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Vicenza: tubi rotti da anni, mezzo carcere al freddo

Notizia del 15/11/2011 - VICENZA

Vicenza: tubi rotti da anni, mezzo carcere al freddo

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 Il carcere di San Pio X è al freddo. 

Da ottobre il direttore della casa circondariale di via della Scola, Fabrizio Cacciabue invia lettere al provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria di Padova, da cui il carcere cittadino dipende, per ottenere i soldi per risistemare l'impianto di riscaldamento, ma dalla città del Santo non arriva alcuna risposta. 

Finora le giornate sono state abbastanza miti, ma da qualche giorno la temperatura è scesa e lavorare, mangiare, dormire nella caserma al freddo per gli agenti di polizia penitenziaria non è che l'ennesimo disagio che si va a sommare a docce in pessimo stato e stanze non proprio dotate di tutti i comfort. 

Le proteste non mancano, alcune segnalazioni e lettere sono giunte anche al nostro Giornale: la situazione però non sembra destinata a risolversi in fretta. 

Alcuni anni fa vennero sistemati gli impianti che scaldavano le celle dei detenuti, ai quali era accaduto più volte di rimanere al freddo. Gli interventi di sistemazione dovevano proseguire nell'intero complesso compresi la mensa, la caserma e gli uffici amministrativi, dove lavora anche il direttore. «Ebbene sono tornato al lavoro ieri dopo alcuni giorni di ferie - spiega Cacciabue - Onestamente pensavo che qualcosa fosse stato fatto: invece la situazione non è cambiata. Ci stiamo arrangiando con gli impianti di ventilazione che riscaldano almeno un po', ma questo comporta consumi elettrici non indifferenti. Ieri ho inviato un nuovo sollecito al Provveditorato nel quale ho spiegato che la situazione è seria e che servono interventi immediati. Vediamo che cosa accadrà».

Il problema è sempre legato ai finanziamenti: a forza di tagliare le spese di ordinaria manutenzione sono state ridotte all'osso e quelle di straordinaria non sono nemmeno prese in considerazione. Senza contare che il carcere non paga bollette per la fornitura di luce, acqua e gas dal 2010 e questo sempre per la mancanza di soldi che non arrivano dal ministero di Grazie e giustizia. L'arretrato pare sia vicino ai 300 mila euro. 

«L'impianto di riscaldamento - continua il direttore - risale ancora al 1983, anno in cui venne aperta la casa circondariale e da allora c'è stata solo qualche manutenzione». Alcuni anni fa l'impianto ha iniziato a dare segni di cedimento: parte dei finanziamenti sono stati utilizzati per risistemare l'impianto che riscaldava le celle. Accadeva quattro anni fa. Poi più nulla. Da una prima stima ci hanno detto che i tubi sono pieni di buchi per cui l'acqua non passa e quindi i termosifoni non scaldano». 

«Preventivi? Non sono in grado di calcolare quanto possa costare un intervento del genere. Infatti - aggiunge Cacciabue - i preventivi che abbiamo inviato a Padova sono molto generici. Di fatto solo quando gli operai si metteranno al lavoro riusciranno a capire quale sarà l'entità del lavoro e, quindi, anche della spesa da sostenere».

Soldi, finaziamenti, un tasto dolente per S.Pio X che da alcuni anni "soffre" di vari problemi. Su tutti quello del sovraffollamento, ieri i detenuti erano 349, sempre troppi rispetto alla capienza del carcere e alla pianta organica degli agenti di polizia penitenziaria. Da almeno due anni si parla di un ampliamento. 

Anzi, nei mesi scorsi sembrava cosa fatta, quando l'allora ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva recuperato i soldi sembrava che la casa circondariale di Vicenza fosse una delle prime della lista in Regione: era già stata individuata anche la parte sulla quale si poteva intervenire. «Del progetto di ampliamento non sappiamo nulla - conclude il direttore - o meglio nei mesi scorsi ci avevano assicurato che i lavori sarebbero cominciati con una certa celerità, ma siamo fermi». 

I sindacati sono sul piede di guerra da tempo, ora l'Amministrazione comunale ha nominato, per la prima volta, un garante per il carcere, Federica Berti. 

«Non sono ancora entrata a S. Pio X e non ho visto il direttore - spiega - perchè mancano alcuni adempimenti burocratici da sbrigare. Ma sarà mia cura telefonare al dott.Cacciabue, chiedere spiegazioni, parlarne con l'ente che mi ha designata per far sì che parta anche dall'Amministrazione comunale una segnalazione da inviare poi al Ministero». C.R.

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