I radicali e le visite ferragostane

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Diceva il grande scrittore Dostoevskij che “il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Forti di questo pensiero a ferragosto, mentre la politica è al mare, in pieno piano ferie estivo, con il personale ridotto al minimo, loro, i radicali, gli irriducibili delle carceri, visitano gli Istituti di Pena.
Non si tratta di visite volanti o superficiali ma di vere ispezioni; visite lunghissime che possono durare anche 7- 8 ore e che produrranno note velenose, o forse qualche interrogazione parlamentare, delle quali poi il DAP chiederà conto ai direttori e ai comandanti, sulle problematiche sollevate.

E’ sempre la stessa storia del cane che si morde la coda, poiché i problemi sollevati sono quasi sempre causati dalla mancanza di fondi, di personale ed altro che sfugge alle competenze e alle responsabilità dei vertici degli Istituti penitenziari.

Ad onor del vero i radicali sono rimasti gli unici veri politici (anche se attualmente non sono rappresentati in Parlamento) che si interessano da sempre di carceri o, meglio, di detenuti.
A mio avviso, però, sbagliano quando vedono il carcere solo da un’angolazione e non a 360 gradi, ma a loro probabilmente i problemi del personale non interessano o interessano solo nella misura in cui non si possono garantire alcuni diritti ai detenuti.

Ma le carceri, al di la delle osservazioni dei radicali che spesso vengono ignorate dalla politica, hanno bisogno di massicci investimenti finanziari per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e quelle lavorative del personale. Se la politica non si rende conto di ciò e va sempre dietro ai sondaggi, e quindi alla ricerca di consenso elettorale (specie in questo momento storico di rigurgiti sovranisti e giustizialisti), evitando  di investire a costo di rendersi impopolare –  le carceri sono destinate  ad essere discariche umane delle quali nessuno vuole sentire la puzza.
Le carceri sono destinate ad essere  solo dei contenitori di cemento senz’anima, che si sbriciolano  sotto l’usura del tempo rendendo la detenzione  ancora più afflittiva di quanto si possa immaginare.

Mi chiedo se i Radicali siano a conoscenza  che, a fronte di un patrimonio immobiliare carcerario valutato in circa 50 miliardi di euro per la cui manutenzione ordinaria andrebbe stanziato l’1% del valore (ovvero 50 milioni di euro),  la nostra allegra politica ne stanzia solo 2 milioni da suddividere su 200 e passa strutture.

Cosa vogliono dalla Polizia Penitenziaria quando scrivono che le strutture sono in condizioni fatiscenti? Come si fa a fare la manutenzione della struttura  quando a fronte delle reali esigenze vengono destinate risorse che non basterebbero nemmeno per ristrutturare un appartamento per civile abitazione?

Ma lo sanno i Radicali e le associazioni pro detenuti che il carcere non era nell’agenda di Governo e nemmeno nel contratto sottoscritto dagli scienziati gialloverdi? E probabilmente continuando questo trend giustizialista il carcere non sarà nemmeno nell’agenda del prossimo Governo che sia giallorosso o giallozafferano.

Caro Dostoevskij se il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni, noi in Italia siamo a livelli di civiltà pre-colombiana.

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