Il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria e il monitoraggio dei detenuti a rischio terrorismo (video)

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Allo scopo di prevenire la radicalizzazione e il proselitismo in carcere, in Italia è in funzione, da alcuni anni, un sistema di monitoraggio dei detenuti. Lo ha riferito, intervenendo alla conferenza internazionale  sulla deradicalizzazione, Augusto Zaccariello comandante del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria (NIC).

“Avvalendosi del Nucleo Investigativo Centrale, l’amministrazione penitenziaria da alcuni anni assicura il monitoraggio dei detenuti per reati di terrorismo internazionale e dei soggetti segnalati in ambito penitenziario”, afferma Zaccariello. Il quale spiega che si tratta di detenuti “inseriti nel circuito penitenziario di Alta Sicurezza 2, che prevede la rigorosa separazione dalla restante popolazione detenuta”.

Una condizione che “non comporta alcuna deminutio nella titolarità dei diritti del detenuto”, dato che implicherebbe semplicemente “l’allocazione in sezioni particolarmente sicure, l’essere sottoposti a maggiore vigilanza e controlli nonché l’adozione di speciali cautele”. Oltre a queste misure finalizzate a ridurre i rischi di proselitismo, dice ancora il dirigente del Dap, “in considerazione del graduale aumento delle presenze di detenuti stranieri (oggi circa 20.000, di cui 13.616 provenienti da Paesi tradizionalmente di religione musulmana, su una popolazione complessiva di oltre 60.000), il Dap ha perfezionato, nel corso degli anni, una serie di misure volte sia ad agire sull’accoglienza e l’integrazione, sia ad individuare, nel modo più precoce possibile, segnali di radicalizzazione violenta per prevenire e contrastare il fenomeno anche nei reparti detentivi che ospitano detenuti di media sicurezza”.

Il testo integrale dell’Intervento di Augusto Zaccariello comandante del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria

Leggi anche: Roma capitale dell’intelligence anti-terrorismo

Fonte: gnewsonline.it

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