Carcere di Paola, detenuto tenta suicidio e poi aggredisce gli agenti di Polizia Penitenziaria

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Ricostruisce l’accaduto Donato Capece, segretario generale del SAPPE Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria : “L’uomo, un detenuto straniero, ha prima tentato di suicidarsi puntandosi una lametta al collo e poi si è scagliato con violenza verso i poliziotti penitenziari intervenuti per salvarlo, due dei quali sono ricorsi alle cure dei sanitari.

Una una situazione allarmante: oggi nel carcere di Paola sono ristretti troppi detenuti pschiatrici. Ben 32 detenuti su 220 hanno un disagio psichico certificati e 49 assumono terapia pschiatrica. Solo nella scorsa settimana si sono aggiunti altri 2 detenuti nuovi giunti con problemi psichici, da evidenziare anche nella medesima settimana 3 celle detentive sfasciate, per non parlare della difficile gestione… L’ assurdo è che nel carcere di Paola non è presente nessun medico psichiatra (da circa 30 giorni quello che c’era ha dato le dimissioni)…”.

Capece, segretario generale del SAPPE, rivolge “solidarietà e vicinanza al Personale di Polizia Penitenziaria di Paola, che ancora una volta ha risolto in maniera professionale ed impeccabile un grave evento critico” e giudica la condotta del detenuto che ha provocato l’aggressione “irresponsabile e gravissima”.

“Anche il grave episodio accaduto” conclude il leader del SAPPE “conferma la costante tensione detentiva che continua a caratterizzare le nostre carceri. Ai disagi ed allo stress operativo per il Personale di Polizia Penitenziaria come conseguenza di costanti e continui eventi critici, le carceri sembrano essere moderni lazzaretti, nei quali almeno una patologia sanitaria è presente nel 60-80% dei detenuti. Ciò vuol dire che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti: a seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Spesso, è solo la Polizia Penitenziaria, con le sue donne ed i suoi uomini in prima linea 24 ore al giorno, a confrontarsi con questi disagi e con le conseguenze che questi producono. Come dimostra quel che è avvenuto a Paola”.

Fonte gazzettadelsud.it

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