I compiti e le funzioni dell’assistente sociale all’interno dell’UEPE

Cari amici, come promesso, in questo numero vi illustrerò i compiti e le funzioni dell’assistente sociale all’interno dell’UEPE.

È doveroso però iniziare questo articolo, sulla scia di quello precedente, illustrandovi la struttura organizzativa del neo-Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità.

Allo stato attuale è così composto:

Uffici Capo dipartimento; Direzione personale, risorse e attuazione provvedimenti; Direzione esecuzione penale esterna e di messa alla prova; Centri per la giustizia minorile; Uffici interdistrettuali esecuzione penale esterna.

Questi ultimi sono undici in tutta Italia  e, così come al decreto 17 novembre 2015, hanno subìto una diversa denominazione: Uiepe (ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna) ULEPE (ufficio locale esecuzione penale esterna); UDEPE (Ufficio distrettuale esecuzione penale esterna).

La struttura organizzativa è consultabile sul sito: www.giustizia.it

Ogni UEPE è suddiviso in un’area sociale, area tecnica, area amministrativa, area sicurezza che viene svolta dalla Polizia Penitenziaria.

Ritornando all’argomento di oggi i compiti degli UEPE previsti dalla riforma dell’ordinamento penitenziario (art. 72 L.354/75) e disciplinati dal regolamento d’esecuzione 230/2000, sono molteplici e possono essere sostanzialmente ricondotti in due settori d’intervento prevalenti:

a) Interventi svolti in favore di soggetti ristretti negli istituti di pena;

b) Interventi sviluppati sul territorio nell’ambito dell’esecuzione penale esterna.

All’interno del carcere, l’assistente sociale, partecipa alle attività ai fini dell’osservazione scientifica della personalità dei detenuti e apporta il suo contributo in seno all’equipe osservazione e trattamento per la stesura del relativo programma individualizzato.

Il compito dell’assistente sociale è di riferire sulla rete sociale e familiare del detenuto, evidenziando il rapporto che lo stesso ha con la realtà esterna e la sua eventuale possibilità di interagire con le risorse presenti o attivabili. Collabora con gli operatori penitenziari alle attività volte a mantenere, ristabilire o migliorare le relazioni dei detenuti con le loro famiglie, collaborando con gli enti pubblici e del privato sociale, attraverso un sistema integrato di programmazione di interventi e servizi sociali, così come previsto dalla Legge 328/2000(Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali)

La competenza centrale degli UEPE, tuttavia, è quella relativa alla concessione, proroga , modifica e gestione delle Misure Alternative alla Detenzione (Affidamento in Prova al Servizio Sociale, Affidamento in casi

particolari, Detenzione Domiciliare e Semilibertà), e alle concessione , modifica, proroga delle Misure di Sicurezza detentive e non detentive e dei permessi premio.

Negli ultimi tempi, con l’introduzione della messa alla prova per adulti ad opera della legge 67/14( vi illustrerò tale istituto giuridico con un articolo ad hoc essendo molto importante) l’assistente sociale dell’UEPE si occupa, inoltre, di curare l’indagine sociale per la concessione della sospensione del procedimento penale con messa alla prova.

Come vedete i compiti sono tantissimi e di svariata natura.

Il nostro interlocutore principale è la Magistratura di Sorveglianza per i condannati, e la Magistratura Ordinaria per gli imputati.

Per darvi un idea sommaria della mole di lavoro presso gli UEPE, basti pensare che mediamente per quanto riguarda l’ULEPE di Caserta ogni anno, vengono gestiti all’incirca 1.000-1.500 casi (il report del dipartimento riferito ad esempio all’anno 2017 segnala 1.017 casi conclusi e 516 in corso). Le  INCHIESTE SOCIALI finalizzate alla conoscenza della situazione familiare, relazionale e sociale dei soggetti coinvolti, con particolare riguardo agli aspetti problematici e agli interventi messi in atto per il loro superamento, richiedono professionalità e conoscenza del territorio, che con l’inserimento dei nuclei di Polizia Penitenziaria all’interno degli Uffici dell’Esecuzione Penale Esterna  consentirebbe di lavorare in famiglia, con uno scambio reciproco di informazioni.

Il compito principale dell’assistente sociale resta quello di favorire il percorso di recupero e di reinserimento del soggetto nella società, aiutandolo a superare le difficoltà d’adattamento.

Ciò comporta, per l’assistente sociale, un lavoro di raccordo con tutte le risorse, presenti o attivabili, del territorio, dalla famiglia ai servizi pubblici locali, al volontariato, al mondo del lavoro.

Non marginale è il ruolo di  controllo del soggetto, nel quadro delle prescrizioni impostagli dal Tribunale di Sorveglianza che ha concesso la misura.

La funzione di controllo è storicamente intrinseca nel ruolo di assistente sociale; E’ nata con esso  ed è integrata dall’esercizio delle metodologie professionali proprie  con interventi mirati d’aiuto, sostegno e chiarificazione.

Le pagine a disposizione mi risultano sempre poche, ma chiedendo scusa agli editori, vi voglio portare dentro ad un procedimento di sorveglianza, ovvero cosa fa praticamente l’assistente sociale ad esempio nella richiesta di Misura Alternativa alla detenzione proveniente dal Tribunale di Sorveglianza in caso di soggetto libero.

Giunta in tempi congrui (almeno 30 giorni prima della data di udienza) la richiesta da parte del Tribunale di Sorveglianza competente, il servizio tecnico dell’ufficio nelle more del capo area, provvede ad aprire un fascicolo con un codice,  assegnando il caso ad un assistente sociale (solitamente i carichi di lavoro sono suddivisi per territorio. Io personalmente ho lavorato maggiormente sulla città di Caserta e nell’alto casertano).

Esaminato il fascicolo, si provvede a reperire il soggetto presso il domicilio indicato nella richiesta del Tribunale (che molte volte, considerato il lasso di tempo tra l’istanza di misura alternativa e l’udienza, è cambiato).

Solitamente si provvede ad effettuare una prima visita domiciliare (nel mio caso, invio una lettera di invito  al soggetto a presentarsi presso l’ufficio, per una doppia verifica, immediatamente dopo l’apertura dell’istruttoria) effettuata la visita domiciliare, (in cui lo strumento principale sono gli occhi, l’osservazione dell’ambiente) si provvede ad assumere informazioni sommarie sulle condizioni di vita: studio, lavoro, famiglia del soggetto condannato.

Successivamente i colloqui proseguono in ufficio , se necessario con altre visite domiciliari, con l’ausilio dell’esperto psicologo. Talvolta, quando qualche situazione non mi convince, chiedo informazioni alle forze dell’ordine del territorio, alla parrocchia, ai servizi sociali territoriali, al vicinato.

Ogni fonte è sempre utile per avere un quadro completo della situazione.

Se il soggetto ha un’attività lavorativa stabile, si provvede ad acquisire tutti gli atti sulla sua posizione lavorativa (cedolino paga, unilav) e soprattutto una verifica sul luogo di lavoro.

In base alle informazioni assunte durante svariati colloqui, alla disponibilità, all’atteggiamento, all’osservazione della personalità in generale del condannato, alla disponibilità della famiglia e del datore di lavoro, si provvede a redigere la relazione socio-familiare (in equipe parte sociale-psicologica) da inoltrare al Tribunale di Sorveglianza, concludendo con un parere tecnico-scientifico sulla possibilità di “affrontare la Misura Alternativa con senso critico e responsabilità”.

Come vedete è un procedimento complesso, un ufficio complesso, specie in territori difficili, dove i sistemi criminali hanno depauperato il territorio, che impegna molte risorse ed energie umane e professionali.

Di certo non è facile riuscire a conciliare trattamento  e controllo, rispetto dei tempi e, soprattutto, rispetto della dignità umana, con la difficile situazione che stanno vivendo attualmente gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna, a cui al personale tutto e ai miei colleghi va il mio plauso e la mia vicinanza, per l’ottimo lavoro che ogni giorno portano avanti. AD MAIORA.

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Gennaro Del Prete
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