Allarme violenza nelle carceri italiane. Basta Vigilanza dinamica!

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Oltre settemila risse in un anno, più di mille feriti e diecimila tentati suicidi. I sindacati puntano il dito sul nuovo regime penitenziario che prevede le celle “aperte”

Diecimilaquattrocentoventitre atti di autolesionismo compiuti dietro le sbarre delle carceri italiane nel 2018, quasi mille in più rispetto ai 9.510 dell’anno precedente. Un dato enorme che fa ancora più impressione se letto così:quasi ventinove detenuti ogni giorno provano a farsi del male, a uccidersi, spesso riuscendosi.
A denunciare il fenomeno in aumento è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria puntando il dito, ancora una volta, contro la vigilanza dinamica e quindi la sensibile riduzione di controlli da parte degli agenti.
“La situazione si è notevolmente aggravata rispetto al 2017, spiega il Segretario Generale del SAPPe, Donato Capece. Su 10.423 atti di autolesionismo, 1.198 sono tentati suicidi sventati dalla Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 le colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima.) Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 , e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto il regime penitenziario “aperto”,  ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive e controlli sporadici e occasionali della Polizia Penitenziaria.
I dati in questione riguardano soprattutto detenuti stranieri, che oggi nelle carceri italiane sono più di 20 mila. I ferimenti da loro commessi sono stati 624 (551 quelli degli italiani), le colluttazioni 4.142 (contro le 3.304 dei nostri connazionali), 587 i tentati suicidi (rispetto ai 557 messi in atto dagli italiani) e ben 5.708 gli atti di autolesionismo  ( che sono stati 3.802 per i detenuti di “casa”)
<<Lasciare le celle aperte più di otto ore al giorno senza far nulla ai detenuti, come lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività, è controproducente perchè lascia i detenuti nell’apatia – aggiunge Capece. Non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi e ipocriti. La proposta del Sindacato è quindi di sospendere la vigilanza dinamica: sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri, con detenuti fuori dalle celle per ore e venticinquenni che incomprensibilmente continuano ad essere ristretti in carceri minorili.>>


Ma non solo il sistema aperto e meno controllato: il Sindacato dei Baschi azzurri punta infatti il dito anche contro l’impennata degli ultimi dieci anni dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni Novanta sono passati oggi ad essere oltre 20 mila.
“Far scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine
può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia” commentano dal SAPPe.
“Ma l’Amministrazione Penitenziaria guidata da Francesco Basentini fa poco o nulla su questo, preferendo essere forte con i deboli” conclude Capece commentando la decisione del Capo DAP di sospendere dal servizio il poliziotto penitenziario di Campobasso che ha sventato, con altri colleghi, l’evasione di un detenuto utilizzando metodi non proprio “ortodossi”. Il trentasettenne romano, recluso nella struttura penitenziaria per rapina e furto, aveva tentato di dileguarsi appena sceso dall’automezzo della Polizia che lo aveva riportato in carcere dopo una visita medica in Ospedale. Il video amatoriale girato in strada, è diventato virale, immortala due dei tre agenti mentre puntano la pistola contro l’uomo, già colpito con uno schiaffo.

Per Basentini la colpa è sempre degli altri … troppo facile fare il Capo Dap così!

Fonte:iltempo

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