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Facciamo usare lo smartphone a tutti i detenuti

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Nel 2017 sono stati 337 i cellulari e le sim ritrovate nei 190 istituti italiani.
Quasi due per ogni carcere. Con un aumento di quasi il sessanta per cento rispetto al 2016 (quando i cellulari e/o le sim rinvenute furono 213).
Quanti saranno a fine 2018? Ci sarà un aumento esponenziale? Questi numeri saranno triplicati?
Una cosa è certa: i vertici del nostro caro Dipartimento non hanno ancora preso alcun provvedimento concreto per contrastare il fenomeno, lasciando la preoccupazione ai Comandanti di Reparto, nonostante certe tecniche siano state accertate, come quella di introdurre il micro telefono come una supposta, per custodirlo dentro lo stomaco.
Spesso questo è un metodo usato dai detenuti permessanti, molti dei quali usano lo stratagemma per arrotondare le proprie entrate, che però si potrebbe stroncare subito obbligando il detenuto, al rientro dal permesso, a sottoporsi ad una ecografia addominale o ad una RX.
Ma già … questi accertamenti sono invasivi per i poveri detenuti e quindi bisogna avere dei forti sospetti o delle mezze certezze per portarlo in Ospedale a fare questi accertamenti; tanto il telefonino è solo un oggetto non consentito … è inutile che ci perdiamo tempo …
Allora, visto che il telefonino è “soltanto” un oggetto non consentito, come un evidenziatore o una padella fuori misura, perché non autorizziamo tutti i ristretti a detenerlo e, anzi, a questo proposito, nell’ottica di un garantismo che non accenna a diminuire nonostante i proclami di natura opposta, propongo di fare installare dei totem all’interno di ogni reparto al fine di rendere più facile la ricarica delle batterie, anziché costringere i detenuti ad ideare e costruire fantasiosi surrogati a questo scopo.

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