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Cento giorni di Basentini, tra sospensioni dal servizio e comunicati stampa

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Non ho fatto il conto preciso ma, ad occhio e croce, il nuovo capo Dap Francesco Basentini dovrebbe aver raggiunto i fatidici primi cento giorni di mandato alla fine di ottobre.
Convenzionalmente, passati i primi cento giorni ci si azzarda a trarre i primi bilanci dell’attività.
Dopo aver ascoltato le iniziali manifestazioni di intenti di Basentini, mi sono arrischiato a scrivere di aver intravisto una flebile fiammella alla fine del tunnel.
Pur sottolineando che, per il momento, si trattava solo di chiacchiere, non ho aggiunto, però, di aver sentito sibilare venti molto forti all’esterno di quello stesso tunnel.
Temo che quei venti abbiano già spento la fiammella.
A settembre, a seguito della tragedia accaduta al carcere femminile di Roma dove una detenuta ha ucciso i suoi due figli, Basentini ha sospeso dal servizio Direttore, vice Direttore e Comandante.
Ad ottobre, a seguito di presunte irregolarità di gestione, Basentini ha sospeso dal servizio il Comandante del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre e quattro poliziotti penitenziari, suoi collaboratori.
( …e novembre sta per iniziare).
Mi domando, e con me se lo sono domandato la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori: “Era proprio necessario adottare provvedimenti di simile portata?” e, soprattutto: “Era proprio indispensabile rendere pubblico tutto quanto?”
A mio avviso, la cosa ha tanto il sapore della propaganda di chi vuol dimostrare di essere “duro e puro”. Francamente, questo modo di fare mi sembra conseguenza dell’atteggiamento di chi per abitudine esprime solo giudizi di tipo chiuso.
E i giudizi di tipo chiuso sono il risultato di un’euristica del pensiero che percorre la strada più semplice, quella che richiede il minor sforzo (non lo dico io, lo sosteneva Jung).
Personalmente, pur essendo cresciuto a pane e pandette, ho sempre creduto nel principio che sostiene essere meglio correre il rischio di assolvere un colpevole piuttosto che condannare un innocente.
(E l’esposizione mediatica dei provvedimenti e delle persone che li hanno subiti è stata già di per sé stessa una vera e propria condanna).
Indubbiamente, gli estemporanei provvedimenti di Basentini mi sembrano molto lontani dal beyond reasonable doubt del diritto anglosassone.
Oltremodo, al di là del fatto che, molto probabilmente, questi provvedimenti sono stati, o saranno a breve, revocati per effetto di sentenze giurisdizionali o in autotutela, nessuno potrà revocare e cancellare il clamore provocato sui casi e sulle persone coinvolte, visto l’ampio risalto avuto dalle due vicende sui mass media, anche a causa di comunicati stampa diramati dallo stesso Basentini.
Insomma, la classica tempesta in un bicchier d’acqua, quella evocata per primo da Cicerone quando redarguì un senatore imputandogli che “…sarebbe stato molto più rispettabile se avesse provocato la stessa tempesta non già in una coppetta, ma almeno nel mar Egeo”.
Per non parlare, poi, della disposizione con cui ha istituito una sorta di replica del dipartimento all’interno della propria segreteria, quasi fosse una specie di Italia in miniatura di Viserba.
Se dovessi esprimere la mia opinione sotto l’aspetto comportamentale, direi che Basentini sembra essere incappato in un bias cognitivo, cioè in una forma di distorsione della valutazione personale degli individui, causata da pregiudizio e, per questo, se dovesse proseguire con lo stesso modus operandi dei suoi primi cento giorni, prevedo scenari molto complicati.
Prevedo scenari molto complicati, perché un conto è diffidare di chi ha affossato l’amministrazione penitenziaria e un conto è diffidare di tutti.
Non vorrei che anche Basentini fosse stato colpito dall’effetto Dunning-Kruger, sovrastimando le proprie capacità.
In tal caso, sarebbe opportuno che si andasse a leggere i risultati delle ricerche dei due studiosi, riassunti nell’articolo: “Inesperto e ignaro
di esserlo: come la difficoltà a riconoscere la propria incompetenza porta ad un giudizio esagerato di sé”.
Non dimentichiamo, poi, che dietro la porta c’è anche il famoso Principio di Peter, quello che sostiene la tesi per cui i dirigenti vengono promossi ogni volta che dimostrano doti e capacità nell’incarico, fino a quando raggiungono una posizione meno congeniale, per la quale non posseggono le necessarie capacità.
Quella posizione che, appunto, lo psicologo canadese Laurence Peter ha definito “livello di incompetenza”.
Insomma, i primi cento giorni di Basentini sono stati abbastanza preoccupanti e, pur tuttavia, bisogna tener conto del fatto che ognuno ha diritto ad un congruo periodo di apprendistato prima di essere sottoposto a giudizio.
Mi astengo, quindi, da ogni conclusione in attesa che il nuovo Capo Dap maturi l’esperienza necessaria al pieno svolgimento delle sue funzioni, nella speranza che la sua crescita sia anche la crescita del Corpo di Polizia Penitenziaria.

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