Bonafede: «I detenuti non pagano il debito con lo Stato, li farò lavorare in carcere scalando il dovuto»

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Intervistato in diretta da Milena Gabanelli e Simona Ravizza, il ministro di Giustizia si impegna a fare una legge che preveda uno stipendio «virtuale» per i detenuti: così si trovano i soldi per farli lavorare tutti

«Assolutamente sì». Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha risposto a Milena Gabanelli che gli chiedeva se ha intenzione di introdurre una legge che permetta ai detenuti di lavorare in carcere in cambio di uno stipendio «virtuale», da cui scalare le spese di giustizia e mantenimento, come avviene da anni nei paesi del Nord Europa ed in alcuni Stati americani, con ottimi risultati: le recidive sono bassissime, e in cambio i detenuti che accettano il programma hanno più permessi premio e un lavoro in tasca quando escono. Fra l’altro la maggior parte del lavoro avviene dentro le carceri, in modo da renderle quasi completamente autosufficienti. Il tema era stato sollevato dall’inchiesta di Gabanelli e Simona Ravizza «Carceri: perché il 70% dei detenuti torna a delinquere», pubblicata lunedì sul Corriere della Sera, da cui emergeva che in Italia solo il 30% dei detenuti lavora, ma quasi tutti in rotazione e poche ore al giorno. Il problema è che la legge prevede giustamente una remunerazione, ma i soldi per far lavorare tutti non ci sono.

 

 

«Il ragionamento che faceva lei porta a una soluzione molto semplice», ha spiegato il ministro Bonafede, intervenuto in diretta a Dataroom martedì alle 13.30. «Non andiamo a inseguire il detenuto dopo che è uscito dal carcere per avere i soldi che lui deve allo Stato, ma quando il detenuto è in carcere e fa questi lavori decidiamo che una parte di quello che gli viene dato per legge venga compensato con i crediti che ha lo Stato nei suoi confronti e in questo modo alla fine della pena lui avrà pagato il suo debito, si sarà reintegrato e quando esce non sentirà l’esigenza di andare a lavorare a nero perché a quel punto il suo debito con lo Stato sarà completamente estinto». Per fare ciò, ha aggiunto Bonafede, bisogna fare una legge. «Adesso il sistema legislativo prevede una situazione particolare per cui non si trattiene nulla se non il vitto, 3,60 euro al giorno», ha affermato. «Se noi consideriamo la sicurezza e tutto il resto — ha proseguito — un detenuto costa fra i 130 e i 150 euro al giorno e quindi circa 4.000 euro al mese. È evidente che attualmente i 3,60 sono veramente le briciole, però adesso la legge è questa. Quindi se lei mi chiede se devo fare una legge per fare il sistema sì, la devo fare e direi che siccome facciamo tante leggi per migliorare il sistema giustizia questa sicuramente è una sfida da raccogliere». Insomma, Bonafede lo ha promesso: farà una legge per far lavorare in carcere tutti i detenuti e fargli pagare al tempo stesso il debito che hanno con lo Stato.

Fonte: corrieredellasera.it

 

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    Quello che vuole fare il Ministro è cosa giusta, ma se si volesse, si potrebbe già mettere in atto sui detenuti che lavorano e che percepisce una mercede (solo per i definitivi) composta da un fondo disponibile e un fondo vincolato che di solito è pari ad 1/5 che dovrebbe servire per le spese di giustizia, potrebbe essere subito ripresa e versata in modo coatto a titolo di risarcimento. Detta pratica dovesse essere applicata anche hai detenuti lavoranti che per ora esulano (appellati e ricorrenti) cosa che tutt’ora nn viene fatta visto che la legge non lo permette.

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