A pochi giorni dalla rivolta di Campobasso, nuova sommossa dei detenuti al carcere di Spoleto

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SPOLETO, ALTISSIMA TENSIONE NEL CARCERE:
RIVOLTA DEI DETENUTI ISLAMICI. LA PROTESTA DEL SAPPE

Altissima tensione, nella giornata di ieri, nel carcere di Spoleto, dove alcuni detenuti hanno dato vita ad una rumorosa protesta.


“La situazione è stata molto complicata per la sicurezza interna”, denuncia Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, “si è trattato di una rivolta in due Sezioni comuni del reparto giudiziario dove sono ubicati una grande maggioranza di detenuti stranieri di religione islamica. Poco dopo le 15 i detenuti si sono barricati ed hanno iniziato a distruggere tavoli carrelli per il vitto, finestre e suppellettili vari. La situazione è stata gestita con grande professionalità in primis dal personale in servizio in quelle sezioni e poi da tutto il personale intervento”.
Duro l’atto di accusa del SAPPE:
“Ormai la situazione delle carceri è allo sbando totale, si è alla piena emergenza operativa, per cui occorrono interventi tempestivi e pertinenti! Non è più possibile attendere oltre; non si può rischiare di arrivare a dover prima registrare un evento drammatico e poi, svegliarsi di colpo attoniti per quanto accaduto! È davvero giunto il tempo di ristabilire un clima di ordine e disciplina all’interno di tale struttura; di ripristinare finalmente la sicurezza in un Istituto che è sempre e comunque un presidio di legalità dello Stato! Non possono piu’ essere ammissibili, tollerabili atteggiamenti prevaricatori, arroganti da parte di una utenza che ormai, è notorio a tutti, è sempre più spietata ed insofferente al regime penitenziaria!”
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, aggiunge:
“Quel che è accaduto ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva di Spoleto e le gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria, femminile e maschile. Dove sono ora quelli che rivendicano ad ogni piè sospinto più diritti e più attenzione per i criminali ma si scordano sistematicamente dei servitori dello Stato, come gli Agenti di Polizia Penitenziaria e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, che ogni giorno rischiano la vita per la salvaguardia delle Istituzioni?”.
Ed evidenzia: “Da tempo il SAPPE denuncia, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale. Per questo nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo”.

 

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