Delitti dei pubblici ufficiali contro la P.A.: Cose sottoposte a sequestro

L’art. 334 c.p. “Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa” è previsto tra i delitti contro la pubblica amministrazione ed, in particolare, nel capo dei delitti che i pubblici ufficiali possono commettere contro la pubblica amministrazione.

L’articolo in esame cita testualmente: “Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a cinquecentosedici euro. Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da trenta euro a trecentonove euro, se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa, affidata alla sua custodia. La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a trecentonove euro, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia.”

Anche se la parola “chiunque” fa pensare ad un reato comune, da un’attenta lettura del testo si evince che l’art. 334 c.p. è un reato proprio, in quanto punisce il «custode», il «proprietario-custode» o il semplice “proprietario”.

Il bene giuridico protetto è il buon andamento della P.A., nel senso che l’efficienza dell’azione amministrativa nella realizzazione dei suoi compiti istituzionali deve essere qui declinata come interesse al mantenimento delle condizioni di realizzabilità di sequestri anche in chiave plurioffensiva.

Il delitto di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro, di cui all’art. 334 c.p., è un reato istantaneo che si perfeziona al momento e con il solo fatto della rimozione o sottrazione dolosa.

Presupposto del reato è l’esistenza di un sequestro disposto dalla P.A. e quelli disposti nel corso di un procedimento penale. Il reato contempla il sequestro probatorio (art.253 c.p.p. e 354 c.p.p.), il sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) ed il sequestro conservativo (art. 316 c.p.p.). Nonostante le finalità moderatamente diverse, le varie tipologie di sequestro sono ricomprese all’interno della fattispecie delittuosa poiché hanno origine tutte all’interno di un procedimento penale.

L’elemento oggettivo del reato consiste nella sottrazione del bene, sottrazione la quale si considera consumata allorquando la res venga tolta dal luogo ove si trova in custodia (cosiddetta amotio), in modo da frustrare il vincolo giuridico esistente su di essa, con la precisazione che in giurisprudenza si parla di sottrazione con riferimento a qualunque condotta sia idonea di fatto ad eludere il vincolo imposto sul bene (Cass., Sez. VI, 31.10.2007), non è escluso l’utilizzo non autorizzato del bene stesso (Cass., Sez. VI, 6.7.2000).

Discorso a parte merita l’elemento soggettivo, infatti, la punibilità del reato previsto dall’art. 334, comma secondo, cod. pen., oltre all’elemento oggettivo dello spostamento fisico, è richiesto il dolo generico, consistente nella consapevolezza del vincolo giudiziario che grava sul bene e nella volontà di compiere atti contrari ai doveri di custodia, in modo tale da impedire i controlli sul bene o l’esercizio dell’azione esecutiva (Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 25756 del 23 maggio 2017; Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12101 del 30 marzo 2012).

Il soggetto attivo, nelle ipotesi disciplinate dal I° e II° comma, è il custode, quindi colui al quale è affidata la custodia della cosa; mentre dall’esame del III° comma si intuisce come il soggetto attivo sia il proprietario e non custode. L’articolo in esame si apre con l’inciso “Chiunque” pertanto sembrerebbe trattarsi di un reato comune, ma dalla lettura della disposizione si comprende che il soggetto attivo a cui si riferisce il legislatore nel I° e nel II° comma è il custode, quindi colui al quale è affidata la custodia stessa della cosa; mentre dalla lettura del III° comma si comprende come il soggetto attivo sia il proprietario e non custode. Tale differenziazione ha particolare importanza sul piano sanzionatorio, in quanto la pena denota una sostanziale diversificazione del quantum.

Per quanto concerne l’oggetto materiale della condotta si deve rivolgere l’attenzione alla cosa sottoposta a sequestro.

Per la punibilità del reato è necessaria la sussistenza della consapevolezza del vincolo giudiziario che grava sulla cosa e la volontà di compiere atti contrari ai doveri di custodia, in modo tale da impedire i controlli sul bene (Corte di cassazione, con la sentenza 23 maggio 2017 n. 25756).

Il successivo articolo 335 c.p. “Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa” prevede l’incriminazione a titolo di colpa dei delitti del custode: “Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a trecentonove euro”.

La condotta sanzionata dall’art. 335 c.p. risiede in un atteggiamento colposo di imprudenza o negligenza per cui l’evento, anche se preveduto, si verifica senza una concorrente attiva volontà del custode o che comunque violi i doveri di custodia, da cui derivi distruzione o dispersione del bene e l’agevolazione alla sottrazione o alla soppressione del bene stesso: la norma si differenzia dall’art. 334 c.p., oltre che per l’elemento soggettivo, anche per l’assenza della condotta di deterioramento; mentre rimane immutato il bene giuridico cui la fattispecie in commento è posta a tutela.

Tuttavia, l’art. 335 c.p. ha alcune specificità salienti rispetto all’articolo precedente: soggetto attivo del reato può essere solamente il custode (proprietario o meno del bene), mentre invece non può essere realizzato dal proprietario non custode; non è punibile a titolo di colpa la condotta di deterioramento del bene sottoposto a sequestro; la norma sanziona la condotta di chi colposamente distrugge o disperde il bene ovvero ne agevola la sottrazione o soppressione.

Infine, appare opportuno rilevare che entrambi gli articoli in argomento (334 e 335 c.p.) sono perseguibili d’ufficio poiché lo scopo è di tutelare il vincolo del sequestro disposto dal magistrato nel corso di un procedimento penale o dalla pubblica amministrazione nell’esercizio dei suoi poteri di autotutela.

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Giovanni Passaro
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