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Sorpresa! La caverna di Aladino sta in carcere, in Sicilia

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Qualche mese fa, fece un certo scalpore l’articolo che scrissi dal titolo “La Caverna di Aladino” che raccontava la storia di André Silva, un detenuto brasiliano il cui retto fu soprannominato “ la caverna di Aladino: ci aveva nascosto dentro “due cellulari, due caricabatterie, tre SIM, delle pinzette, due piccoli trapani e un seghetto in otto pezzi.” C’è chi si fece un sorrisino ironico, chi qualche battuta del tipo : è una bufala! Altri liquidarono l’articolo con un sorriso, convinti di sfottere un vecchio indiano visionario, giunto ormai alle soglie della pensione.
Avevo scritto che questi cellulari cinesi che misurano 5,2 cm. sono così piccoli che ce li si può infilare nel c…. come una supposta, senza problemi. Un aspetto, questo, che li rende molto popolari tra i detenuti.
Le recensioni di alcuni acquirenti su Amazon talvolta erano state molto dirette. In una, il recensore spiegava che il telefono era “molto piccolo e poco doloroso da nascondere” ma si preoccupava per il fatto che il modello non era al 100 percento di plastica e quindi poteva essere rilevato dal bodyscanner. Quindi gli dava solo una stella su cinque, “perché immaginava che la maggior parte delle persone che avrebbe comprato quel telefonino lo avrebbe fatto “ per un certo motivo.”
Un altro utente era stato ancora più diretto scrivendo: “Nessun problema col sedere!!! Non mi ha fatto proprio male grazie ragazzi :)”
Il fenomeno dei cellulari nascosti nel sedere dei detenuti, infatti, arriva da lontano ed è stato subito imitato dai nostri detenuti nostrani. Nell’estate del 2015, in Inghilterra, un tizio condannato a 16 mesi per frode fu beccato con un telefonino e un caricabatterie infilati nel retto. Nel febbraio 2016, un assassino detenuto nel carcere di massima sicurezza del Nuovo Galles del Sud fece uno sciopero della fame per 12 giorni solo nel tentativo di non defecare un cellulare che si era precedentemente nascosto nel sedere e che era stato individuato da un bodyscanner (alla fine non ce l’ha fatta).
L’anno prima, a Manchester, un tizio si era nascosto nell’ano quattro cellulari, quattro SIM e quattro caricabatterie. E poi c’è il caso di André Silva, il cui retto, per l’appunto era stato nominato “la caverna di Aladino” per la grande quantità di oggetti nascosti. Ma ad insidiare il primo posto in classifica stavolta è un detenuto italiano Gerlando S. cinquantenne di Agrigento che recatosi in permesso premio per visitare la povera madre gravemente ammalata, al suo rientro usava il proprio stomaco come un cavallo di troia all’interno del quale era celato un carico di telefonini.;
La storia accade a Trapani, lì dove finisce l’Italia (o dove inizia come disse l’onorevole trapanese Nunzio Nasi in un famoso discorso tenuto alla Camera dei Deputati quasi un secolo fa). Stavolta la Polizia Penitenziaria trapanese attrezzata di MANTA RAY un rilevatore di componenti elettronici dai più bollato come un giocattolino, controlla l’addome del detenuto che attraverso una luce verde lampeggiante rileva che c’è qualcosa che non va.
Il detenuto viene posto in isolamento e invitato a defecare e quale sorpresa mista a sbalordimento quando il detenuto evacua ben 4 telefonini marca L8STAR di 5,2 cm. X 2 roba da guinnes dei primati e sicuramente stabilisce il record italiano di “detenzione di telefonini nello stomaco”.
Altro che Andrè Silva: è lui, Gerlando S. il vero Aladino ed è agrigentino. La sua caverna capiente ha saputo contenere ben 4 telefonini. Ha battuto ogni record persino quello della sfacciataggine. Il ritrovamento ha fatto il giro del mondo. Servirà questa prova inconfutabile dell’ingresso dei telefonini in carcere attraverso lo stomaco a destare dal torpore l’amministrazione penitenziaria affinchè vengano presi dei provvedimenti seri nei confronti di questo fenomeno e far riflettere la Magistratura di Sorveglianza sui permessi premio che ormai vengono vissuti dai detenuti come un diritto acquisito e non come concessione?

 

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