Corpo di Polizia Penitenziaria: cerchiamo di ripartire dopo un 2019 davvero deludente

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Un anno che si conclude comporta, inevitabilmente, un bilancio complessivo dei dodici mesi appena trascorsi. E, sul fronte del comparto sicurezza e delle esigenze normative ed economiche del Corpo di Polizia Penitenziaria, non sono stati affatto 365 giorni soddisfacenti.

Non sono stati mesi soddisfacenti sul fronte dell’approvazione del Decreto sicurezza bis, che non ha recepito affatto alcuni degli emendamenti che l’Amministrazione Penitenziaria presentò ufficialmente al Governo. Parliamo di emendamenti che prevedevano la reclusione da uno a quattro anni per il detenuto trovato in possesso di apparecchio radiomobile o di strumento comunque idoneo ad effettuare comunicazioni con l’esterno dell’istituto penitenziario. Prevedevano, inoltre, che tale pena fosse estesa anche per i familiari o conoscenti che detengono o portano con sé all’interno dell’istituto penitenziario tali strumenti di comunicazione.

Allo stato attuale, invece, un telefono cellulare è soltanto un oggetto non consentito, alla stessa stregua di tanti altri oggetti che, a seconda dei casi, non sono consentiti dai singoli regolamenti interni. Altra proposta, bocciata, è l’introduzione di ipotesi aggrava per lesioni personali. In sostanza tende ad ampliare il catalogo delle ipotesi aggravate del reato di lesioni personali, inserendo una specifica modifica nell’articolo 576, comma 1, numero 5 bis) codice penale, tesa a sanzionare la condotta lesiva cagionata ai danni di personale in servizio presso un istituto penitenziario. Come se non bastasse, l’altro emendamento prevedeva l’estensione del 4 bis, l’articolo dell’ordinamento penitenziario che vieta la concessione di benefici, nei confronti di chi detiene il cellulare.

Non sono stati mesi soddisfacenti sul fronte del rinnovo contrattuale e di nuovi fondi per il Comparto sicurezza e la Polizia Penitenziaria. Nonostante le promesse del Governo – prima gialloverde e poi giallorosso – di maggiori risorse in Legge di Bilancio 2020 per rinnovo del contratto e riordino delle carriere, le promesse non sono state mantenute.

Non sono stati mesi soddisfacenti per quanto concerne il nuovo Accordo Quadro di Lavoro per la Polizia Penitenziaria: i lavori del Gruppo tecnico sono finiti da tempo, ma il tavolo politico non è ancora stato convocato per la definitiva approvazione-

Ma non sono stati mesi soddisfacenti per le colleghe ed i colleghi che vivono in Caserme e a cui tutti avevano promesso un “condono” del pagamento degli oneri per l’uso di stanze in caserma, ma nessun decreto si è ancora visto; non sono stati mesi soddisfacenti per quanti attendono un giusto ed adeguato ammodernamento del vestiario. E non sono stati mesi soddisfacenti per chi si aspettava serie e concrete iniziative per il benessere del personale, ad esempio sul fronte della qualità e della quantità del cibo servito nelle mense di servizio, per l’aggiornamento e la formazione professionale (ferma a più di trent’anni, non specializzata e non attualizzata alla realtà penitenziaria e di contrasto alla criminalità più o meno organizzata anche in ambito detentivo), per la dotazione di adeguati strumenti di difesa personale delle donne e degli uomini del Corpo (come ad esempio il taser), per una concreta prevenzione sanitaria, per l’adozione di supporti tecnologici in ausilio all’ordinaria vigilanza. Ma, in particolare, non sono stati mesi soddisfacenti in materia di riordino delle carriere. Il Consiglio dei Ministri che si è riunito giovedì 26 settembre 2019, a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato un articolato che corrisponde più ai desiderata e agli interessi delle Amministrazioni del Comparto, le quali hanno chiaramente mirato a soddisfare le proprie esigenze, per poi metterci a conoscenza del risultato del compromesso da loro raggiunto solo in prossimità della scadenza dei termini della delega.

Il tavolo interforze al quale sedevano i vertici delle rispettive amministrazioni ha elaborato un testo assai lontano rispetto alle aspettative del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria. Aspettative che rischiano così di rimanere una volta ancora disattese e frustrate.

Non c’è traccia dell’unificazione del ruolo degli Assistenti e degli Agenti con quello dei Sovrintendenti che il SAPPE rivendica da sempre e che è stato messo, nero su bianco, nel corso di tutti gli incontri che si sono susseguiti, in sede istituzionale e politica (i resoconti del Parlamento parlano chiaro!). Non c’è traccia della concreta riduzione dei tempi di permanenza nell’avanzamento delle qualifiche per i ruoli dei Sovrintendenti e degli Ispettori, fondamentale anche in relazione alle richieste ricostruzioni delle carriere con retrodatazione delle varie decorrenze giuridiche. Non c’è traccia della richiesta di aumento ad almeno 200 posti del concorso per il Ruolo Direttivo Speciale riservato agli Ispettori. E non c’è alcuna traccia di tutti gli impegni assunti in sede nel corso dei vari incontri al DAP, alla Funzione Pubblica, al Ministero dell’Interno ed in Parlamento per equiordinare ed omogeneizzare le carriere del personale del Comparto Sicurezza e Difesa!

Impegni assunti anche dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che in ogni occasione valorizza – nei discorsi – le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria ma poi – nei provvedimenti legislativi e negli atti concreti – dimostra di dimenticarsi di noi e delle nostre legittime aspettative!

Ed è da qui che, come Primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, dobbiamo necessariamente ripartire per i prossimi dodici mesi. Come sempre con fermezza, coerenza, volontà, determinazione, convinzione: res non verba!

 

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Donato Capece

Nato ad Albano di Lucania il 23 marzo 1947 già Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in lettere e in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche, uno in studi penitenziari ed uno in metodologia e tecniche della creatività. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Presidente dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale del Sappe e Presidente dell’Anppe.

1 commento

  1. Avatar

    Con Rispetto
    RES NON VERBA
    linee programmatiche dicembre 2018 (da eseguire con celerità ) : chiusura piccoli, dispendiosi e inutili piccoli penitenziari che non possono essere ampliati; stesse linee risottolineate nel primo semestre 2019; dicembre 2019 nuovamente notiziata (terza volta) la stessa identica intenzione (forse non più una linea programmatica ma ridotta appunto a sola intenzione?).
    RES NON VERBA
    Con Rispetto

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