Caro professor Gonnella …

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Caro Professor Gonnella,
ho letto l’articolo nel quale manifesta grande apprensione per un possibile aumento dei poteri della Polizia Penitenziaria a discapito dei direttori.
Non si preoccupi, pur se faccio parte di quei sindacati che tanto la preoccupano, non ho intenzione di entrare nel merito delle sue affermazioni.
Piuttosto, vorrei porle alcune domande nella sua veste di “giurista e filosofo del diritto italiano” (come indica la sua biografia wikipedia).

Caro professor Gonnella,
ha idea di che cosa significhi praticamente effettuare un turno di servizio di otto ore dentro una sezione penitenziaria con cento, o più, detenuti liberi di gironzolare? Lo sa cosa significa affidarsi soltanto al “buon senso” di chi si dovrebbe custodire?

Caro professor Gonnella,
lo sa lei che quel poliziotto penitenziario, prima di entrare in servizio, si fa il segno della croce, pregando Dio che non gli succeda nulla e possa tornare a casa sano e salvo?

Caro professor Gonnella,
è consapevole del fatto che quasi la metà dei detenuti soffre di disturbi mentali e, almeno duemila, di rilevante gravità?

Professor Gonnella,
si ricorda che da parecchi anni è stata soppressa la sanità penitenziaria? E rammenta che sono stati chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari? Lo sa che questo significa che quello stesso poliziotto penitenziario si può trovare di fronte soggetti “fuori di testa”?
Premesso che l’unica cosa sulla quale siamo tutti d’accordo è che l’esecuzione penale italiana è in condizioni disastrose, è possibile una volta tanto ipotizzare che sia il sistema a non funzionare? E’ possibile ammettere, almeno l’ipotesi, che il regime penitenziario sia troppo “buonista” e sbilanciato solo sul trattamento?

Caro professore,
è concepibile superare un attimo lo stereotipo del detenuto-vittima vessato e maltrattato e prendere in considerazione che gran parte dei reclusi sono arroganti, aggressivi e, tendenzialmente, delinquenti irrecuperabili?
Le garantisco, caro professore, che non c’è un poliziotto penitenziario che non conosca la regola aurea delle carceri, cioè che più il detenuto sta bene e meno problemi avrà il personale di custodia.

Mi permetto di concludere con una mia considerazione.

Caro professor Gonnella,
non è con la filosofia del diritto che un poliziotto penitenziario riesce a gestire cento o più detenuti. Io penso sia necessario dotarlo di qualche strumento in più per farlo, o perlomeno per difendersi, sia questo uno strumento materiale, normativo oppure ordinamentale. E le assicuro che dietro questa affermazione non si nasconde alcun intento corporativo, politico o di rivendicazione di potere ma soltanto l’intenzione di tutelare l’incolumità dei colleghi.

Io ho un sogno, professore … mi piacerebbe che la sua influenza politica e comunicativa (e quella dell’Associazione che presiede) fosse utilizzata qualche volta per risolvere i problemi strutturali (materiali e normativi) dell’esecuzione penale, piuttosto che concentrarsi – sempre e comunque – su questioni ideologiche (e accademiche).

Mi perdoni l’irriverenza, le auguro buon lavoro.

Giovanni Battista de Blasis

leggi l’articolo di Gonnella

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About Author

Giovanni Battista De Blasis

Nato a Roma il 26 agosto 1958 già Sostituto Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche ed uno in scienze penitenziarie e dell’esecuzione penale. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche, professionali, saggistiche e satiriche. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Vice Presidente e Direttore del Comitato Scientifico dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale Aggiunto del Sappe e Vice Presidente Vicario dell’Anppe.

3 commenti

  1. Avatar

    La polizia penitenziaria deve essere comandata da un poliziotto, non da direttori, educatori e assistenti sociali, inoltre sono assolutamente d’accordo a transitare al ministero dell’interno, il ministero della giustizia pensa solo ed esclusivamente al ristretto, basta vedere l’equipaggiamento scadente, i nuovi gradi in ritardo, contratto scaduto…

  2. Avatar

    Pensavo che i Direttori degli Istituti Penitenziari fossero di default dirigenti del Corpo della Polizia Penitenziaria e non burocrati mandati dal Ministero di Grazia e Giustizia. Chi meglio di un “addetto ai lavori” e quindi un poliziotto penitenziario potrebbe ricoprire il ruolo di comando di un carcere? Siamo proprio in Italia dove le riforme vengono fatte a vantaggio di alcuni e a svantaggio di altri. E poi non penso che se venissero messi al vertice degli Istituti delle persone provenienti dalla PolPen, ci sarebbe pericolo di soprusi o di derive violente nei confronti dei detenuti. Queste sono pure e mere ideologie di parte della società civile e della politica sempre ad attaccare le Forze dell’Ordine.

  3. Avatar

    Pensavo che i Direttori degli Istituti Penitenziari fossero di default dirigenti del Corpo della Polizia Penitenziaria e non burocrati mandati dal Ministero di Grazia e Giustizia. Chi meglio di un “addetto ai lavori” e quindi un poliziotto penitenziario potrebbe ricoprire il ruolo di comando di un carcere? Siamo proprio in Italia dove le riforme vengono fatte a vantaggio di alcuni e a svantaggio di altri. E poi non penso che se venissero messi al vertice degli Istituti delle persone provenienti dalla PolPen, ci sarebbe pericolo di soprusi o di derive violente nei confronti dei detenuti. Queste sono pure e mere ideologie di parte della società civile e della politica sempre ad attaccare le Forze dell’Ordine.

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