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Udienza processo evasione Imperia 2009: le deposizioni degli agenti indagati e direttore

Polizia Penitenziaria - Udienza processo evasione Imperia 2009: le deposizioni degli agenti indagati e direttore


Notizia del 10/06/2014 - IMPERIA
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Si è tenuta ieri mattina, presso il Tribunale di Imperia, una nuova udienza del processo per la fuga dal carcere di Imperia, avvenuta nel luglio del 2009, del tunisino Farah Ben Faical Trabelsi. Sul banco degli imputati, oltre al tunisino evaso e mai ritrovato dalle forze dell’ordine, due agenti della Polizia Penitenziaria del penitenziario imperiese, E. L., ora in pensione, e F. S., tuttora in servizio. Nel corso dell’udienza sono stati sentiti come testimoni il Capitano del Nucleo Investigativo dei Carabinieri Sergio Pizziconi, un agente della Polizia Penitenziaria e l’allora direttore del carcere Nicolò Mangraviti.

LA DEPOSIZIONE DEL CAPITANO DEI CARABINIERI

“Il servizio di allarme del carcere è composto da raggi infrarossi, ultrasuoni e i cosiddetti ‘filitesi’. Gli infrarossi, collegati alle telecamere, avrebbero dovuto suonare, ma secondo quanto emerso dalle indagini non hanno funzionato in quanto disattivati. Qualcuno ha disattivato il sensore alle 10.13. Chi? In quel momento in sala regia c’era E. L. Il sensore è stato poi riattivato alle 16.15. Anche i ‘filitesi’ avrebbero dovuto funzionare, ma il sistema venne tacitato manualmente. Non è stato però appurato l’autore”.

LA RICOSTRUZIONE DELLA FUGA

“Oltre all’evasione, si sono verificati anche molti problemi per quel che concerne la comunicazione con le forze dell’ordine. Il detenuto Trabelsi venne arrestato nel 2008 per un cumulo di pene. Venne tradotto presso il carcere di La Spezia per traffico di stupefacenti. Condannato a 10 anni di carcere, venne poi trasferito a Imperia, con fine pena 2025. Il carcere di Imperia venne però considerato incompatibile in relazione alla pena e alla tipologia di reato, per cui venne disposto il trasferimento di Trabelsi in altra sede. Il trasferimento era previsto per il 7 luglio, ma Trabelsi tentò il suicidio, per cui il comandante della Polizia Penitenziaria decise di posticipare il trasferimento, senza però adottare particolari cautele. Proprio il 7 luglio 16 detenuti, intorno alle 13.15, accedettero al campetto del penitenziario e vennero registrati dall’agente incaricato. Tra loro c’era anche Trabelsi. Successivamente Trabelsi riescì a evadere, ma al ritorno in cella nessuno si accorse di nulla, probabilmente perché l’agente incaricato non effettua la conta dei detenuti. Ad accorgersi della mancanza di Trabelsi poteva essere l’agente incaricato del controllo delle celle, ma all’uscita non si preoccupa dell’assenza del tunisino in quanto convinto dell’avvenuto trasferimento nel carcere di Marassi, in realtà posticipato per il tentato suicidio. Gli agenti si accorgeranno della mancanza di Trabelsi intorno alle 22, quando viene chiamato in servizio un agente assegnato al piano del tunisino evaso a causa di un malore accorso ad un detenuto. L’allarme, però, non scatta subito, ma solo dopo circa 2 ore, perché inizialmente la ricerca interessa l’interno del carcere, ipotizzando che Trabelsi si sia nascosto nel penitenziario in quanto l’agente S. sostiene di aver visto Trabelsi al rientro dal campetto e di averci parlato. Evaso dal carcere di Imperia Trabelsi ha chiesto un passaggio in macchina a un agente della Polizia Penitenziaria di Sanremo, sostenendo di aver litigato con la fidanzata. Sceso all’altezza di Arma di Taggia, Trabelsi ha fatto perdere le proprie tracce”.

LE ALTRE DEPOSIZIONI

Successivamente ha preso la parola l’avvocato Erminio Annoni, che ha evidenziato alcune problematiche di natura tecnica sia nell’orario delle telecamere che dei computer. Sono stati poi ascoltati un agente della Polizia Penitenziaria di Imperia e l’allora direttore del penitenziario Nicolò Mangraviti.

Mangraviti ha confermato che all’interno del penitenziario erano in corso lavori di ristrutturazione dell’alloggio del comandante e che nessun agente poteva essere autorizzato a disattivare gli infrarossi. Mangraviti ha anche aggiunto, però, che non è escluso che nel periodo in questione, visto lo scattare di continui allarmi per la presenza degli operai, gli agenti possano aver ridotto il volume dei segnali acustici collegati con i ‘filitesi’, “anche se certamente dovevano comunque essere facilmente udibili”. I legali della difesa in chiusura hanno chiesto un’ispezione del penitenziario l’audizione del Maresciallo dei Carabinieri Teveroli. Il processo è stato rinviato al prossimo 29 settembre.

grandain.com

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