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Vigilanza dinamica: ad Avellino non serve a niente anzi, serve solo a delegittimare la Polizia Penitenziaria

Polizia Penitenziaria - Vigilanza dinamica: ad Avellino non serve a niente anzi, serve solo a delegittimare la Polizia Penitenziaria


Notizia del 23/01/2013 - AVELLINO
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Il Sappe lancia una proposta per ridimensionare i problemi del penitenziario di Avellino. L’iniziativa è stata avanzata durante la conferenza stampa organizzata ieri mattina dal Sappe nel carcere di Bellizzi. I massimi rappresentanti del sindacato hanno puntato l’attenzione sulla vigilanza dinamica, che secono loro, serve a poco o niente per i detenuti del nuovo padiglione.

In effetti i rappresentati del Sappe ritengono che i detenuti ristretti nel nuovo padiglione devono scontare pene minime per le quali possono essere applicate misure alternative (servizi sociali o domiciliari). In questo modo si creerebbero posti letto e forza lavoro, riuscendo a risollevare le inefficienze del carcere, almeno in parte.

«La vigilanza dinamica dei penitenziari voluta per alleggerire l’emergenza carceraria è un vero flop – così ha esordito Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria Sappe -. Pensare a un regime penitenziario aperto, a sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità, favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica, che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo il reato penale della “colpa del custode”. Ebbene, tutto questo è fumo negli occhi».

«La realtà penitenziaria è che nelle carceri ci sono 45mila posti letto e nelle celle sono invece stipate 67mila persone; che la Polizia penitenziaria ha settemila agenti in meno, che i Baschi Azzurri non fanno formazione ed aggiornamento professionale. Come anche per le conseguenze di quell’effetto burn out dei poliziotti determinato dall’invivibilità di lavorare in sezioni detentive sistematicamente caratterizzate da eventi critici – suicidi, tentati suicidi, aggressioni, risse, atti di autolesionismo, colluttazioni».

«La circolare del Dap – prosegue Capece – è incredibilmente anacronistica, perché si rivolge ai detenuti con pene brevi da scontare che in tutta Europa scontano la pena fuori dal carcere. Dovrebbe essere così anche in Italia, e per questo dovrebbe lavorare l’amministrazione penitenziaria piuttosto che delegittimare la Polizia Penitenziaria e consegnare le carceri all’autogestione dei detenuti. Ci dicano come si fa il servizio dinamico nelle grandi carceri, ad esempio Napoli Poggioreale dove ci sono 2.800 persone in celle idonee ad ospitarne poco più di 1.500 e dove andrò questa mattina a portare la mia solidarietà e la mia vicinanza agli agenti del carcere, a Milano San Vittore che vede più di 1.600 detenuti stivati in celle per 700 posti o a Roma Regina Coeli, più di 1.000 presenze per 700 posti letto!».

Fin qui le affermazioni di Capace sulla situazione del carcere. Il segretario generale non si è limitato nel dire che il penitenziario di Avellino è in grande sofferenza con celle due metri per due e con un numero di agenti esiguo.

Pensare che per quanto riguarda le emergenze igieniche sanitarie c’è al momento un solo agente che si occupa della gestione manutenzione dei locali. E per la sorveglianza notturna esterna un solo agente che con l’auto impiega una mezzora per fare il giro completo della struttura.

avellino.ottopagine.net

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