<

Quando il Colombo, come il lupo, perde il pelo ma non il vizio…

0
Share.

 

Prima di leggere l' articolo perdi un secondo e metti mi piace sulla nostra pagina facebook

Ho letto, nelle scorse settimane, il resoconto di una intervista di Giulia Merlo, giornalista de Il Dubbio. Mi hanno colpito molto i toni apocalittici usati dall’intervistato, che sentenzia: «Gli italiani sono razzisti ma, proprio come i razzisti che incontrai nel ‘ 38, nessuno vuole ammettere di esserlo».
Sono sobbalzato sulla sedia. Razzisti? Gli italiani? Come nel 1938, anno di promulgazione delle leggi razziali?
Ma ecco alcune altre “perle” dell’intervistato.
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha negato che esista un’emergenza razzismo. Secondo lei, invece, i singoli fatti vanno letti come parte di un fenomeno?
Le notizie non si devono mai leggere individualmente, ma vanno legate tra di loro e capite. Se ad un incrocio viene investito un pedone, poi un altro e poi un terzo, qualcuno ad un certo punto dice che il crocevia non è sicuro e bisogna intervenire. In queste settimane abbiamo avuto una serie di persone di colore colpite con proiettili e armi ad aria compressa: mi sembra difficile immaginare una sequenza simile senza che esista un legame tra gli eventi. Chiunque con un minimo di buon senso direbbe che si tratta di episodi razzisti e sostenere il contrario è particolarmente penoso, soprattutto perché queste parole arrivano anche dai carabinieri, sia in occasione dell’atleta Daisy Osakue e dell’omicidio di Aprilia.
Perché dice “soprattutto”?
Perchè i carabinieri non hanno il compito di indagare la spinta psicologica tra l’azione A e la conseguenza B sia frutto di razzismo, ma devono prima di tutto capire cosa sia successo. Prendiamo il caso di Aprilia, dopo la prima notizia su quanto avvenuto, io devo iniziare a capire la sequenza degli eventi: l’inseguimento, la proporzione dell’incidente tra la parte automobilistica e quella dell’azione umana. Su questo i carabinieri dovrebbero dire di più. Come fanno, invece, a dirmi che l’aggressione non ha connotazione razziste? Mi viene da pensare che abbiano ricevuto un ordine.
Esiste una correlazione tra i fatti e l’attuale clima politico, che vede attualmente al centro dell’agenda immigrazione e legittima difesa?
Diciamo che questa nuova associazione tra Lega e 5 Stelle sta dando i frutti promessi: avevano garantito di essere punitivi e distruttivi e lo stanno facendo molto bene. Di più, hanno ragione quando dicono che stanno rispettando le premesse elettorali, che erano pessime. Dicevano che avrebbero chiuso mari e porti, garantendo espellere decine di migliaia di immigrati e mi pare che stiano mantenendo molto bene i loro terribili impegni. Ad essere altrettanto terribile è che gli italiani si siano uniti in massa a premiare con il voto promesse del genere, la più mite delle quali è privare i vecchi senatori e deputati de loro vitalizio, come se incidesse in modo sostanziale per le casse del Paese. Evidentemente, però, agli italiani questo piace.
Anche il giornalismo ha qualche responsabilità?
Purtroppo sì. Di solito anche la frase più ovvia, se detta da un Capo dello Stato, viene prontamente celebrata. Invece, le parole di Mattarella sono finite in mezzo ad altre notizie in tutti i Tg, probabilmente perchè vanno contro le indicazioni pedagogiche di Salvini: “Inseguite, picchiate, escludete, cacciate”. Lo stesso vale per le notizie delle aggressioni: un importante Tg, oggi, non ha aperto con la notizia dell’atleta torinese colpita dal lancio di uova e ferita a un occhio. Per un giornalismo nel quale drammatizzare è sempre un modo per rendere la notizia interessante, evitare di aprire il tg all’ora di punta con il ferimento di Daisy è una brutta notizia. Accade anche sui quotidiani: si preferiscono notizie di beghe politiche, pur di non affrontare le questioni che hanno a che fare col razzismo.
Salvini sostiene, però, che l’immigrazione sia un problema perchè viene percepita come tale dai cittadini.
I cittadini non creano le percezioni, le percezioni vengono create dalle forze di sistema. In Germania, i nazisti hanno lavorato intensamente e in tre anni hanno raccolto i loro frutti e non va dimenticato il silenzio italiano, quando vennero portati via migliaia di ebrei. Ci sono stati, è vero, un’infinità di soccorsi individuali, ma non ricordo il nome di un solo italiano celebre che nel 1938 abbia parlato pubblicamente per difendere gli ebrei. Il nostro non è un popolo famoso per il suo coraggio morale e la persecuzione ai nostri concittadini non ha portato alcuna ribellione. Lo ha raccontato la senatrice a vita Liliana Segre: gli ebrei milanesi marciarono attraverso Milano, mentre li portano da San Vittore al binario 21 della stazione centrale e non un milanese si volta per chiedere che diavolo stesse succedendo.
Qualche nome della cultura, oggi, si è schierato.
Ci sono stati l’appello di Roberto Saviano, le parole di Dacia Maraini sul Corriere della Sera e qualche altra personalità della cultura, ma non tante come vorrei. Tutti coloro che scrivono per mestiere dovrebbero schierarsi e nessuno dovrebbe prestarsi alla beffa del dire “lo hanno ammazzato, ma non era mica razzismo” perchè è poco carino insultare gli italiani. Purtroppo, invece, gli italiani sono stati razzisti nel 1938 e ora questa maledizione tocca a noi.
Dunque l’Italia sarebbe un Paese alla deriva, popolato da razzisti a livello Terzo Reich, in cui i Carabinieri devono sì indagare ma non esprimere giudizi (!), in cui i parlamentari devono continuare a godersi il vitalizio assurdo che percepiscono…
L’autore di queste “perle” è Furio Colombo, giornalista, scrittore e politico italiano, ex parlamentare (con vitalizio?) di sinistra, eletto nelle file del Partito democratico per il quale si candidò anche come segretario nazionale senza alcun successo.
Colombo spara belinate da incorniciare.«Chiunque con un minimo di buon senso direbbe che si tratta di episodi razzisti e sostenere il contrario è particolarmente penoso, soprattutto perchè queste parole arrivano anche dai carabinieri, sia in occasione dell’atleta Daisy Osakue e dell’omicidio di Aprilia», ha detto nell’intervista. Poi, però, si è ben guardato dal chiedere scusa per le sue farneticazioni quando, come già sospettato dagli inquirenti, dietro l’aggressione a colpi di uova nei confronti di Daisy Osakue e di altre quattro persone a Moncalieri (Torino) non c’era alcun movente razziale, ma la bravata di alcuni ragazzi. E, anzi, uno di loro è figlio di un consigliere del Partito democratico, incidentalmente partito del quale Colombo è stato parlamentare…
Io non so chi considera Furio Colombo una “autorità morale”.
Quel che so è che c’era anche la sua firma, insieme a quella di altri 800 giornalisti, politici e intellettuali, nel famoso appello-manifesto pubblicato da L’Espresso nel giugno 1971 contro il Commissario di Polizia Luigi Calabresi, poi ucciso da militanti di Lotta Continua, per la morte dell’anarchico Pinelli.
Calabresi fu definito “commissario torturatore”…
Renato Farina ha scritto: «Nessuno dei firmatari ha pagato con un minimo rallentamento della sua corsa questa infamia di uccidere con le parole un uomo il cui destino ne risultò segnato. Come mai nessuno, salvo scuse private o tenui di quei quattro gatti, ha pagato o almeno rende conto di questo scivolamento paraterroristico?».
Parla di «manifesto assassino» che «firma la condanna a morte di Calabresi». Giampaolo Pansa ha invece parlato di «un veleno cucinato e diffuso dalle teste d’uovo della sinistra italiana: il meglio del meglio della cultura, dell’accademia, del giornalismo, del cinema. Signore e signori che per anni ci hanno spacciato un mare di bugie. Forti di un’arroganza che quanti di loro sono ancora in vita seguitano a scagliarci addosso».
Rispetto alla lettera di accusa su L’Espresso: «Rileggere oggi quell’elenco mi provoca un disgusto profondo per chi l’ha sottoscritto. Scorrere le firme una per una, ti induce a pensare che la “meglio gioventù” partorita dal Sessantotto aveva alle spalle il peggio del vippume di sinistra. Molte di quelle eccellenze sono scomparse, a cominciare da Norberto Bobbio per finire a Giorgio Bocca. Ma tanti big sono ancora in vita. E da ben poco venerati maestri seguitano a impartirci lezioni burbanzose. Qualche nome? Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Dario Fo, Furio Colombo, Lucio Villari, Bernardo Bertolucci, Toni Negri, Dacia Maraini … Basta, mi fermo qui.
Forse è vero che stiamo diventando un paese per vecchi, a cominciare da me. Ma un po’ di pudore non farebbe male a nessuno».
Ricordiamo che per la Chiesa cattolica, Luigi Calabresi è considerato un servo di Dio, martire per la giustizia. Nei suoi confronti è iniziato anche un processo di beatificazione, la fede cristiana del commissario fu di conforto nel periodo in cui era sotto accusa mediatica, tanto che ebbe a dichiarare a Giampaolo Pansa: «Da due anni sto sotto questa tempesta e lei non può immaginare cosa ho passato e cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio non so come potrei resistere».
Al suo amico Enzo Tortora, stupito della sua resistenza al linciaggio mediatico, rivelò: «È semplice. Credo in Dio. E credo nella mia buona fede. Non ho mai fatto nulla di cui possa vergognarmi. E non odio nemmeno i miei nemici; ho angoscia per loro, non odio. È una parola – odio – che proprio non conosco».
Furio Colombo, che oggi continua a dispensare consigli etici su tutto e tutti, si permette di giudicare tutti come fosse una autorità in materia, e non ha mai chiesto scusa per avere firmato quell’appello.
E farebbe bene a farlo, risparmiandoci l’ipocrisia delle sue sgradevoli lezioni (per altro non richieste) di moralità.

About Author

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp