Che Dio ce la mandi buona

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Una lunga storia iniziata 202 anni fa. Il Corpo della Polizia Penitenziaria ha festeggiato l’8 luglio il suo ultracentenario anniversario di fondazione con una grande festa in Piazza del Popolo, nel cuore di Roma, alla presenza di molte autorità politiche, militari e istituzionali.

Se da un lato la ricorrenza mette in risalto la crescita di un Corpo storico, con orizzonti e specializzazioni sempre più al passo coi tempi, dall’altro, ahimè, non si può sottacere alle croniche disfunzioni, la maggior parte delle quali determinate da un livello dirigenziale in perenne sofferenza, frutto di iniziative che lasciano basito l’intero circuito penitenziario.

Alcuni eventi son a dir poco clamorosi, offensivi per il decoro del Corpo, allucinanti se solo si pensa alle criticità che avvolgono il sistema carcere.

Ha fatto discutere (e, fortunatamente, è stata bloccata in tempo), la decisione del carcere di Gorgona di organizzare l’attività “Bagni a mare” a favore dei ristretti del penitenziario. E, giustamente, il sindacato ha fatto immediatamente la sua parte, auspicando l’immediato intervento del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede affinché si revocasse l’iniziativa. I bagni avrebbero avuto una location che, si apprende, sembrerebbe essere impervia, inospitale, fatta da ripide scogliere che scendono in profonde acque (cioè priva di una normale battigia). Ma come si può pensare di condividere una simile iniziativa, in grado (da sola) di mettere a rischio l’incolumità dei detenuti ma anche e soprattutto degli stessi poliziotti penitenziari? Ironizzando, si poteva pensare di equipaggiare i colleghi con pinne, fucili ed occhiali (tanto per fare il ritornello al brano di Edoardo Vianello), una scialuppa di salvataggio per poi, eventualmente, rapportarli se uno degli utenti si fosse immerso nei fondali marini facendo perdere le proprie tracce.

Ci vuole coraggio!

Non appare da meno la direzione di un istituto del nord che per tenere buono un detenuto in regime di art. 14 bis O.P. gli concede un pallone, su pressante richiesta di quest’ultimo che assicurava che dare alcuni calci alla sfera gli avrebbe consentito di snervare meglio i propri istinti ed impulsi aggressivi….ma dai, ma si può? Ma dove viviamo?

Vogliamo parlare di quel direttore che ha definito in maniera superficiale il tentativo di evasione di un detenuto che dalla sua camera al terzo piano di un padiglione detentivo, dopo aver divelto la protezione che immette nel cavedio dell’istituto, con tanto di zainetto in spalla, si è precipitato fino al piano terra? Ebbene, sembrerebbe che la massima autorità dell’istituto abbia definito la vicenda come una “bravata”, adducendo addirittura che il detenuto “si era perso”.

Non contenti, si apprende di iniziative volte a far si che il soggetto fosse dichiarato incapace di intendere e di volere, evidentemente per consentirgli un’impunità. Ma signori, siamo alla follia più totale!!!

E quel detenuto che ha volontariamente e senza alcun motivo dato un terribile calcio all’altezza della caviglia di un malcapitato collega causandogli la rottura dell’arto con prognosi iniziale pari a 30 gg. e con il rischio di sottoporsi ad un’operazione chirurgica?

Fatti chiari, dinamica senza dubbi di alcun genere, eppure c’è chi si ostina a far emergere una verità contraria, anche con forzature e con forte destabilizzazione di un intero reparto, di certo con modus operandi fuori da ogni canone.

E discutiamo di quei provvedimenti che impongono assegnazioni temporanee di personale gravato da certificazioni e documentazioni che attestano la persistenza dei requisiti di cui all’art. 7  DPR 254/99? Definire barzelletta l’emanazione di provvedimenti che imponevano il rientro nelle sedi di origine a distanza di anni anche per coloro beneficiari di legge 104/92.

Tanto clamore, provvedimenti già emessi, e poi tutto a tacere nuovamente…  Abbiamo scherzato!!!

Si riduce lo straordinario, si limitano le missioni, i canoni delle caserme prima si pagano, poi si sospendono, poi nuovamente in pagamento e poi nuovo stop…

E gli anticipi missione e la liquidazione delle stesse come mai non avviene con puntualità? Ed i buoni pasto? E le mense? Ed i mezzi dell’Amministrazione fatiscenti e logori? Boh!!!

Vogliamo parlare dei provvedimenti imposti senza il preventivo ricorso alla richiesta del nulla osta sindacale? Ebbene, in Emilia Romagna si avverte la necessità di indire un interpello regionale per il reperimento di un funzionario da inviare in missione volontaria in quel di Parma. La sede che presenta più funzionari del Corpo risulta essere quella di Bologna. Considerato che alcuni commissari sono allo stesso tempo dirigenti sindacali, l’Amministrazione (giustamente) provvede a richiedere il nulla osta. A distanza di un mese, la stessa amministrazione regionale, indice un interpello volto al reperimento di un ispettore da inviare in missione giornaliera presso una struttura penitenziaria distante poche decine di chilometri dalla sede individuata dal provvedimento. Ma qui, a differenza di quanto operato per i funzionari, pur in presenza di unità che fungono allo stesso tempo con mandati di dirigenti sindacali, non procede a richiedere il nulla osta sindacale, non dando ascolto e riscontro alle numerose segnalazioni dei sindacati in forma congiunta. Ed a dire che sul tema sono intervenute numerose sentenze della giustizia amministrativa che hanno dato scacco matto all’Amministrazione in più circostanze.

Perché non fare riferimento all’assenza delle piante organiche dei nuclei traduzione dal 2012, in barba al decreto ministeriale dell’8.2.2012 art. 8 co. 2?

E per le scuole come la mettiamo? Possibile che la scuola di Parma risulti essere sempre la più penalizzata agli esami finali, con voti bassi a differenza di ciò che si registra in altre consorelle? Sembra che la vicenda sia ampiamente conosciuta dalla stessa direzione della formazione, ma, nonostante i proclami, tutto tace, con buona pace degli allievi impegnati ai corsi.

Uno dei dati che lascia comunque amareggiati è anche constatare di come alcuni eventi critici, quali aggressioni al personale, risse aggravate in carcere, danneggiamenti, ferimenti, incendi ed altro ancora, ricevano quasi spesso misure diverse da quelle previste dal codice di procedura penale. Orbene, domandiamoci perché le lesioni aggravate con prognosi che superano i giorni previsti dalla normativa non ricevono arresti obbligatori? Possibile che chi devasta, incendia e aggredisce colleghi in divisa, nella maggior parte degli istituti, si vede denunciato a piede libero e semplicemente trasferito in altre sedi penitenziarie per motivi di ordine e sicurezza? Purtroppo siamo alle solite, non c’è verso alcuno. Si blatera tanto, si fanno e si disfano progetti di crescita, alla fine anche lo stesso annuale, seppure imponente (e, per una volta almeno, diciamo grazie al capo del DAP Francesco Basentini, per l’attenzione ricevuta in pompa magna), non fa che essere un’eccezione ai turbinii giornalieri, gravati da soliti problemi ma con l’aggiunta di scriteriate scelte che non fanno altro che arroventare l’intero sistema penitenziario.

Che Dio ce la mandi buona!!

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