Il messaggio di saluto di Basentini agli allievi del 174° corso. La differenza tra un Capo Dap e un Comandante del Corpo

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Nuova puntata della soap opera della Polizia Penitenziaria. Continua a dipanarsi la trama  tra rappresentazione teatrale e vita reale, tra apparenza e valori.
Mi riferisco al video-messaggio di saluto del Capo Dap Francesco Basentini ai giovani colleghi del 174° corso agenti. (guarda il video)
Un discorso dove si parla delle difficoltà, dei problemi e dell’esperienza del carcere, del sostegno dell’amministrazione penitenziaria (come se potessero scegliere di rivolgersi altrove), del vedere in lui un alleato e, infine, di un non ben definito giudizio incondizionato da coltivare, rispetto a chi o che cosa non si è capito ….
E pur tuttavia è ormai cosa nota che, a parte il cerchio magico, per i più è difficile rapportarsi con chi rappresenta il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Purtroppo, nel messaggio di chi è anche Capo del Corpo, nessun cenno all’onore di indossare la nostra uniforme, nessuna parola spesa per la nostra storia, nessun ricordo ai nostri caduti, niente sulla specificità del lavoro che siamo chiamati a svolgere.
A parer mio, i giovani colleghi nella fase fondamentale dell’inclusione nel Corpo, avrebbero meritato altre parole di sprone e incitamento verso quei valori ai quali dovranno conformare il loro comportamento nello svolgimento del servizio per cui hanno giurato.
Peraltro, il mio occhio di vecchia zimarra ha notato l’assenza della nostra Bandiera, la nostra decorata Bandiera del Corpo, a fare da cornice all’augurio, sebbene quella Bandiera è esposta proprio nell’Ufficio del Capo del Dipartimento, dove è stato girato il video di un freddo messaggio fatto di parole senza efficacia, perché lontane dal sentire quei valori che costituiscono il substrato, anche culturale, di qualunque istituzione dello Stato, a maggior ragione di un Corpo di polizia.
Non ho alcuna difficoltà ad immaginare che il Capo della Polizia, nella stessa circostanza avrebbe parlato di ben altro: forza e sentimento, tradizione e presente, vigore e fierezza, cuore ed emozioni.
Ecco, ad esempio, due parole dette da Gabrielli in occasione del giuramento di un corso di allievi agenti: “Avete giurato di essere fedeli e leali alla Repubblica italiana e alla Costituzione” … “Suggellate una scelta di vita caratterizzata dal sentimento di fedeltà alla Repubblica. L’identità della Polizia di Stato, di cui farete parte, si basa sulla Costituzione. Valori che dovrete portare anche fuori dal servizio”. O in un’altra occasione: “La divisa è onore e disciplina …” e ancora: «Siate sempre consapevoli di essere al servizio dei concittadini, poiché la vera missione è servire la nostra comunità per garantire la sicurezza, la tranquillità e la concordia. Non dimenticate mai che non esiste autorità senza servizio alla comunità».
Si parva licet componere magnis …
Ma, forse, per pronunciare certe parole è indispensabile sentirsi parte di quel qualcosa a cui ci si rivolge, devono venire dal cuore … non basta essere soltanto un attore che, magari, interpreta un ruolo che non è nelle sue corde.
Tutto ciò che fa la differenza tra un Capo del Dap e un Comandante del Corpo:

 

 

 

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