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Notizia del 19/08/2010 Un altro telefonino in cella "Il carcere è da schermare"
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"La notizia del rinvenimento di un secondo telefono cellulare in una cella del carcere di Marassi che ospita detenuti lavoranti, a poco più di una settimana da un analogo rinvenimento, ci impone di tornare a chiedere al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria interventi concreti quali, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l'indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani". Lo sottolineano, in una nota, Donato Capece e Roberto Martinelli, rispettivamente segretario generale e segretario generale aggiunto (commissario straordinario per la Liguria) del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
"Il rinvenimento - spiega il comunicato - avviene, come nella precedente occasione, grazie all'attenzione, allo scrupolo ed alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio a Marassi, uomini che lavorano in difficili condizioni operative per le risapute carenze organiche di ben 160 Agenti".
Il Sappe ricorda che "sulla questione relativa all'utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo".
"A nostro avviso - concludono Capece e Martinelli - appaiono pertanto indispensabili interventi immediati compresa la possibilità di "schermare" gli istituti penitenziari al fine di neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito e quella di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale, anche attraverso adeguati ed urgenti stanziamenti finanziari".
genova.repubblica.it
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