Categoria: criminologia

Riprendo il tema del bullismo , già affrontato in due articoli precedenti di questa Rivista (“Il bullismo minorile” nel numero 229 del giugno 2015 e “Il bullismo studentesco contro i professori” nel numero 261 del maggio 2018),  in rapporto, questa volta, alla specificità dell’omofobia  che sempre di più, purtroppo, tinge di violenza le cronache dei nostri mass media e dei social, inducendo ad una pericolosa emulazione soprattutto i giovani. Il termine omofobia, che viene usato ormai correntemente,  fu utilizzato per la prima volta dallo psicologo statunitense  George Weinberg (1935 -2017) – nel suo libro del 1972 “Society and the Healthy…

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Nella seconda metà dell’ottocento nasceva la scuola positiva che, in opposizione a quella classica di Francesco Carrara, si ispirava alla concezione di un delitto commesso da un soggetto non dotato di libero arbitro,  e che, pertanto, costituiva    un comportamento criminale necessitato dal determinismo delle  cause biologiche (secondo Cesare Lombroso), o psicologiche-morali (per Raffaele  Garofalo), ovvero ambientali (secondo Enrico Ferri), che avevano “costretto” il suo autore a commetterlo. Il postulato predetto, che sostituiva quello del libero arbitrio della Scuola Classica, faceva prevalere non più la responsabilità  individuale ed etica dell’autore del reato (secondo l’antica frase latina  punitur quia peccatum est,  cioè …

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Purtroppo l’uso (e l’abuso) di bevande alcoliche è assai diffuso fra i minori da 11 a 17 anni, interessando circa il 25% di tale fascia di età (esattamente il 22,2% secondo il rapporto Istat del luglio 2017, che riporta i dati del 2016, rilevando anche che i consumatori giornalieri di alcolici costituiscono il 21,4% della popolazione, con un trend discendente dal 29,5% nel 2006 e dal 22,2 del 2015 ). La percentuale precitata dell’Istat del 22,2%, relativa al 2016, appare, purtroppo, notevolmente aumentata nel 2017, secondo la terza indagine nazionale dell’Osservatorio permanente su giovani e alcol dell’Università di Trento del…

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Preliminarmente occorre  sgombrare il campo dall’idea che la cosiddetta legge sul femmicidio (legge n. 119 del 2013) abbia introdotto un nuovo e diverso delitto di omicidio , punito di per sé più gravemente di quello già previsto nell’art. 575 del codice penale,  se commesso in danno di persone di sesso femminile . Invero se ciò fosse stato vero – e si fosse previsto un autonomo delitto di omicidio più grave come sanzioni penali rispetto a quello commesso contro una persona di sesso maschile – il legislatore sarebbe incorso in una palese violazione costituzionale dell’art. 3 della Carta Fondamentale  che prevede…

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