I bluff del Dap e i nemici della Polizia Penitenziaria

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La situazione all’interno degli istituti penitenziari sta tornando a livelli allarmanti e, di conseguenza, peggiorano anche le condizioni di lavoro delle donne e degli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.
I freddi numeri ci dicono che al 28 febbraio 2019 erano detenute nelle carceri per adulti italiane 60.348 persone (erano 58.285 lo stesso giorno del 2018), precisamente 2.623 donne e 57.725 uomini.
Lo stesso giorno erano, invece, 1.469 i minori presenti nei servizi residenziali – Istituti penali per minorenni, Centri di prima accoglienza, Comunità ministeriali e private.
I soggetti in carico agli Uffici di servizio sociale per minorenni, per l’esecuzione di un provvedimento e/o per indagini sociali e progetti trattamenti, sono 13.994 mentre gli adulti in carico agli Uffici per l’esecuzione penale esterna sono ben 96.577 tra misure (56.500) e indagini o consulenze (40.077).
Quindi in Italia, complessivamente, l’area penale – interna ed esterna – è “affollata” da ben 172.388 persone! Con tutto quello che questo comporta in termini di operatività del Corpo di Polizia Penitenziaria (che rispetto all’organico previsto di 37.181 unità ne ha oggi in forza 31.410, ossia 5.771 in meno…), di sicurezza interna e di eventi critici.
I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati cinque e nel 2017 furono due.
La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia ancora stato in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza, preferendo piuttosto avallare scellerati provvedimenti di depotenziamento dell’identità del Corpo di Polizia Penitenziaria quale forza di Polizia dello Stato quali, ad esempio, la chiusura delle Centrali Operative Regionali, la soppressione di alcune Basi navali, o il depotenziamento dei servizi di Polizia Stradale (a marzo inoltrato ancora senza la modulistica adeguata ed aggiornata!).
Se ne facciamo una ragione i nemici della Polizia Penitenziaria, gli esponenti di quella Amministrazione matrigna che ci vorrebbero ancora nel ruolo ‘confinato’ del pur glorioso Corpo degli Agenti di Custodia (…usi obbedir tacendo…), dirigenti diventati tali magari non per titoli e capacità ma per l’infausta legge Meduri, che non perdono l’occasione per tentare di depotenziare la nostra identità di Corpo di Polizia dello Stato, che ci vorrebbero confinati sempre e solo dentro le carceri non già per supposte ragioni di razionalizzazione del personale ma in realtà per bloccare la proiezione esterna del nostro ruolo operativo, sappiano costoro – maestri del bluff – che il SAPPE difenderà sempre con le unghie e con i denti le nostre prerogative e le nostre specificità di Polizia!
Tra i tanti bluff nei quali l’Amministrazione Penitenziaria si è distinta nel tempo vi è quello della annunciate (e non rispettate) misure sul benessere organizzativo e di contrasto del disagio lavorativo del personale dell’Amministrazione Penitenziaria, di cui ci occupiamo in questo numero della nostra Rivista.
E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese: il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette “professioni di aiuto”, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza, spesso in condizioni di lavoro difficili aggravate dall’endemica carenza di Agenti.
Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere.
Il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria poco e nulla hanno fatto per prevenire il disagio lavorativo dei poliziotti penitenziari, ma non si può continuare a tergiversare su questa drammatica realtà.
Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria.
Non si perda altro prezioso tempo nel non mettere in atto immediate strategie di contrasto del disagio che vivono gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria!
Vorrei fare un appello al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: se ci sei, batti un colpo!

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About Author

Donato Capece

Nato ad Albano di Lucania il 23 marzo 1947 già Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in lettere e in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche, uno in studi penitenziari ed uno in metodologia e tecniche della creatività. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Presidente dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale del Sappe e Presidente dell’Anppe.

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