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Terrorismo islamico: potenziali reclute anche nelle carceri italiane

Polizia Penitenziaria - Terrorismo islamico: potenziali reclute anche nelle carceri italiane


Notizia del 11/01/2015 - ROMA
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Se, come ha detto ieri il ministro dell'Interno Alfano, l'Italia non è esposta a forme di rischio terroristico di matrice islamica è anche perché mai come nel 2014 sono state dispiegate attività di vigilanza e intelligence. La mappa del rischio jihadista in Italia vede solo il Molise escluso dall'apertura di dossier su personaggi o cellule e sui loro collegamenti terroristici . 

La mappa aggiornata del rischio jihaidista in Italia vede la sola regione Molise esclusa, al momento, dall'apertura di dossier delle forze di polizia e dei servizi segreti su singoli personaggi o cellule e sui loro collegamenti terroristici nazionali e internazionali. Le regioni maggiormente seguite nel 2014 sono state Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio mentre al Sud a destare allarme sono state la Sicilia e la Calabria, ricche di approdi nei quali gli sbarchi possono portare a riva anche manovali del terrore, messaggeri e intermediari. La Calabria da tempo è considerata un fronte sensibilissimo, al punto che già nel 2002 l'allora procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi ebbe modo di dolersi di alcune scelte politiche nel corso dell'audizione in Commissione parlamentare antimafia del 6 maggio 2002. Rispondendo a una domanda del senatore Donato Veraldi affermò che «pur non avendo sentore preciso in zona di attività riconducibili al terrorismo, ho allertato tutte le Forze di polizia avvertendole che da quel momento il procuratore competente sarebbe stato il procuratore distrettuale. Sono in contatto con molti operatori di polizia, ma non per il censimento dei palestinesi o dei credenti nell'Islam, bensì per individuare i gruppi maggiormente presenti sul territorio e per sviluppare nei loro confronti un'azione conoscitiva che miri al controllo e al collegamento con altre zone. Ho appreso con sgomento che l'ufficio del Sisde veniva smantellato proprio quando da altre mie fonti sapevo che anche in Calabria vi erano grosse comunità islamiche».

Quello appena passato è stato un anno in crescendo, tanto che a fine 2014 il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) ha messo in fila 53 riunioni (in media una a settimana) e da alcuni mesi è convocato in seduta permanente a causa della recrudescenza internazionale di atti terroristici di matrice jihadista di cui i criminali fatti francesi rappresentano solo l'ultimo anello. La prima riunione del Comitato si è tenuta all'indomani della strage di Nassiriya del 12 novembre 2003, mentre la sua costituzione e composizione è stata formalizzata il 6 maggio 2004, con il decreto del ministro dell'Interno che ha disciplinato il Piano nazionale per la gestione di eventi di natura terroristica. 

Da allora l'impegno è stato crescente. Negli ultimi 12 mesi il Comitato – che nel semestre europeo a conduzione italiana è stato preso a modello dalla Ue – ha affrontato 465 casi (in media nove a riunione) e, tra questi, in particolare, ha vagliato 255 segnalazioni relative a criticità da approfondire, delle quali 212 hanno riguardato il contesto internazionale, Italia inclusa. 

Per dare l'idea del crescendo di questo tavolo permanente – presieduto dal Direttore centrale della Polizia di prevenzione Mario Papa con Carabinieri, le due Agenzie di intelligence, Gdf e Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e nel cui ambito vengono condivise e valutate le informazioni sulla minaccia terroristica interna ed internazionale – al 9 settembre 2014 aveva passato al vaglio 162 casi, di cui 129 relativi a gruppi terroristici internazionali. Nel dettaglio 81 segnalazioni hanno riguardato specificamente l'Italia e l'altra metà gli Stati occidentali, Italia compresa. Un altro dato esemplificativo: in appena tre mesi (da giugno a fine agosto) il Comitato ha diramato 25 allerte relative a possibili minacce riconducibili in Italia all'”Islamic State”.

La maggior parte dei dossier viene aperta grazie al monitoraggio sistematico e costante dei siti web. Accedere senza conoscere l'arabo sarebbe praticamente inutile perché sono soprattutto i forum che diventano scambio, spesso cifrato, di informazioni e notizie e, dunque, le forze di polizia e di intelligence hanno affidato questo delicatissimo compito a persone che conoscono l'arabo.

Attenzione viene inoltre dedicata alle carceri, nelle quali sono recluse decine di migliaia di stranieri, molti dei quali provenienti dal mondo arabo. Per dare un'idea del potenziale di reclutamento, basti riferirsi a quanto ebbe modo di dire nel 2010 l'allora capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Franco Ionta, che parlò di circa 40mila detenuti sensibili al richiamo integralista islamico.

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