I rapporti informativi per le classifiche annuali dei poliziotti penitenziari: poco trasparenti e molto parziali

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Come ogni anno è arrivato il periodo dei rapporti informativi per tutti noi agenti della Polizia Penitenziaria e, come ogni consegna di pagella che si rispetti, c’è chi è rimasto soddisfatto e chi invece ha accolto con delusione il proprio punteggio.

Come diligenti scolaretti ci siamo diretti ad apporre la nostra firma sotto quel numero. Due cifre che dovrebbero rappresentare l’operato di un anno, un anno trascorso dentro una divisa che ci siamo impegnati a far rispettare dentro e fuori dal carcere.

Uniforme troppo pesante sotto il sole caldo dell’estate, troppo leggera durante le lunghe notti d’inverno, nelle sezioni maleodoranti, negli uffici straripanti di carta, nei mezzi senza optional durante le traduzioni.

Così ci si ritrova per qualche giorno, al bar o in pausa pranzo a chiedere: “Ma tu quanto hai preso?” Sarà che ci fa sentire come se fossimo ancora a scuola, davanti al verdetto inappellabile del professore di matematica; oppure che non si vuole dare soddisfazione, dimostrando di esserci rimasti male per così poco, la conversazione si conclude con un: “Tanto non conta niente, è solo un numero! Ma sì, lo stipendio arriva lo stesso e alla pensione ci arriveremo comunque!”.

Peccato che poi, quando viene pubblicata la graduatoria per il concorso di Vice Sovrintendente, ci si accorge che quel numero conta eccome, oppure quando esce l’interpello per il N.I.C.: se non si ha il massimo del punteggio non si può neanche partecipare! Quindi la domanda sorge spontanea: è davvero solo un numero?

Per chi crede che qual numero non valga tutto l’impegno che ci ha messo, per chi si sente deluso dai propri superiori o incompreso da chi ha scritto una cifra su di un foglio senza neanche sapere che aspetto abbiate; per chi anche se cerca di fare il macho della classe simulando che se ne frega ma in realtà sente di non aver avuto il giusto riconoscimento, voglio mettere in chiaro alcuni punti fondamentali riscontrabili nella Circolare del D.A.P. 393460 del 2007 che già nel suo incipit ricorda come i rapporti informativi debbano essere redatti con la dovuta attenzione e ponderazione, stante la loro incidenza sulle aspettative di carriera del personale cui si riferiscono.

Questo giusto per cominciare, infatti poi prosegue sottolineando che l’attribuzione di coefficienti numerici deve essere condotta con la riflessione e l’attenzione che l’assolvimento di un compito tanto delicato inderogabilmente richiede; il giudizio complessivo deve essere sorretto da una congrua valutazione e ritiene illegittimo il ricorso a formule generiche o di stile, incapaci di esprimere le peculiarità che connotano il caso specificatamente esaminato. Deduco pertanto che due righe nel quale viene indicato solo il settore nel quale si ha operato o la mansione alla quale si assolve siano un po’ riduttive.

Arriviamo poi alla parte topica della Circolare, che infatti è caratterizzata da un carattere grassetto: la ratio dei giudizi informativi è la volontà non già di avvilire, ma piuttosto di motivare il personale dipendente, stimolandone l’impegno e l’adozione di comportamenti costantemente improntati a correttezza, competenza e senso di responsabilità; devono valere a evidenziare le abilità, le competenze e le attitudini che il dipendente possiede o ha sviluppato, a riconoscere l’impegno dallo stesso profuso nell’assolvimento del servizio cui è addetto o preposto, nonché eventualmente a far luce sugli aspetti dell’attività del dipendente che risultano lacunosi o inadeguati, ma al solo fine di promuovere una maggiore consapevolezza, consentendogli in tal modo di apprendere e sviluppare competenze e/o le conoscenze rispetto alle quali egli sia risultato manchevole.

Quindi se avete ricevuto un punteggio poco brillante dovreste ricevere delle indicazioni specifiche su ciò che non avete saputo svolgere o che non avete eseguito in maniera ottimale, in modo così da poter rimediare e crescere professionalmente.

Siete stati assenti per malattia? Avete avuto un figlio e quindi, colleghe, siete state giustamente assenti, oppure avete avuto problemi di salute che vi hanno impedito di lavorare? Beh in questo caso il punteggio può peggiorare, giusto? Eh no, la circolare recita: le assenze da servizio per infermità non possono essere valutate negativamente ex se.

Avete avuto una sanzione disciplinare? Allora certo che il punteggio scende… e invece no! Perché, anche in quest’altra ipotesi, deve essere escluso ogni automatismo tra l’irrogazione di una sanzione disciplinare e una modificazione in pejus del giudizio complessivo, si limita esclusivamente a far derivare dall’irrogazione di una sanzione più grave della deplorazione, il divieto di attribuire un giudizio complessivo superiore a buono. Mi sembra anche giusto, se si è stati sempre irreprensibili e a causa di uno sbaglio avete ricevuto una punizione può bastare così. Non c’è bisogno di infierire.

Non è citata come motivazione per non aumentare il giudizio l’aver cambiato  reparto, anche perché se ciò fosse avvenuto è stato grazie alla vincita di un interpello e non di un gratta e vinci quindi, direi, che in automatico dovrebbe essere premiato l’impegno dimostrato al fine di superare una prova e soprattutto la volontà di voler crescere cambiando e conoscendo altri posti di servizio, cosa che invece penalizza perché il passaggio in un altro settore comporta quasi sempre la mancanza di tempo per essere giudicati adeguatamente. Mah! Eppure si parla di apposite riunioni alle quali dovranno partecipare tutte le figure che possono legittimamente esprimere un apprezzamento sull’attività svolta dal dipendente in quanto i rapporti informativi devono essere il risultato di una pluralità di apporti. E questo mi fa pensare anche al fatto, che nemmeno il cambio di comandante possa costituire un valido motivo per non aumentare il punteggio. Eppure molti colleghi sono rimasti per anni con lo stesso voto a causa dei continui cambi al vertice.

Ricordo, infine, a quali principi deve rifarsi questa attività di assegnazione di giudizi e cioè trasparenza e imparzialità come previsto dalla legge 241/90 caposaldo della Pubblica Amministrazione.

Dopo tutte queste informazioni, che spero ardentemente possano essere di chiarimento e di aiuto, vorrei aggiungere solo che sono consapevole di quanto possa essere rischioso a volte mettersi contro chi comanda ma non dovete arrendervi, non dovete essere complici di un sistema che non ci apprezza, che ci giudica senza conoscerci, che ci identifica con un numero.

Un numero che molto spesso ci va stretto, che non riconosciamo come rappresentativo di tutto quello che abbiamo compiuto in servizio, qualunque esso sia e dovunque sia stato svolto.

Un numero che invece di spronarci a fare bene il nostro lavoro, invece di rappresentare una sudata ricompensa è purtroppo, per una buona fetta di personale, una delusione; l’ennesima da parte dell’Amministrazione.

Che rappresenta l’ultima, ma non meno importante, mancanza di rispetto nei confronti del personale di un Corpo che quotidianamente si trova ad affrontare eventi critici dovuti alle aggressioni, alla mancanza di personale e alla scarsa dotazione, materiale e non, per fronteggiarli.

Che tutto questo però non sia un motivo per avvilirvi, continuate a fare il meglio che potete solo ed esclusivamente per voi stessi e per l’amore che avete per il vostro lavoro e per chi crede in voi.

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Chiara Sonia Amodeo

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