Allarme carceri, aumentano le evasioni dai permessi

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Nel 2018 si sono registrati 131 eventi critici, in aumento rispetto al precedente anno: situazione da allarme rosso per gli istituti penitenziari minorili della Campania

Le carceri italiane sono costantemente al centro della discussione politica, soprattutto a causa del problema del sovraffollamento e del numero esiguo di agenti penitenziari rispetto ai detenuti. In base agli ultimi dati forniti dal Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) il rapporto è di 1,8 reclusi per ogni basco azzurro in servizio (ma il dato è relativo alla media nazionale e la situazione cambia da penitenziario a penitenziario). Per quanto riguarda, invece, il surplus di presenze, nel 2018, il record negativo si registra nel carcere di Poggioreale che ospita 2.296 persone; rispetto alla capienza di 1.638, si rileva un sovraffollamento del 40,2%. Ma accanto a questo tipo di problematica c’è da fare i conti anche con gli eventi critici che si registrano negli istituti.

Il dato nazionale (nel periodo che va dal 1992 al 2018) è fornito dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria
e parte proprio dal numero dei detenuti.

Ci occuperemo degli ultimi dati disponibili dal punto di vista cronologico (quindi del 2018) e li confronteremo poi con gli altri periodi. La presenza media, nel 2018, si attesta sulle 58.872 unità. Lo scorso anno si sono registrate 4 evasioni (18 nel 2017; nel 1992 sono 52). Tutti i detenuti sono invece rientrati da permessi di necessità (nel 2017 non rientrano tre detenuti, nel 2016, sono 5 a non fare ritorno in carcere).

LE CIFRE DELLE CRITICITÀ

Il numero dei detenuti che non rientrano dai permessi premio è invece molto più sostanzioso: nel 2018 sono 52 (nel 2017 sono 36; 34 nel 2016; 72 nel 1992; 87 nel 1993). I non rientranti dal lavoro all’esterno sono 14 (17 nel 2017; 23 nel 2016; 0 nel 1992), mentre sempre nel 2018 si registrano 21 detenuti che non tornano dalla semilibertà o dalla licenza di semiliberi (23 nel 2017; nel 1992 sono 32) e 40 internati che non hanno fatto ritorno in istituto (33 nel 2017; nel 1992 sono 56).

IN TOTALE NEL 2018, SI CONTANO 131 EVENTI CRITICI RISPETTO AI 130 DELL’ANNO PRECEDENTE. 

Si registra dunque un leggerissimo aumento. Ma oltre all’aspetto che abbiamo appena affrontato c’è da considerare quello che ha a che fare con alcune carceri campane e in particolare con gli istituti di pena minorili che si trovano nella nostra regione.

Si appoggiavano alla rete wi-fi del Comune e riuscivano tranquillamente a chiamare i parenti, le fidanzate, tutti quelli che erano all’esterno. Quando la connessione non lo permetteva, potevano però utilizzare i telefoni cellulari; che in carcere vengono fatti entrare occultandoli sia negli abiti dei neonati che nelle parti intime delle donne.

Telefoni cellulari trovati in carcere

L’AFFARE DEI TELEFONINI

Oltre ai telefonini, difficilmente intercettabili dai metal-detector poiché composti per la maggior parte di materiale plastico, nei penitenziari e sempre con maggiore frequenza, in quelli minorili, continuano ad entrare grandi quantità di hashish e cocaina. Che secondo il sindacato Sappe alimentano un vero e proprio giro di spaccio interno.

Altro aspetto da non sottovalutare, registrato
soprattutto a Nisida, è la presenza di giovanissimi, considerati
già affiliati o comunque contigui a organizzazioni criminali.

Napoli, inoltre (secondo gli ultimi dati del Ministero della giustizia disponibili, che risalgono al 2017) è la prima città d’Italia per reclusi ospitati in una struttura minorile. In cima alla speciale classifica c’è proprio il carcere di Nisida (65 ragazzi: 4 hanno tra i 14 e i 15 anni; 19 tra i 16 e i 17; 26 tra i 18 e i 20; 16 tra i 21 e 24). Al secondo posto c’è Roma, segue poi Catania, mentre il carcere minorile di Airola occupa la quinta posizione.

Leggi anche: Sicurezza negli istituti penitenziari: dal Dipartimento 3,5 milioni di euro

Fonte: stylo24.it

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