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Devastò la cella e minacciò i Poliziotti penitenziari: 250 euro di multa e 4 mesi in più di carcere

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Condannato un mese fa a 30 anni per omicidio, ieri gli è stata inflitta una ulteriore pena di quattro mesi e 250 euro di multa per avere devastato la cella del carcere di Mammagialla, il 12 luglio 2016, minacciando di tirare alla Polizia Penitenziaria i pezzi dei sanitari divelti e poi fatti a pezzi, in preda alla furia più cieca. L’accusa aveva chiesto otto mesi.
Prima però ha chiesto di rilasciare spontanee dichiarazioni. “Chiedo scusa a tutto il popolo italiano”, ha detto in aula l’imputato, Senahid Sejdovic, pregiudicato originario della penisola balcanica e gravitante nell’area di Torvajanica e Castel Romano.
A processo per danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale un 39enne di nazionalità bosniaca, che attualmente sta scontando una pena di 30 anni per l’omicidio premeditato aggravato dai futili motivi e rapina aggravata, in concorso con un 33enne di nazionalità marocchina, di un 62enne di Nettuno.
La vittima, Aldo Micieli, fu ritrovata agonizzante su una panchina di Tor San Lorenzo, località balneare del comune di Ardea, la notte tra il 6 e il 7 novembre 2017. Massacrato di botte per gelosia, l’uomo è morto poco dopo all’ospedale San Camillo di Roma. Il suo torto sarebbe stata l’amicizia con la ex italiana del nordafricano. I futuri complici si sarebbero conosciuti in carcere, condividendo la stessa cella.
Un anno prima, nel 2016, il 39enne aveva distrutto la cella del carcere di Mammagialla, dove era recluso in quel periodo, strappando via dal pavimento i sanitari, lavabo e water, facendoli a pezzi con la rete del letto e tirandoli poi nel corridoio della sezione “nuovi giunti”, dove si trovavano gli agenti della Polizia Penitenziaria che cercavano di riportarlo alla calma. Episodio per cui ieri è stato processato davanti al tribunale di Viterbo.

Carcere di Viterbo

Carcere di Viterbo

Hanno raccontato al giudice Giacomo Autizi quei drammatici momenti due poliziotti in servizio presso la casa circondariale di Viterbo. “Era un habitué di questi episodi, per me era un atto dimostrativo, anche se minacciava di tirarmi i pezzi dei sanitari. Ho dato disposizione di chiudere l’acqua, quindi ho tentato un approccio emotivo, ma non ascoltava, non spiegava cosa avesse. Non ci minacciava di morte, ma voleva che andassimo via”, ha spiegato l’agente che era il responsabile delle emergenze del reparto. “Chiedo scusa a tutto il popolo italiano”, ha detto ieri il 38enne al giudice, rilasciano spontanee dichiarazioni prima della sentenza con cui è stato condannato a quattro mesi e 250 euro di multa. Nel frattempo la difesa ha preannunciato appello contro la condanna a trent’anni di carcere per omicidio. In aula è giunto scortato dalla Polizia Penitenziaria.

Fonte: tusciaweb.eu

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