Aprile 2017
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Terrorismo islamico, la Polizia Penitenziaria vigila nelle celle del carcere di Reggio Emilia

Polizia Penitenziaria - Terrorismo islamico, la Polizia Penitenziaria vigila nelle celle del carcere di Reggio Emilia


Notizia del 21/04/2016 - REGGIO EMILIA
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Per evitare il proselitismo di chi predica la jihad gli agenti di Polizia Penitenziaria tengono occhi ed orecchie ben aperte nel carcere della Pulce.

Perché a Reggio il rischio di reclutamento nella fila dell’Isis – come ha evidenziato nei giorni scorsi, allarmato, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti parlando di tutte le strutture penitenziarie italiane – esiste eccome, vista anche l’alta percentuale di detenuti musulmani in cella (alla Pulce sono circa 100 su 131 stranieri, ben il 76 per cento). In occasione delle stragi di Parigi e Bruxelles una decina di detenuti nelle carceri italiane ha platealmente esultato, applaudiva, urlava »Allah Akbar», alzava il volume del televisore che in diretta proponeva quelle immagini di morte negli attentati. «A Reggio tutto ciò non è accaduto – dice Michele Malorni, segretario del Sappe – ma come Polizia Penitenziaria osserviamo attentamente quanto avviene dentro le celle, perché il rischio di radicalizzazione può esserci, visto l’alto numero di detenuti di quella fede religiosa presenti nel carcere». «In Italia in cella vi sono 500 ragazzi abituati a stare su Internet – ha spiegato il numero uno della Dna – che possono facilmente entrare in contatto con i siti che predicano la Jihad: sono a rischio altissimo di radicalizzazione. In Italia pensiamo di correre pericoli inferiori ai francesi e ai belgi. Probabilmente è vero: la comunità musulmana nel nostro Paese è diversa, le seconde generazioni qui sono ancora adolescenti. Ma se non interveniamo subito, tra cinque-dieci anni ci troveremo nella stessa situazione di Bruxelles o delle banlieue parigine. Già oggi la minaccia crescente sono i giovani che dall'Italia vogliono andare a combattere in Siria, superiore al numero che conosciamo. Un fenomeno che stiamo cercando di fermare».

Sono 400 i nomi ad alto rischio di radicalizzazione entrati nell'ultimo rapporto del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) ed ora al centro di accertamenti in tutta Italia. Si tratta di arabi che stanno scontando pene minori per furto, immigrazione clandestina, spaccio.

Gente, quindi, con esperienza criminale consolidata, che sa come muoversi in certe situazioni, con tanta vita da strada e poca conoscenza di cosa sia effettivamente l'Islam e il Califfato.

gazzettadireggio

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