E’ questo il commento dei Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni alla notizia del suicidio di Giuseppe Ledda, ispettore della polizia penitenziaria di 42 anni in servizio al carcere “Mammagialla” di Viterbo.
Secondo quanto ricostruito l’uomo si è tolto la vita domenica sera, nello spogliatoio del carcere subito dopo aver preso servizio, sparandosi in testa con la pistola di ordinanza. Secondo le organizzazioni sindacali, questo è il suicidio numero 75 fra gli agenti di polizia penitenziaria negli ultimi dieci anni, il terzo del 2011.
“Hanno pienamente ragione i sindacati ad indignarsi davanti a tragedie di questo genere e denunciare tutta la drammaticità delle proprie condizioni di lavoro - ha aggiunto Marroni – Il dato inequivocabile di questi anni è il drammatico sovraffollamento degli istituti, con il peggioramento della qualità di vita nelle carceri e, quindi, non solo dei detenuti ma anche di tutti coloro che vivono questo mondo, a partire dagli agenti di polizia penitenziaria.
Il sovraffollamento acuisce i problemi legati alla gestione di strutture fatiscenti e inadeguate, costringe gli agenti, in drammatiche condizioni di carenza di organico, a lavorare abbandonati a loro stessi, in condizioni di estrema precarietà senza avere, per altro, un adeguato sostegno di carattere psicologico. Sovraffollamento, carenze di organico e penuria di risorse stanno portando il sistema al collasso, come denunciano da mesi gli agenti con le loro proteste in ogni parte d’Italia. La realtà è che fin quando non si deciderà di intervenire politicamente in maniera concreta, considerando la riforma del codice penale e le risorse anche economiche da mettere in campo, ci sarà sempre emergenza nelle carceri”.
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