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Perchè non si può applicare l’articolo 14 bis dell’o.p. a chi traffica telefonini in carcere?

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In periferia si sostiene che, da tre anni a questa parte, nelle carceri non si può più lavorare! Più o meno da quando vige il regime aperto a causa della disgraziata Sentenza “doubleface” Torreggiani che, se da un lato garantisce più dignità per il detenuto (si pensi solo allo spazio vitale), dall’altro non tiene conto delle esigenze di sicurezza dell’istituto e dei poliziotti penitenziari.
Da tempo ci battiamo per l’applicazione immediata dell’art.14 bis dell’ordinamento penitenziario a quei detenuti che si rendono protagonisti di violenze e prevaricazioni, ma anche a chi, grazie a questo nuovo fenomeno dei micro telefoni, viene colto in flagrante con un telefonino, a chi ne fa mercimonio vendendoli o vendendosi le telefonate o a chi viene trovato, più volte nel corso della detenzione, con un telefonino in cella.
Dunque, esistono gli strumenti per punire questi detenuti riottosi, ma l’applicazione di questo regime è resa alquanto difficile dalla farraginosità burocratica prevista, figlia di un garantismo esasperato (nonostante i proclami in senso inverso) e a senso unico nei confronti dei detenuti, che fa perdere di vista le reali condizioni in cui è costretta ad operare la Polizia Penitenziaria.
Se si propone l’applicazione dell’art.14 bis o.p. per un detenuto che viene beccato per due volte in possesso di un telefonino (per un Comandante elemento di gravità che può destabilizzare un Istituto), elemento prevaricante che lo usa per farne commercio, spesso al DAP la cosa viene minimizzata e si dice che “il possesso di un cellulare di per se non è sufficiente a motivare l’applicazione del regime di sorveglianza particolare”.
Viceversa, altrettanto spesso, a seguito di approfondita istruttoria, viene verificata la fondatezza di situazioni di pericolo per la sicurezza, si pensi alle modalità di approvvigionamento degli oggetti non consentiti (eh già … il telefonino è un oggetto non consentito, a nulla vale se ormai è risaputo che uno dei canali con cui entrano è proprio quel canale … il rettale … e poi vengono venduti), oppure se il telefono serve per mantenere i contatti con ambienti criminali (cosa del tutto improbabile visto che noi lavoriamo in un convento di educande?).
Evidentemente, qualcuno al DAP si preoccupa se il 14 bis, da istituto straordinario che ha finalità preventive, si possa  trasformare in un meccanismo di repressione per la gestione di condotte che devono trovare , invece, la loro soluzione nell’ambito delle sedi disciplinari o penali (il rapporto disciplinare e un po’ di esclusione dalle attività in comune; poi forse perderà i 45 giorni di liberazione anticipata … forse).
E, nel frattempo, nelle carceri siamo invasi dai telefonini,  sempre più fuori controllo per una molteplicità di fattori.
Ma perché dobbiamo rinunciare ad un allargamento dei casi in cui applicare il 14 bis ai detenuti?
Dov’è finito il bilanciamento tra premialità e punizione?
Perché non è possibile applicare una punizione ben più severa, un periodo di isolamento con sole due ore d’aria al giorno e giornate passate a letto, senza TV né fornello, ascoltando la musica di una radiolina del tipo consentito?
Potrebbe essere una normativa sempre più sbilanciata a favore dei detenuti? … e questo loro lo sanno e si permettono pure di protestare per mancate concessioni di permessi premio, quasi fosse un loro diritto acquisito.
Sarebbe necessario, invece, che le regole fossero riviste immediatamente, se si vuole riconquistare la fiducia della Polizia Penitenziaria, dei suoi Comandanti di Reparto.
Sarebbe necessario che i nostri vertici, prima di sedersi in comode scrivanie, facessero anch’essi un periodo on the job nelle sezioni a fianco degli assistenti capo, prima di sentenziare ciò che è giusto e ciò che non lo è.
L’art.14 bis dell’ordinamento penitenziario è un istituto molto importante per l’ordine e la sicurezza degli istituti e dovrebbe essere possibile applicarlo con facilità, dove la parola facilità non significa arbitrio, ma sta ad indicare snellimento burocratico.
Solo chi è impegnato in prima linea negli istituti periferici potrà davvero capire l’importanza di questo regime. Gli eventi critici, a seguito dell’applicazione della sentenza Torreggiani, si sono centuplicati e ogni giorno c’è una lotta serrata contro l’introduzione illecita dei telefonini.
Introduzione che ci rende gli zimbelli d’Italia tra le forze dell’ordine.
Speriamo che qualche dirigente “illuminato” della direzione generale dei detenuti (magari qualcuno che il carcere l’ha visto da vicino) faccia una riflessione su questi nostri “appelli disperati” e tragga le giuste conclusioni sull’applicazione del 14 bis.

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