Gennaio 2018
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Un detenuto uxoricida si impicca nel carcere di Montacuto

Polizia Penitenziaria - Un detenuto uxoricida si impicca nel carcere di Montacuto


Notizia del 11/06/2012 - ANCONA
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 Un detenuto presso il carcere di Montacuto si è suicidato utilizzando le sbarre presenti nel bagno della cella. L'uomo, a gennaio aveva ucciso la moglie polacca sparandogli. Il periodo passato in carcere ha aumentato la sua depressione che a gennaio lo aveva portato al tragico gesto verso la donna. Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha aperto un'indagine. (ndr)

 
Un detenuto italiano - Maurizio Foresi, 55 anni - si e' tolto la vita nel carcere di Montacuto ad Ancona, impiccandosi a un termosifone. Era l'autotrasportatore di Civitanova Marche che il 14 gennaio scorso aveva ucciso la moglie polacca Grazia Tarkowska a colpi di pistola. Un mese prima dell'uxoricidio, avvenuto davanti alla figlia diciottenne, Foresi, depresso e con problemi di lavoro, aveva aggredito con violenza la moglie, un'operatrice sanitaria di 46 anni, ed era stato sottoposto a trattamento sanitario.
''Nelle carceri italiani - e' il commento del segretario regionale del Sappe, Aldo Di Giacomo, che sta portando avanti da una ventina di giorni uno sciopero della fame per richiamare l'attenzione del mondo politico sulle condizioni di vita negli istituti di pena italiani - si continua a morire come se fosse una cosa normale, ma non e' normale''. ''Quest'ultimo episodio - aggiunge Di Giacomo - dimostra come veramente il mondo carcerario sia un mondo dimenticato''. Di Giacomo, che domani sara' a Montecitorio per tenere una conferenza stampa e sta portando avanti analoghe iniziative in varie regioni italiane, denuncia la scarsa attenzione di politica e istituzioni verso la sua protesta, e annuncia che se non sara' convocato a breve dal ministro e dall'Amministrazione, da lunedi' attuera' anche lo sciopero della sete. ''Ancona e' lo specchio delle carceri italiane'', conclude Di Giacomo, riferendosi al problema del sovraffollamento e alla carenza di Polizia Penitenziaria.
 '''Sono sconvolta, l'avevo visto 15 giorni fa, era depresso certo, ma non mi aspettavo un epilogo come questo'', afferma l'avvocato Maria Gioia Squadroni ha appreso da poco del suicidio di Maurizio Foresi, e deve ancora mettersi in contatto con la direzione del carcere. Foresi era indagato per omicidio volontario aggravato, e a meta' luglio avrebbe dovuto essere depositata la perizia psichiatrica disposta dal gip in incidente probatorio. ''Una consulenza cui stavano lavorando quattro periti, due nominati dal gip, uno dal pm e uno indicato dalla difesa'', spiega il legale. Il detenuto era rinchiuso in una cella della sezione 'filtro', insieme ad altri tre compagni. Ieri notte, ha reso noto il Dipartimento regionale dell'amministrazione penitenziaria, si e' impiccato alle inferriate della cella del bagno: il corpo senza vita e' stato ritrovato stamattina. Il sostituto procuratore di Ancona Andrea Laurino disporra' l'autopsia sul cadavere, mentre un'inchiesta interna e' stata gia' aperta dal Dap.
Affetto da tempo da patologie psichiatriche, anche in carcere Foresi era seguito dal Servizio psichiatrico dell'Asur. Ma ne' le cure ne' la sorveglianza particolare cui era sottoposto dalla Polizia Penitenziaria sono servite a scongiurare il suo gesto estremo. Da quanto si sa, da gennaio l'uomo non aveva piu' incontrato la figlia Milena, rimasta a lungo in stato di choc per la morte della madre, e ora seguita da alcuni parenti. I disagi psichici di Foresi si erano aggravati dopo che il fratello Maurizio, dipendente comunale, era morto per una malattia; ad acuirli anche il calo di commesse legato alla crisi economica. Con la moglie Grazyna, per tutti 'Grazia', i litigi erano all'ordine del giorno, anche per questioni di denaro. Il 14 gennaio mattina, dopo l'ennesima lite, Foresi aveva impugnato un revolver Smith and Wesson, regolarmente detenuto, e aveva ripetutamente fatto fuoco contro la compagna. Raggiunta da piu' proiettili al torace, la donna si era accasciata a terra, mentre la figlia correva a chiedere aiuto. L'omicida si era barricato in casa, una villetta bifamiliare in via della Repubblica a Civitanova, e solo dopo una lunga trattativa si era arreso ai carabinieri, consegnando il revolver. 
 
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