Il 22 ottobre a Roma si confrontano Funzionari e Dirigenti della Polizia Penitenziaria

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Il 22 ottobre si terrà a Roma, presso l’hotel Villa Aurelia, il convegno dal titolo LA POLIZIA PENITENZIARIA DEL FUTURO Quale dirigenza.

Il convegno è organizzato dal SAPPe-coordinamento nazionale funzionari e dirigenti, in occasione del primo incontro ufficiale promosso dal SAPPe e coinvolge gli iscritti al coordinamento, nato dopo l’istituzione dell’autonoma area negoziale dei dirigenti, avvenuta con l’emanazione del dlg n. 95 del 2017.

La mattina del giorno successivo si svolgerà, sempre a Villa Aurelia, l’incontro tra i funzionari/dirigenti iscritti al coordinamento, i quali sono già più di cento, rispetto ai circa quattrocento che, al momento, compongono il ruolo.

Sono già tante le autorità che hanno aderito all’iniziativa, per discutere del futuro della polizia penitenziaria e della dirigenza.

Una dirigenza che ha raggiunto dei buoni risultati dal punto di vista della carriera, anche con l’ultima proposta riguardante i correttivi al riordino.

Infatti, i posti dei primi dirigenti passeranno da novantasei a 147, più uno per i ruoli tecnici, i dirigenti superiori diventeranno 17, contro i cinque attuali; a questi si aggiungeranno due dirigenti generali.

Resterà sempre una dirigenza sottoposta alle direttive dei dirigenti penitenziari, con nessuna competenza in ordine alla gestione del personale, soprattutto negli uffici che contano di più; provveditorati e Dipartimento.

Molto penalizzati continueranno ad essere gli ispettori, per i quali non è stato possibile ridurre il percorso di carriera, così come avevamo chiesto con insistenza, accorciandolo di almeno sei/sette anni.

Inoltre, sarebbe stato opportuno sanare alcune sperequazioni, sempre con riferimento agli ispettori, attraverso l’introduzione di norme ad hoc, nella parte transitoria, ma ciò non è stato probabilmente sostenuto in maniera adeguata dal Dipartimento, così come non è stata adeguatamente sostenuta la norma che avrebbe dovuto accorciare il percorso di carriera dei dirigenti provenienti dall’ex ruolo speciale, nel passaggio da commissario coordinatore a coordinatore superiore.

Qualcuno della delegazione che ha preso parte ai lavori al tavolo tecnico istituito al Viminale, in controtendenza con le direttive dell’amministrazione, pare abbia fatto di tutto per boicottare la proposta (Fonti attendibilissime di altre Forze di polizia).

Qui, purtroppo, l’errore l’ha fatto la stessa amministrazione, non prendendo in considerazione l’ipotesi, pure più volte suggerita, di inserire nella delegazione almeno uno dell’ex ruolo speciale. Ma ormai è fatta e gli interessati ripongono tutte le loro speranze nel ricorso amministrativo presentato al TAR del Lazio.

Per quanto riguarda le linee più generali della proposta, nella nostra bozza avevamo previsto l’istituzione della direzione generale del Corpo che prevedesse la completa gestione del personale di polizia penitenziaria, invece non è stato neanche previsto un dirigente superiore a capo dell’ufficio secondo, in seno alla direzione generale del personale, che potesse gestire, appunto, almeno la mobilità del personale di polizia.

Ma qui nessuno si è battuto più di tanto; la cosa più importante, per qualcuno, era portare a casa qualche stella in più e boicottare la famosa, o famigerata, lettera z), che tanto ha turbato il sonno di alcuni.

Non si parla più del ruolo unico della dirigenza, di cui tanto si era discusso nei mesi scorsi, al punto che era stata fatta una commissione che aveva anche elaborato un progetto da sottoporre alle organizzazioni sindacali.

Forse sarebbe il caso di riprendere quel progetto, per verificare almeno la fattibilità dello stesso, attraverso il quale si dovrebbero anche istituire i ruoli tecnici del Corpo di Polizia Penitenziaria: medici, psicologi ed eventualmente anche altri.

Un progetto di questo tipo eliminerebbe le conflittualità esistenti nell’amministrazione e le darebbe un assetto organizzativo più funzionale alle esigenze attuali.

Si tratterebbe, tra l’altro, di una partita da giocare in casa, senza la supervisione e, spesso, l’opposizione di altre Forze di polizia, come invece avviene nei tavoli interforze.

Nel decreto sicurezza bis sono state anche bocciate le proposte avanzate dall’amministrazione penitenziaria, relativamente all’istituzione delle sezioni di polizia giudiziaria presso le Procure, con particolare riferimento a quelle distrettuali antimafia e antiterrorismo, nonché l’introduzione di quei reati necessari per punire coloro che detengono o introducono in carcere telefoni cellulari, o aggrediscono la Polizia Penitenziaria, reati che sarebbero serviti a gestire meglio la sicurezza nelle carceri.

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About Author

Giovanni Battista Durante

Nato a Rossano il 9 febbraio 1967 Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in scienze giuridiche all'università di Bologna. Giornalista pubblicista, autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Segretario Generale Aggiunto del Sappe e Consigliere Nazionale dell’Anppe.

1 commento

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    A prescindere da tutte le altre proposte riguardanti l’assetto operativo e giuridico del Corpo della Polizia Penitenzia che esercita la sua funzione istituzionale all’interno degli Istituti carcerari, con il presente significo quanto segue: la Polizia penitenzia oltre alla funzione istituzionale di operatore negli istituti di prevenzione e di pena ha la duplice funzione di Polizia Penitenziaria e di Agente e Ufficiale di Polizia Giudiziaria della cui funzione ne risponde direttamente al Procuratore della Repubblica (a tutta la magistratura inquirente) senza la necessità che il suo operato, compiuto all’esterno e all’intern della struttuta penitenziaria venga sottoposto all’approvazione o meno del Comandante e della Autorità dirigente dell’Istituto, considerato che trattasi di atti costitueneti reati di pertinenza dell’Autorità giudiziaria. Quindfi quando un detenuto aggredisce un Agente o compie qualsivoglia altro reato per il quale il codice prevede l’arresto deve comportarsi di conseguenza : dichiarando in arresto il responsabile, redigere il rapporto, oridine di carcerazione ed iscrivere sulla matricola come fatto nuovo sopravvenuto informando nei termini previsti dalla legge l’autorità giudiziaria competente. Evidentemente da quanto leggo non viene eseguito e quindi la maggior parte dei reati commessi dai detenuti rimangono impuniti.
    Per pura e semplice informativa rappresento un episodio che sistematicamente si verificava presso la Casa circondariale di Cagliari deove io prestavo servizio col grado di Brigadiere: tutti i venerdi verosimilmente i detenuti di una cella (sei soggetti) si barricavano all’interno ammassando le brande ed altri suppelletili di cui disponevano. Il comandante disponeva la consegna di tutto il personale celibe e coniugato fino all’intervento del Procuratore della Repubblica o di un sostituto, consegna che solitamente veniva meno il lunedì con l’intervento disposto dal magistrato per sbarricare i contestatori. Un venerdi non essendovi un sottufficiale disponibile di mia iniziativa, dopo avere avuto l’informazione, ho radfunato gli agenti ed ho proceduto, a sfondare la barricata organizzata, previa diffida agli occupanti della cella che se entro 5 minuti non avessero rimosso il tutto avrei agito in qualità di ufficiale di polizia giudiziaria e che del comportamento ne avrebbero risposto al Giudice. Ci furono dei tafferugli e quindi opposizioni e minacce ed altro con qualche ferito di lieve entità da una parte e dall’altra. Visite mediche, relativi certificati, verbali di arresto, rapporto concseguente, ordine di carcerazione, inviato alla Procura, Processo per direttissima, condanna, all’organizzatore 18 me di reclusione ed agli altri cinque 12 mesi. Conclusione cessati i barricamenti.
    Suggerisco che gli Agenti e gli Ufficialidi Polizia Giudiziaria si comportino secondo le prerogative attribuite loro dal C.P. e C.P.P.- Un Caro saluto a tutto il Corpo della Polizia Penitenziaria.

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