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Tensioni continue nel carcere di Verona: il Sappe chiede l’’avvicendamento del direttore

Polizia Penitenziaria - Tensioni continue nel carcere di Verona: il Sappe chiede l’’avvicendamento del direttore


Notizia del 09/04/2015 - VERONA
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Il giorno dopo l'insubordinazione dei detenuti e la paura degli agenti che si sono trovati coinvolti nell'incendio scatenato nella seconda sezione del carcere, a Montorio, è il momento della riflessione. Che sembra ribadire le posizioni piuttosto distanti, per non dire contrastanti, dei rappresentanti sindacali della Polizia Penitenziaria da una parte, e della direttrice Maria Grazia Bregoli, tornata solo ieri dalle ferie, dall'altra, di fronte al clima di agitazione cresciuto da giorni tra i detenuti.

Si tratta, questa è l'impressione di fondo, di un momento di forte tensione, culminato nell'ultimo episodio, quello di martedì, quando un detenuto ha dato fuoco ad un materasso scatenando un inferno di fumo, col risultato di 12 agenti intossicati, sette ricoverati in ospedale insieme a un detenuto (ieri erano tutti stati per fortuna già dimessi). E proprio per capire cosa stia accadendo, ieri il deputato Pd Vincenzo D'Arienzo ha inviato un'interrogazione al ministro della Giustizia Andrea Orlando, in cui ribadisce «prioritario garantire la sicurezza del personale in servizio». Interviene anche il deputato di Alternativa Libera Tancredi Turco: «I gravi fatti accaduti a Montorio non possono essere classificati semplicemente disordini. Vista la delicatezza della vicenda porterò personalmente al ministro Orlando la segnalazione: non posso credere che chi ha la responsabilità di gestire le carceri non intervenga per scongiurare un rischio come quello che si sta verificando a Verona. Non possiamo aspettare che ci scappi il morto».

CLIMA DI TENSIONE. Il clima di disagio e protesta, dunque, non è solo tra i detenuti. Ma pure tra gli agenti, come spiega il segretario provinciale del Sappe Gerardo Notarfrancesco. E se è vero, come dice la direttrice, che il carcere, qualunque carcere, è un luogo innegabilmente «difficile», dove simili episodi da sempre accadono, c'è però da comprendere, oltre al disagio di chi sta scontando la sua pena, il disagio di chi sente come una pena il proprio lavoro. «È ormai da mesi che chiediamo una nuova organizzazione del lavoro, la situazione è diventata insostenibile», ribadisce infatti Notarfrancesco. «Da quando è in vigore il regime aperto, vale a dire che i detenuti non sono costretti a stare nelle celle ma possono uscire nel corridoio della loro sezione, per noi agenti è sempre più complicato, oltre che rischioso, gestire la situazione. La soluzione? Abbiamo chiesta alla direzione un passo indietro, provvedimenti che ci consentano di lavorare senza essere in balia dei detenuti. Per una sezione di 70 detenuti c'è un solo agente: a regime chiuso il controllo è più facile, così quando qualcuno provoca è il caos. In quattro giorni ci sono stati un'aggressione, una sommossa e l'incendio: è un segnale chiaro che i detenuti stanno dando a noi. Alle nostre richieste però la direzione è sempre stata sorda: per questo chiediamo il cambio del direttore».

INTERVENIRE, UN DOVERE. «Siamo intervenuti per calmare la situazione: non si veda nulla, solo il fumo, non avevamo mascherine di protezione ma sapevamo che dovevamo dare una mano ai colleghi e agli altri detenuti, portarli fuori: è il nostro dovere», spiega Andrea Di Domenico, assistente capo, ieri mattina tornato a Montorio dopo essere stato dimesso dall'ospedale. 
Ma perchè i detenuti protestavano? «Perchè non hanno quello che vogliono, sono troppi», spiegano Di Domenico e Notarfrancesco. In realtà il sovraffollamento è un problema superato a Montorio: oggi i detenuti sono poco più di 600. Il detenuto che ha scatenato l'incendio aveva invece ricevuto un rapporto, e un rifiuto a una richiesta di trasferimento in un'altra sezione del carcere. 
«Non parlerei di rivolta, ma di intolleranza alla regola penitenziaria», osserva la Bregoli, premettendo di essere appena tornata dalle ferie e di doversi meglio informare sull'accaduto. «Mi sento invece di sottolineare la grande professionalità mostrata dagli agenti, che con spirito di abnegazione hanno affrontato la situazione e si sono adoperati per mettere in sicurezza i colleghi coinvolti e i detenuti».

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