Febbraio 2017
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Un Poliziotto arrestato e tre indagati: la droga e i telefonini venivano lanciati nel carcere di Torino con le fionde

Polizia Penitenziaria - Un Poliziotto arrestato e tre indagati: la droga e i telefonini venivano lanciati nel carcere di Torino con le fionde


Notizia del 19/02/2016 - TORINO
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I pacchi che contenevano telefonini e droga, ma che avrebbero potuto nascondere qualunque cosa, anche un’arma, perché sfuggivano a qualsiasi controllo, venivano lanciati di notte dentro le mura del carcere delle Vallette con il metodo della fionda. Il mattino dopo i giardinieri detenuti li raccoglievano e smistavano la merce ai destinatari. Secondo un copione perfezionato, dove ogni figura aveva il suo ruolo, i Poiziotti, i detenuti e i loro parenti, finché le soffiate di alcuni all’interno del penitenziario non hanno fatto scattare l’allarme.

E gli investigatori hanno deciso di temporeggiare: anziché sequestrare i cellulari illegali dietro le sbarre del carcere, hanno deciso di intercettarli e di seguire la pista alla quale portavano. Alle indagini ha collaborato passo dopo passo anche il direttore del carcere, Domenico Minervini. Così, ieri, dopo oltre un anno di indagini, gli uomini della squadra mobile insieme alla polizia giudiziaria della Polizia Penitenziaria hanno portato a termine l’operazione «Vallette» coordinata dal pm, Paolo Toso, portando all’arresto di sei persone tra cui l’agente di Polizia Penitenziaria Leonardo Cici, oltre che Ismet e Fadila Sulejmanovic, entrambi bosniaci di 27 e 43 anni, Antonio Dimeo, 27 anni, Andrea Micci di 31 e Simona Linguaglossa di 27, messa ai domiciliari.

Un cellulare dietro le sbarre valeva tra ottocento e mille euro. C’era chi lo chiedeva per utilizzarlo occasionalmente, qualcuno che lo aveva in uso a tempo pieno. I detenuti potrebbero comunicare con l’esterno solo attraverso telefonate dalla linea fissa, e a numeri autorizzati dal magistrato. Nel corso delle indagini alle Vallette, invece, sembra che i telefonini in qualche caso siano arrivati addirittura alle celle dei detenti in regime di massima sicurezza. Che il sistema fosse collaudato perfettamente, come una macchina che è in moto da tempo. E che si serviva della collaborazione dei parenti, ma anche del personale che entrava e usciva dal penitenziario.

Sono indagati altri tre dipendenti della Polizia Penitenziaria, indiziati anche di aver simulato lo stato di malattia per assentarsi dal lavoro. Sono stati sequestrati un chilo e mezzo di hashish, 50 grammi eroina e 10 telefoni cellulari, oltre ai carica batterie e medicinali.

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