Carcere Rebibbia: statistiche e scheda completa

Via: Raffaele Majetti 70 Cap: 00156

Comune: Roma

Regione: Lazio

Telefono:0006439801

Email: [email protected]

Scheda aggiornata il: 8 Giugno 2019

Carcere Rebibbia: come si raggiunge?

come si raggiunge con mezzi pubblici: Metro b, fermata Rebibbia, navetta ATAC per Polo penitenziario – oppure linea 311/341
come si raggiunge in auto: Coordinate gps: latitudine 41.9306946 – longitudine 12.5741244 –
Per chi proviene da fuori Roma : uscita grande raccordo anulare n°13 direzione centro – strada provinciale ss 5 via Tiburtina – per circa 3,3 km fino all’altezza dell’hotel Industrial – Per chi proviene da Roma strada provinciale ss 5 via Tiburtina direzione grande raccordo anulare fino all’altezza dell’hotel Industrial – in alternativa accesso via Casal de’ pazzi, prendere via Bartolo Longo, alla rotatoria prendere la prima via a destra, via Raffaele Majetti.
Utilizza il marker sulla mappa avviare il navigatore.

STATISTICHE

DETENUTI

Carcere Rebibbia: statistiche detenuti

Il carcere di Roma Rebibbia Raffaele Cinotti è stato inaugurato nel 1972.
Ha una capienza di circa 1200 detenuti ed un organico previsto per la Polizia Penitenziaria di 850 unità.
In realtà, al 30 aprile 2019, vi sono ristretti 1570 detenuti a fronte di 800 poliziotti penitenziari.
Ciò significa che, rispetto ad una proporzione ottimale di 1,40, al Raffaele Cinotti c’è un rapporto agenti/detenuti di 1,90.

Posti regolamentariPosti non disponibiliTotale detenuti
1161881580
PERSONALE

Direttore
Rosella  Santoro


Vice direttore
Antonella De Paola


Vice direttore
Laura Fazzioli


Vice direttore
Marco Grasselli


Vice direttore
Luisa Pesante

Polizia Penitenziaria effettiviPolizia Penitenziaria previstiAmministrativi effetiviAmministrativi previstiEducatori effettiviEducatori previsti
78085175601415
COMUNICAZIONI

Telefonate
carte telefoniche Si
modalità di acquisto e utilizzo schede
Ai detenuti viene consegnata una carta telefonica prepagata nella quale è inserita lutenza o le utenze autorizzate, intestate a congiunti – il rilascio della scheda è subordinato alla verifica del rapporto di parentela con l’intestatario dell’utenza.
altre informazioni sulle comunicazioni
È prevista poi esclusivamente per i detenuti del circuito media sicurezza la possibilità di effettuare telefonate su utenza mobile purchè non abbiano effettuato nè colloqui visivi nè telefonici su utenza fissa per un periodo di almeno 15 giorni e a condizione che dichiarino di non poter mantenere contatti di alcun tipo con i familiari se non per mezzo di telefonate su cellulari – È richiesta ai fini della concessione della telefonata indicazione da parte del detenuto del numero di cellulare dei congiunti e la produzione di documentazione che comprovi la titolarità dellutenza
videochiamate tramite Skype No
altre informazioni in corso di implementazione

Vuoi conoscere la situazione di tutti gli istituti penitenziari italiani? Tutti i dettagli nella pagina CARCERI ITALIANE

Carcere Rebibbia: meno violenza grazie allo sport

Nel carcere Rebibbia sono diversi i detenuti che sono entrati a far parte della squadra di rugby dei Bisonti, nata inizialmente per offrire ai ragazzi reclusi nella Casa Circondariale di Frosinone l’opportunità di reinserirsi nel tessuto sociale. Dal 2018 i Bisonti Rugby, dopo il blocco delle attività a Frosinone, hanno deciso di ricominciare dal carcere capitolino. Con il progetto federale “Rugby oltre le sbarre” alcuni detenuti hanno oggi l’occasione di uscire una volta alla settimana dal luogo di detenzione per andare ad allenarsi insieme ai volontari.

Gli agenti di Polizia Penitenziaria assistono regolarmente ai match per garantire sempre massima sicurezza e talvolta scendono in campo a fianco dei detenuti. Il rugby, così come lo sport in carcere, contribuisce così a ridurre fenomeni di violenza tra detenuti e nei confronti degli agenti in servizio in quanto permette di rafforzare il senso di condivisione, collaborazione e rispetto.

Mirko è uno degli ultimi ragazzi ad aver scoperto il mondo del rugby grazie ai Bisonti. Lo scorso aprile infatti, dopo ben 11 anni di carcere e con altri 4 anni e mezzo ancora da scontare, ha ritrovato in parte la sua libertà per allenarsi con gli altri e iniziare a correre su un campo da rugby. Ma non solo. Perché Mirko è stato il primo detenuto a uscire dal carcere per giocare in un campionato, quello in C2, che ha visto coinvolti proprio i temutissimi Bisonti.

La partita che è stata giocata su un bellissimo campo accanto al Tevere, si è rivelata per Mirko un’avventura unica. Al termine il 38enne romano è stato riaccompagnato a Rebibbia.

Casa circondariale di Rebibbia: esempio positivo di sport e integrazione

La casa circondariale di Rebibbia è un vero e proprio esempio virtuoso. Infatti nelle 4 palestre e nei 4 campi sportivi si organizzano, oltre a partite di rugby, anche partite di  calcio e calciotto, partite di tennis e corse. Molto rinomata è la corsa podistica Vivi Città organizzata annualmente e dove fondamentale per la riuscita dell’evento e per il tracciamento del percorso è la collaborazione della Polizia Penitenziaria.

Dal 2014 inoltre la palestra carcere Rebibbia consente di partecipare a corsi di ginnastica e di utilizzare la sala pesi.

Tra le carceri Lazio, quello di Rebibbia, sezione femminile, è stato il primo insieme alla città di Bologna, ad avviare il progetto “sport in carcere” fortemente voluto dal Ministero di Giustizia e dal CONI .

Biblioteca carcere Rebibbia e altri spazi di formazione e svago

Rebibbia è anche un luogo dotato di spazi ricreativi e culturali. Tra questi c’è la biblioteca che è un’area dove i detenuti possono leggere libri o studiare in tutta tranquillità e dove è prevista anche una sezione interamente dedicata alla scuola e alla formazione.

Proprio all’interno del carcere, inoltre, l’Università di Tor Vergata è presenta da circa 10 anni con il progetto “Teledidattica – Università in carcere” e ha avviato in via sperimentale un corso di Laurea in Scienze Motorie dal 2017.

Non mancano i corsi professionali: si va dal teatro alla sartoria.

Lo sport nelle carceri, così come le attività ricreative, sono dunque fondamentali per migliorare il benessere psicofisico dei detenuti e tenerli impegnati. In questo modo si assicura anche l’incolumità degli agenti di Polizia Penitenziaria  che possono svolgere il loro lavoro con minori rischi.

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