Chi ha paura di richiudere le celle delle carceri italiane?

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Intanto smettiamola di fare gli ipocriti. Chiamiamo le cose con il loro nome: non sono camere di pernottamento, sono celle.

Si, celle … finiamola una buona volta con questa ipocrisia tutta italiana dove il buon vecchio spazzino viene chiamato operatore ecologico (ma sempre spazzino resta) e dove il piantone al detenuto, il buon vecchio scemo e squattrinato detenuto che fa il piantone, viene chiamato “assistente alla persona” o addirittura “care giver”.

Si, smettiamola con queste cazzate e concentriamoci sulle cose serie. Spinti da una sentenza (la Torreggiani) abbiamo aperto le celle per otto ore al giorno e anche di più, dando la possibilità ai detenuti (ipocritamente chiamati utenza) di ricalcare all’interno dell’istituto grazie alla possibilità di movimento, comportamenti criminali che avevano da liberi e, quindi, se erano spacciatori continuare a spacciare all’interno approfittando della promiscuità e della difficoltà delle perquisizioni in un casino simile.

Per più di dieci anni non si sono arruolati agenti, se non in minima parte, e allora, vista la carenza di personale qualcuno si è inventato la vigilanza dinamica, da sempre mal digerita dal personale, perché non esclude alcuna responsabilità da parte dell’agente in caso di eventi critici di una certa importanza.

Mescolando celle aperte e vigilanza dinamica si è dato luogo a quel mix di violenza e ingestibilità che ha portato a migliaia di eventi critici in pochi anni, più di quanti ne siano successi in un secolo di storia del Corpo.

Si è continuato a tenere celle aperte anche dopo rivolte, aggressioni e ferimenti di una certa importanza. Ricordo di aver letto una nota di un “noto” provveditore (scusate ma lo scrivo con la “p” minuscola perché questo si merita) con la quale lo stesso “non concordava” con il provvedimento preso dal Comandante e ratificato dal Direttore di sospendere il “regime Torreggiani” ovvero celle aperte per 15 giorni, in quel reparto, dopo una violentissima rissa tra detenuti extracomunitari nella quale uno era rimasto gravemente ferito.

Quindi celle aperte a tutti i costi e costi quel che costi, (scusate ancora una volta il gioco di parole).

Il disastro è sotto gli occhi di tutti e pertanto mi chiedo: chi ha paura di richiudere le celle?

I detenuti devono restare chiusi in cella se vogliamo la sicurezza negli istituti e vogliamo davvero vedere calare il numero degli eventi critici. La Torreggiani dice delle cose, ma queste stesse cose possono essere rimodulate alla luce degli eventi, permettendo sempre ai detenuti di poter fruire degli spazi comuni o degli spazi all’aperto, ma non ciondolare per i corridoi, e il tutto con le celle chiuse che si aprono a cadenza regolare.

Mi chiedo se sia così difficile elaborare una circolare in questo senso e inviarla a tutti gli istituti d’Italia?

Mi offrirei io di scriverla. Ma non sono il consulente di Basentini e pertanto devo solo lanciare delle idee nella speranza che qualcuno le rubi e le trasformi in direttive.

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