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Giustizia, Bonafede: «L’indulto non serve, se un detenuto non può lavorare una volta libero tornerà a delinquere»

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Definisce il disegno di leggio anticorruzione «una rivoluzione epocale», prova a spegnare i timori che la ‘legittima difesa’ rivisitata dalla Lega (e sostenuta dai Cinque Stelle) possa tradursi in un Far West e insiste sulla linea di ‘zero sconti’ a chi finisce in carcere per scontare una condanna. «Gli indulti dimostrano il loro fallimento nel momento in cui dopo che il numero dei detenuti diminuisce improvvisamente, l’anno dopo ritorna a quello iniziale». Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, interviene a Bologna a margine del Congresso dell’Unione nazionale avvocati amministrativi e si sofferma, per rispondere alle domande dei giornalisti, su alcuni dei temi più caldi in materia di Giustizia.
Quanto all’indulto, Bonafede chiude ad ogni possibilità di avvantaggiarsi del provvedimento per incidere sulla riduzione della popolazione carceraria. «Se un detenuto esce e non sa cosa fare e non ha avuto un percorso di rieducazione, molto probabile che tornerà a delinquere e che quindi tornerà in carcere», spiega per motivare la sua opposizione a percorrere questo tipo di strada.
E, allora, come agire per risolvere il problema, di cui tantissime carceri soffrono, del sovraffollamento. Sul punto Bonafede resta vago anche se, assicura, si sta già pensando ad una soluzione: «Nella manovra sono previsti investimenti in tutto ciò che riguarda il mondo penitenziario», dice. E poi torna sul concetto della ‘certezza della pena’. «Noi dobbiamo fare in modo di lavorare perché la pena sia certa, perché i cittadini italiani hanno bisogno di sapere che la certezza della pena è un valore, e perché la pena abbia quella funzione rieducativa che la Costituzione italiana gli attribuisce. Questa funzione passa attraverso il lavoro e la cultura».

Fonte: giustizianews24

Leggi anche: Basentini: “Sovraffollamento? Presto tre nuove carceri”

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2 commenti

  1. Da un lato è giusto dare la possibilità del reinserimento sociale di chi ha scontato una pena ma, dall’altra, non si può pensare di dare una corsia preferenziale mentre centinaia di migliaia di giovani non riescono a trovare lavoro e già emigrano in Inghilterra, Spagna, Germania etc.

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