Novembre 2017
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Tunisini detenuti nella stessa cella nel carcere di Pisa: ritenuti potenziali jihadisti dal DAP

Polizia Penitenziaria - Tunisini detenuti nella stessa cella nel carcere di Pisa: ritenuti potenziali jihadisti dal DAP


Notizia del 30/11/2017 - PISA
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Una “cellula” nata quasi per caso. La coincidenza della detenzione nello stesso carcere di almeno quattro persone con simpatie Isis ha trasformato il Don Bosco in un penitenziario con un elevato tasso di monitoraggio sui fenomeni della radicalizzazione in cella. Uno di quei contesti in cui, la cronaca recente lo ha dimostrato, si entra delinquenti di strada e si esce lupi solitari fanatici che esaltano le stragi al grido di “Allah akbar” (Dio è il più grande).

È successo nelle sue forme ancora embrionali a Pisa con quattro tunisini ritenuti vicini all’ideologia sanguinaria dell’Isis che, in momenti diversi, sono stati arrestati per reati comuni (prevalenza spaccio) e poi si sono ritrovati da “coinquilini” in carcere.

Una convivenza che è durata pochi mesi. Uniti per caso, divisi con trasferimenti immediati per evitare contiguità che avrebbero potuto alimentare focolai difficili da gestire.

Il primo e unico esempio di un eccesso che non si vedeva a Pisa da anni è arrivato con il suicidio di un ventenne tunisino, uno dei quattro monitorati dentro e fuori dal Don Bosco.Per due suoi connazionali che gravitano su Pisa c’è un’ordinanza di arresto del Tribunale del Riesame di Torino, impugnata in Cassazione dai difensori, con l’accusa di fiancheggiare i terroristi dell’Isis.

Sono amici di Bilel Chiahoui, il 26enne tunisino espulso dopo aver scritto su Facebook che avrebbe voluto diventare martire a Pisa scrivendo la sera prima la data dell'11 agosto 2016 in cui mettere in pratica il sacrificio. Il contesto è questo. E gli investigatori lo seguono attivando intercettazioni e pedinamenti. Oltre che infilarsi tra social e web a caccia dei post da fiancheggiatori o di esaltazione degli indagati per gli attentati degli integralisti islamici.

Il suicidio del ventenne, a fine agosto, è stato il detonatore di una sommossa carceraria dietro la quale c’erano anche alcuni dei jihadisti in apprendistato.

Una rivolta in due tempi. La notte e la mattina con incendi di materassi e lancio di pietre per protestare contro le condizioni della struttura.

Se l’impiccagione del nordafricano è stato il pretesto per una sollevazione che ha visto una quarantina di detenuti tra i protagonisti, la risposta del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha mutilato ogni resistenza.

Per disinnescare fin dalle prime turbolenze una situazione che rischiava di sfuggire di mano ci sono stati una quindicina di trasferimenti. E tra questi uno dei potenziali jihadisti è stato mandato a Livorno e un altro a Prato.

Erano tra i più agitati nel fomentare la rivolta. Il terzo simpatizzante Isis tenuto d’occhio è ancora al Don Bosco. E per ora, senza i sodali trasferiti, sembra tranquillo.

iltirreno.gelocal.it

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