Forse si intravede una piccola fiammella alla fine del tunnel, speriamo non si spenga al primo alito di vento

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Francesco Basentini è un lucano doc; il cognome, infatti, discende dalla toponomastica dei luoghi: il fiume Basento, che scorre nell’omonima valle.
Basentini arriva dalla Città Verticale (800 m slm, il capoluogo di regione più alto d’Italia) e per questo, probabilmente, è abituato a guardare tutti dall’alto in basso.
La città di Roma è insediata a soli 20 m slm e l’atteggiamento delle popolazioni lucane, e di Potenza in particolare, nei suoi riguardi è sempre stato di aperta ostilità, fin dal III secolo avanti Cristo.
I lucani si sono sempre schierati contro Roma, alleandosi prima coi Sanniti, poi coi Bruzi ed, infine, coi cartaginesi di Annibale.
Ci è sempre stato insegnato che la storia è maestra di vita, che è fatta di corsi e ricorsi, anche se non sempre certi fatti si ripetono.
Yasser Arafat  si presentò all’ONU nel 1974 dicendo “Sono venuto portando un ramoscello d’ulivo e il fucile di un combattente per la libertà. Non lasciate che il ramoscello d’ulivo mi cada di mano”.
Noi siamo disposti a fare di tutto affinché il ramoscello non cada di mano.
Francesco Basentini è un magistrato, ed ha sempre svolto le funzioni di Pubblico Ministero.
Probabilmente, non sarà facile per lui liberarsi da quella deformazione professionale che lo induce a cercare sempre il dolo nelle azioni degli altri.
Tuttavia, Basentini è una persona intelligente e come diceva Stephen Hawking “L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento”.
Dal mio punto di vista, dopo tanti anni di buio, mi sembra di intravedere un piccolo spiraglio di luce, speriamo che questa flebile fiammella non si spenga al primo alito di vento.
A me è sembrato che questo nuovo Capo Dap parli una lingua diversa dagli altri. Oserei dire che parla la lingua della Polizia Penitenziaria.
Al termine di un incontro coi sindacati sulla grave emergenza delle aggressioni al personale, Basentini  ha accennato ad alcune iniziative che, a mio avviso, sembrano andare nella direzione giusta.
Nello specifico, il Capo Dap ha parlato di nuovi modelli operativi e nuove regole d’ingaggio per la Polizia Penitenziaria.
Ha manifestato l’intenzione di istituire reparti di pronto intervento in ogni istituto, da  attrezzare con moderne dotazioni antisommossa.
Per quanto riguarda, poi, il gravissimo problema delle aggressioni ai poliziotti penitenziari, Basentini ha assicurato l’emanazione di precise direttive ai dirigenti penitenziari affinché gli stessi garantiscano che ad ogni azione aggressiva da parte dei detenuti corrisponda immediatamente una corrispondente sanzione disciplinare.
Allo stesso tempo, ha assicurato che da adesso in poi i detenuti che si renderanno responsabili di violazioni ai regolamenti saranno immediatamente trasferiti in altre sedi, a prescindere dal principio di territorialità della pena.
A tal riguardo, Basentini ha anche aggiunto di aver disposto un monitoraggio di tutte le strutture carcerarie italiane al fine di individuare quelle eventualmente idonee ad un regime penitenziario “chiuso”.
Ovviamente, per adesso siamo soltanto alle manifestazioni di intenti.
Siamo nella fase, per dirla alla De Niro, “… tutta chiacchiere e distintivo”, ma ciò non significa escludere che si possa passare ad una fase successiva.
Immancabilmente, anche Basentini dovrà fare i conti con l’opposizione dei soliti benpensanti e, soprattutto, dovrà far fronte all’ostruzionismo dei dirigenti del suo stesso dipartimento, quando lo costringeranno a muoversi in mezzo alla melma e all’appiccicume del boicottaggio.
Basentini non dovrà, mai e poi mai, dimenticare che si trova a capo di un dipartimento composto dagli stessi dirigenti che hanno assecondato, sostenuto e, probabilmente, anche alimentato la politica di indebolimento e depotenziamento dell’organizzazione e dell’operatività del Corpo di Polizia Penitenziaria, del Ministro Orlando.
Nel frattempo, noi del Sappe stiamo girando l’Italia a manifestare il nostro malessere e il nostro disagio, carcere per carcere, per condizioni di lavoro diventate insostenibili e inaccettabili.
Lo slogan è sempre lo stesso: BASTA AGGRESSIONI!
E continueremo a gridarlo fino a quando non saremo di nuovo messi nelle condizioni di fare il nostro lavoro con dignità, senza rischiare ogni giorno la nostra incolumità personale.

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About Author

Giovanni Battista De Blasis

Nato a Roma il 26 agosto 1958 già Sostituto Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche ed uno in scienze penitenziarie e dell’esecuzione penale. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche, professionali, saggistiche e satiriche. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Vice Presidente e Direttore del Comitato Scientifico dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale Aggiunto del Sappe e Vice Presidente Vicario dell’Anppe.

2 commenti

  1. Avatar

    Ma se anche i Dirigenti si aggrediscono tra loro…….e per motivi …di graduatoria o meglio di promesse poco chiare….che tristezza

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