Articoli 35 bis e 35 ter dell’Ordinamento Penitenziario: un regalo agli Avvocati finanziato dai cittadini col gratuito patrocinio

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I poliziotti penitenziari, esecutori di ordini, pur tentando di rispettare pedissequamente i testi di legge e le normative di natura amministrativa, sovente colgono sfumature connesse alla propria attività istituzionale, sfumature che, in alcuni casi, non vengono percepite dai parlamentari (potere legislativo), dal Governo (potere esecutivo), e dalla Magistratura (potere giudiziario).
Ci si rammarica, pertanto, dopo anni di “esecuzione passiva” dei testi di legge, che non vengano ascoltati dalle competenti Commissioni parlamentari i pareri di coloro che, come detto, colgono sfumature peculiari e connesse alla propria attività di lavoro.
Tale condizione si traduce, spesso e nostro malgrado, in esecuzioni dei dettami normativi connotate da contraddizioni esecutive, da illogicità nella procedura attuativa, e, in alcuni casi, aggravi inutili del carico di lavoro, ed inutili, a volte ingiuste, spese a carico dello Stato.
Veniamo al nocciolo della questione.- Sotto l’egida del Governo Renzi, Ministro della Giustizia l’On. Andrea Orlando, sono stati introdotti gli artt. 35-bis O.P., che regola la materia dei ricorsi a favore della popolazione detenuta, e 35-ter O.P., che, a seguito della ben nota sentenza Torreggiani, regola i rimedi risarcitori a favore dei detenuti ristretti in meno di 3 metri quadrati, aperti per meno di 8 ore al giorno, ovvero che potrebbero aver subito ulteriori o diverse vessazioni (articolo introdotto per evitare il pagamento della ventilata multa di 2 miliardi di euro minacciata da tempo dai vertici della Comunità Europea, per le non adeguate condizioni di trattamento dei detenuti, emerse prioritariamente nei periodi di sovraffollamento ed in molti istituti di pena della Repubblica).
L ‘Italia è uno Stato di diritto che si fonda su un articolatissimo sistema di garanzie, prioritariamente nel contesto penale (diritto formale e diritto sostanziale), e nel contesto dell’ordinamento penitenziario, a volte – a parere di chi scrive – eccessivo ed inopportuno, tanto da far percepire agli operatori coinvolti che le previsioni ed i cavilli siano previsti dal legislatore soltanto per consentire alla parte soccombente di poterla fare franca, pur avendo, prevalentemente, dirette e concrete responsabilità, ovvero di far valere alla parte medesima diritti che, a ben vedere, sovente non sussistono (si veda il caso del proscioglimento del detenuto rapportato, poiché, previo ricorso ai sensi del combinato disposto dagli artt.35-bis O.P. e 69 O.P., è stato sanzionato senza consentire l’escussione delle discolpe, pur avendo ineludibilmente commesso il fatto incriminato).-
Con l’introduzione del 35-bis O.P. sono eccessive le possibilità per il detenuto di reclamare/impugnare i provvedimenti ritenuti lesivi da parte dell’Amministrazione/direzione dell’istituto; ricorso al Magistrato di Sorveglianza, successivo possibile ricorso al Tribunale di Sorveglianza, nonché, nell’ipotesi di possibili vizi di forma, ricorso per Cassazione.
Nel caso in cui al detenuto venisse accolto il reclamo e l’Amministrazione/direzione non si conformasse al provvedimento di accoglimento, viene instaurato un procedimento a cura dell’Autorità che ha accolto il ricorso definito “giudizio di ottemperanza”, all’esito del quale viene statuito un termine entro il quale l’Amministrazione deve ottemperare, pena denuncia alla competente Procura della Repubblica per omissione d’atti d’ufficio e/o per abuso di Autorità.
Ogni ricorso così come delineato, determina una approfondita e spesso prolissa attività istruttoria, la fissazione di un’udienza cui il detenuto interessato può personalmente presenziare (ad eccezione delle udienze in Cassazione), con conseguente aggravio di incombenze nei confronti degli uffici matricola, uffici comando, delle cancellerie delle Autorità coinvolte, nonché a carico dei Nuclei traduzioni e Piantonamenti, i quali, per rispettare le esigenze istituzionali mantenendo quantomeno il livello minimo di sicurezza, debbono avvalersi, in ragione delle numerosissime udienze a carico dei detenuti, della collaborazione del personale degli altri uffici, ovvero del personale impiegato nelle sezioni, per definizione già numericamente carente in quasi tutti gli istituti di pena della Repubblica.
L’oggetto ed il relativo livello delle questioni e dei casi trattati nei reclami, prioritariamente, può, ad avviso dello scrivente, essere definito imbarazzante .
Può essere definita una lesione di un diritto soggettivo non autorizzare l’acquisto e l’installazione di una zanzariera?
Può essere definita una lesione di un diritto soggettivo impedire che il detenuto stenda ad asciugare i panni appena lavati nelle sbarre delle finestre, ostacolando così la battitura delle inferriate?
Nel primo caso, quello della zanzariera, è stato ben illustrato al detenuto prima, ed alla Magistratura competente in occasione della pertinente attività istruttoria, che i varchi nelle sezioni sono numerosi, e che pertanto l’installazione delle zanzariere nelle finestre risulterebbe priva di efficacia.
Peraltro, nel modello 72 sono sussistenti alternative per combattere le punture da insetti (acquisto dell’unguento Vape, ovvero dell’unguento Autan).
Il caso non sembra pertanto connotare lesioni di sorta nei confronti dei detenuti interessati.
Tuttavia, per molti detenuti, la questione delle zanzariere è stata trattata con vari “gradi di giudizio” previsti dall’art.35-bis O.P., determinando i conseguenti inutili aggravi di lavoro ed inutili servizi, così come sopra illustrato.
Le altre questioni trattate con i reclami 35-bis rivestono perlopiù lo stesso spessore qualitativo, generando nel personale dell’istituto e nel personale delle competenti Magistrature una profonda apatia emotiva, sfociando a volte nella sensazione che il lavoro svolto sia pressoché inutile, pur trattandosi invero di un’attività prolissa e copiosa.
La ciliegina sulla torta. In occasione dei reclami 35-bis si assiste ad un ricorso disinvolto all’istituto dell’ammissione al gratuito patrocinio, spesso ottenuto dai detenuti “mascherando” le effettive proprietà mobiliari ed immobiliari mediante il ricorso a soggetti “prestanomi”.
Tanto, nonostante il piccolo miglioramento conseguito con la modifica normativa introdotta pochi anni orsono, con la quale si è prevista la “presunzione di ricchezza” per coloro i quali risultano sottoposti ad indagine e/o imputati e/o condannati per reati di cui all’art.4-bis, 1° comma O.P., con il conseguente non accoglimento delle richieste di ammissione al gratuito patrocinio nei confronti di costoro, con la sola eccezione dei casi in cui i soggetti interessati dai predetti reati dimostrino, esibendo prove positive e concrete, di essere effettivamente non abbienti e di non possedere beni da ricondurre a loro medesimi, neanche tramite soggetti “prestanome”.
E’ inutile negarlo: è diffusa nel personale la sensazione che i procedimenti ex art.35-bis O.P. vengano generati ad arte, esclusivamente per consentire di far proliferare l’attività dei difensori nominati, i quali, in alcuni casi, non si può escludere che inducano il detenuto a chiedere l’ammissione al gratuito patrocinio.
Notevole pertanto, per detti motivi, l’aggravio di lavoro.
Significativi altresì i costi sostenuti dallo Stato in ragione delle numerose ammissioni al gratuito patrocinio, per questioni perlopiù infondate, ovvero di basso profilo qualitativo, le quali, perlopiù, non hanno nulla a che vedere con la possibile lesione di diritti soggettivi.
C’è da chiedersi …a chi giova tutto questo? Probabilmente troppi sono gli avvocati che siedono in Parlamento? Intuibili le conclusioni.
Ulteriore “scempio” professionale. L’Istituto del 35-ter O.P..- Prevalente l’orientamento giurisprudenziale in base al quale ai detenuti ergastolani viene riconosciuto il risarcimento pecuniario, anziché le riduzione di pena, giacchè quest’ultima risulterebbe concretamente priva di effetti
In tali casi, si assiste a rimborsi che, in alcuni casi, giungono a perseguire la cifra dei 40.000 euro a favore di detenuti ergastolani ristretti da moltissimi anni, in barba a coloro che pagano regolarmente le tasse!
Si rammenta a tal proposito che i detenuti ergastolani si sono resi protagonisti di omicidi, stragi, ed altri gravissimi reati, condizione spesso dimenticata dal legislatore.
In un contesto del genere, non si comprende quale possa essere l’utilità della figura del Garante locale, regionale e nazionale, in presenza della Magistratura di Sorveglianza che è già di per se una garanzia istituzionale di alto rango ed efficacia, dotata di congrui strumenti di legge.

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6 commenti

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    Antonio Ricciardi on

    A questo punto non era maglio pagare la penale? Forse con tutti i rimborsi che stiamo dando ai detenuti ci stiamo arrivando lo stesso…….

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    Ritengo l’articolo delirante e quasi demenziale. Pieno di strafalcioni sia giuridici che fattuali. La tanto celebrata legge che preclude il gratuito patrocinio ai condannati dei reati di cui all’art. 4 bis. O.P. è stata dichiarata incostituzionale, mentre il possesso di beni immobili o mobili è irrilevante (contano solo i redditi). La conoscenza del tutto approssimativa della materia ha portato ad un articolo dettato più da qualunquismo giustizialista che non da reale conoscenza della materia. L’accusa che i ricorsi per sovraffollamento siano veicolati dagli avvocati per percepire i gratuiti patrocini è addirittura calunniosa. Se chi scrive ha elementi per sostenerlo dovrebbe denunciare la cosa in procura invece di lanciare vuote e generiche accuse su internet. Sarebbe opportuno informarsi dell’argomento, magari da vere guardie penitenziarie.

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      Non so chi Lei sia, visto che non si firma, e già questa circostanza indurrebbe a non rispondere.
      Tuttavia, considerate le critiche all’articolo e le accuse mosse all’autore appare doverosa una replica, ovviamente soltanto per rispetto dei nostri lettori.
      Innanzitutto è lecito presumere che Lei sia direttamente coinvolto nella “vicenda” e che tale compromissione non la renda lucido, né obiettivo, né, tantomeno, onesto intellettualmente.
      E’ probabilmente questo il motivo per cui il delirio e la demenzialità che pervadono il suo scritto la portino, poi, con una sorta di transfert psicologico, ad attribuirli all’autore dell’articolo.
      Altrettanto probabilmente, la più approfondita conoscenza (tecnica) della materia vantata, scaturisca da un interesse (materiale e personale) per i meccanismi procedurali.
      Ciò stante, sorprende un pò che tali conoscenze di procedure legali abbiamo poi macroscopiche lacune al punto da non sapere che “vuote e generiche accuse su internet” (in realtà un articolo su una rivista specializzata) possano essere acquisite d’ufficio dalla Procura (notitia criminis) per avviare indagini al pari di un esposto o di una denuncia-querela.
      Per altro verso, appare pretestuoso e strumentale disconoscere la competenza in materia di un addetto ai lavori.
      E’ più che evidente (a tutti meno che a lei) che chi ha scritto l’articolo lo ha fatto sulla base di conoscenze empiriche, acquisite personalmente sul campo.
      Miserrimo e offensivo, infine, il tentativo di sminuire l’interlocutore attribuendo l’inesistente qualifica di “guardia penitenziaria” al pari di definizioni dequalificanti come “azzeccagarbugli” o “faccendiere”.
      Del resto, excusatio non petita accusatio manifesta … il modo migliore per evidenziare contro ogni intenzione qualcosa che si vuole nascondere, è negarla.
      Concludendo, mi auspico che, in un momento drammatico come quello che sta vivendo la Nazione, sia noi che Lei possiamo tornare ad impiegare il nostro tempo in cose più importanti che non alimentare sterili polemiche. I fatti sono fatti, le opinioni restano opinioni.

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        Ovviamente sono interessato, è difficile che possa parlare di un argomento così specifico chi non lo conosce. Sarebbe più corretto, invece che delle zanzariere, parlare del fatto che i detenuti fanno i turni per stare in piedi e non atrofizzarsi le gambe, e per questo fanno i ricorsi. Sarebbe stato più corretto dare delle percentuali. Quanti sono i ricorsi per sovraffollamento accompagnati da gratuito patrocinio? E quanti sono quelli che vengono accolti? Magari sarebbe emerso che, in relazione al primo problema, la maggiorparte dei ricorsi i detenuti se li fanno da soli, senza nemmeno l’avvocato e con l’aiuto degli educatori. E che quando ci sono di mezzo gli avvocati, questi spesso e volentieri preferiscono farlo gratis piuttosto che col gratuito patrocinio, per la semplice ragione che la documentazione da allegare all’istanza di gratuito patrocinio è molto complicata da reperire per un detenuto. Considerando i 4 spicci che liquidano per queste procedure (quando liquidano) e il tempo e la burocrazia che ci vuole per averli, ha più senso fare senza; si risparmia l’80% del lavoro visto che il ricorso ex art. 35 ter O.P. è molto semplice e non richiede allegati. Soccorro io con le mie statistiche personali (insignificanti ovviamente). Dall’introduzione ho fatto 14 ricorsi (tra penale e civile), uno solo col gratuito patrocinio (il primo, per la bellezza di 150,00 €) e sono stati tutti accolti (in relazione a 4 diverse carceri.Cordialità.

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          Molto apprezzabile il ridimensionamento dei toni.
          A proposito delle percentuali, Einstein diceva che non tutto quello che conta può essere contato e non tutto quello che può essere contato conta.
          Nella buona sostanza, in questa vicenda il suo è oggettivamente un osservatorio limitato. Limitato alle carceri che ha frequentato e limitato ai casi che ha trattato.
          Altra cosa è, invece, verificare sul campo la portata complessiva di determinati fenomeni.
          Abbia fede, i casi pretestuosi e strumentali sono molti di più di quelli che Lei possa immaginare.
          E al di là del gratuito patrocinio, si pensi anche ai patti di quota lite o accordi similari.
          Ad ogni buon conto, quello che si voleva stigmatizzare nell’articolo non è tanto il principio del risarcimento per trattamento degradante quanto le pretestuose strumentalizzazioni che lo hanno mercificato “usando” una norma fondamentalmente giusta a danno dello Stato e dei cittadini che pagano le tasse. Del resto lei lo dovrebbe sapere bene: summum ius summa iniura.
          Saluti

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            Non è un problema di toni, ma di contenuti. Quelli dell’articolo sono non corrispondenti al vero, ed infatti non citano fonti. Il che può accadere. Il problema è che, nello sbagliare, si attribuiscono alla classe forense comportamenti che o sono reato (e andrebbero denunciati in procura) o sono illeciti deontologici (e andrebbero denunciati all’ordine di appartenenza). Ho riportato la mia esperienza, che è comune a quella di tutti i colleghi che conosco. Sono pochissime le carceri non sovraffollate in Italia e sono pochissimi i ricorsi di questo tipo infondati. Gli avvocati, il più delle volte, li fanno per senso del dovere, visto che non vengono nemmeno pagati. E spesso i detenuti se li fanno da soli, aiutati dagli educatori, e li vincono comunque. Che poi non sia giusto, questo lo condivido. Ma la soluzione è una pena meno cercerecentrica, come nei paesi più civili. Cordialità.

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