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Visite fiscali: non bastano le circolari dell’INPS per escludere il comparto sicurezza dall’obbligo di reperibilità

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Sul sito dell’INPS è stata pubblicata, il 26 luglio scorso, una guida relativa alle modalità di invio del certificato medico per malattia e alle procedure delle visite fiscali. 

In questa guida l’INPS , nel ribadire le cause che escludono l’obbligo della reperibilità, ha evidenziato nuovamente che nel caso di malattia professionale o infortunio le visite medico fiscali non sono di propria competenza, ma devono essere effettuate dall’INAIL.

Inevitabilmente, molti colleghi, dopo aver letto la citata guida, hanno chiesto chiarimenti circa l’applicabilità o meno di queste direttive al comparto sicurezza e, più in particolare, alla Polizia Penitenziaria.

Si ripropone, quindi, ancora una volta, la vexata quaestio della visita medico fiscale inviata anche se l’assenza è dovuta a malattia per causa di servizio.

Va ribadito, purtroppo, che al di là delle indicazioni che ha fornito l’INPS riguardo i casi in cui deve essere o meno disposta la visita medica fiscale, le direttive diramate dai nostri Superiori Uffici non escludono l’invio di detto controllo per i poliziotti penitenziari.

Vale a dire che ognuno di noi, allo stato attuale, è soggetto a reperibilità per tutto il periodo di malattia.

È necessario, difatti, sottolineare che gran parte dei controlli domiciliari vengono richiesti dalle Direzioni degli Istituti  senza fare assolutamente menzione all’INPS (prassi discutibile) se l’assenza del dipendente sia per malattia riconosciuta dipendente da causa di servizio.

Per cui  l’INPS, non conoscendo a monte se trattasi di competenza propria o dell’INAIL, dispone il controllo e qualora il medico non trovi il lavoratore al proprio domicilio comunica all’Amministrazione la mancata reperibilità.

Tale mancanza comporta, purtroppo , conseguenze sia amministrative che disciplinari, le quali hanno entrambe un unico spiacevole comune denominatore: la decurtazione di somme di denaro dal nostro stipendio!

E in questo caso, purtroppo, rimane solo la strada del ricorso al TAR … ovvero altro cospicuo esborso di soldi.

Concludendo, pur avendo la consapevolezza che uno sia nel “giusto”, al momento, ovvero fino a che il Dipartimento per la Funzione Pubblica non darà riscontro alle ripetute istanze di chiarimento che il SAPPE ha inviato sulla questione, consigliamo vivamente di essere sempre reperibili durante la malattia anche se questa sia patita per causa di servizio riconosciuta.

E’ evidente che torneremo a sollecitare ancora una volta, al nuovo Capo del DAP, così come al nuovo Ministro, una non più differibile precisazione su questa intricata tematica.

                                                              

 

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