Agenti della polizia penitenziaria indagati per corruzione a Torino

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Perquisite le abitazioni: si sarebbero prestati a introdurre all’interno del penitenziario stupefacenti e smartphone per consentire ad alcuni detenuti di comunicare con l’esterno

Dosi di droga e telefonini introdotti all’interno del carcere Lorusso e Cutugno. È il cuore di un’inchiesta avviata dalla procura di Torino e dal nucleo investigativo della polizia penitenziaria che vede indagati una mezza dozzina di agenti che nei giorni scorsi hanno subito una serie di perquisizioni.

Il pm titolare del fascicolo di inchiesta è Vito Destito. Per gli agenti indagati si ipotizzano i reati di corruzione e spaccio di droga. Si sarebbero prestati – in cambio di vantaggi e di denaro – a introdurre all’interno del penitenziario stupefacenti e smartphone per consentire ad alcuni detenuti di comunicare con l’esterno. L’inchiesta sviluppata dagli stessi colleghi di alcuni degli indagati, è alle battute iniziali e potrebbe «allargarsi», svelando scenari più ampi. Da qui l’ondata di perquisizioni, a caccia di denaro e altri oggetti. Ma anche tracce di droga, sostanze da taglio, attrezzatura per confezionare le dosi, appunti, archivi e materiale software.

Appena un mese fa in una cella della dodicesima sezione «a regime aperto», dove sono rinchiusi i detenuti comuni del «Padiglione C», occupata da due detenuti italiani, gli agenti avevano rinvenuto un micro telefonino cellulare, perfettamente funzionante e completo di carta micro-sim nascosto dietro una mensola del bagno. Altri ritrovamenti sono stati fatti nei mesi precedenti. E si tratta per lo più di piccoli dispositivi telefonici, facilmente occultabili. Ma sono diverse le indagini che negli ultimi anni hanno portato alla ribalta questa emergenza all’interno del Lorusso e Cutugno. Il 20 gennaio scorso un cellulare (con tanto di auricolari) era stato trovato addosso a un detenuto albanese che avrebbe dovuto scontare una condanna fino al 2028 per traffico internazionale di droga. A luglio 2017 la stessa polizia penitenziaria aveva rinvenuto in una cella decine di pasticche «sospette» e un microtelefono cellulare. A Febbraio 2016 un’ulteriore inchiesta del pm Paolo Toso aveva portato in carcere sette persone tra cui una guardia penitenziaria: anche in quel caso erano stati introdotti illegalmente droga e due telefonini.

Fonte:lastampa.it

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