Ottobre 2017
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Tentativo di rivolta dei detenuti magrebini nel carcere di Prato: bloccato accesso alla terza sezione con brande

Polizia Penitenziaria - Tentativo di rivolta dei detenuti magrebini nel carcere di Prato: bloccato accesso alla terza sezione con brande


Notizia del 22/08/2017 - PRATO
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Situazione preoccupante all'interno del carcere della Dogaia. A segnarlo sono i sindacati Sappe e Uilpa.“Continuano le condizioni di forte criticità all’interno del reparto di Media Sicurezza della Casa Circondariale di Prato - afferma il Sappe - , dove sono stati  consumati ennesimi eventi fortemente pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza interna dell’Istituto e per l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria. Nei fatti, nella giornata di lunedì 21 agosto, verso le  13 alcuni detenuti di nazionalità magrebina, hanno creato disordini in tre distinte sezioni detentive del reparto. In particolare, nell’ambito della terza sezione, alcuni reclusi hanno bloccato l’accesso alla Sezione creando una barricata con alcune brande in metallo asportate impropriamente dall’interno delle celle, nel contempo nella 5° sezione venivano frantumati i vetri del cancello di ingresso. Poco prima e durante l’evento sono stati messi in atto gesti autolesivi, consistenti nel procurarsi ferite sul corpo mediante l’ausilio di una lametta opportunamente privata dell’involucro in plastica e nell’ingerimento di corpi estranei, per il quale è stato necessario l’invio urgente del recluso presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Prato".

"I disordini, durati fino al tardi pomeriggio, pare siano scaturiti dalla refrattarietà di alcuni detenuti di etnia magrebina nell’accettare le regole di turnazione per l’ammissione al lavoro interno. Il personale di Polizia Penitenziaria, al termine del proprio turno è stato trattenuto ulteriormente in servizio, per porre termine all’evento, nonché per procedere all’esecuzione di una perquisizione straordinaria all’interno della 3° sezione, protrattasi fino alle ore 20, che ha portato al rinvenimento di numerosi oggetti la cui detenzione non è consentita all’interno degli Istituti penitenziari".

"Nell’evento - continua il Sappe - nessun operatore di Polizia Penitenziaria ha riportato danni alla propria incolumità fisica, ma non per questo bisogna sminuire l’accaduto in quanto le azioni poste in essere, per futili motivazioni, risultano veri e propri atteggiamenti di sfida nei confronti di uomini in divisa, che rappresentano l’istituzione Stato e che giornalmente cercano di svolgere la propria attività lavorativa con dignità, seppure con sempre più notevoli difficoltà. Purtroppo, nonostante nel mese di luglio la particolare situazione di criticità della Casa Circondariale di Prato sia stata posta all’attenzione delle autorità mediante un comunicato congiunto ed un sit-in tenutosi innanzi la struttura, da parte del Sappe e delle altre organizzazioni sindacali, con ampia diffusione degli organi di stampa e televisivi, ad oggi non sono stati posti in essere interventi tesi alla riorganizzazione dell’Istituto ed improntati al rispetto delle norme, che disciplinano la vita intramuraria”.

Sostegno alla protesta del Sappe della Toscana lo esprime Donato Capece, segretario generale del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria. “Ogni giorno arrivano dagli Istituti di pena della Toscana resoconti inquietanti rispetto ai continui eventi critici che si verificano. Mi appello al Ministro della Giustizia Orlando perché riservi una particolare attenzione per la risoluzione delle criticità toscane. Le carceri sono più sicure assumendo gli Agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè. Non ci si ostini a vedere le carceri con l’occhio deformato dalle preconcette impostazioni ideologiche, che vogliono rappresentare una situazione di normalità che non c’è affatto”.  

“Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto, sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere”, conclude. “Se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla. Basti pensare che solamente nei primi sei del 2017 ci sono stati nelle carceri italiane 22 suicidi di detenuti, 567 tentati suicidi, 4.310 atti di autolesionismo, 3.562 colluttazioni e 541 ferimenti. Questo a testimoniare la tensione che continua a caratterizzare le carceri, al di là di ogni buona intenzione. Le carceri sono più sicure assumendo gli Agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, ben 8mila in meno rispetto all’organico previsto, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè. Non ci si ostini a vedere le carceri con l’occhio deformato dalle preconcette impostazioni ideologiche, che vogliono rappresentare una situazione di normalità che non c’è affatto. Gli Agenti di Polizia Penitenziaria devono andare al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi o – peggio da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno. Non dimentichiamo che contiamo ogni giorno gravi eventi critici, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati dall’Amministrazione Penitenziaria”.

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