Il dovere della Memoria: quella brutta figura a Torino alla commemorazione di Lorenzo Cutugno

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Sabato 13 aprile 2019 si è svolta a Torino la cerimonia commemorativa della ricorrenza dell’uccisione dell’Agente di Custodia Lorenzo Cutugno, barbaramente assassinato dalle Brigate Rosse in Lungodora Napoli 60 la mattina dell’11 aprile 1978 mentre usciva di casa per recarsi al lavoro.
A quella cerimonia non era presente nessuno dell’Amministrazione Penitenziaria e nessuna autorità cittadina. Proprio come era successo, ad Alessandria, in occasione della commemorazione a quarant’anni dalla tragica rivolta in carcere del 1974. Anche allora l’assenza dei direttori delle due carceri alessandrine e del provveditore regionale penitenziario alla deposizione di una corona di alloro presso la lapide che commemora le vittime della rivolta ed alla loro commemorazione della Sala della giunta del palazzo comunale ci colpì molto e fu una vergogna ingiustificabile.
Agente di Custodia in servizio presso “Le Nuove” di Torino, Cutugno era nato a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 14 gennaio 1947. Arruolatosi nel 1968, aveva iniziato la carriera a Palermo Ucciardone e nel 1971 era stato trasferito a Torino alle “Nuove”. Aveva chiesto ed ottenuto il trasferimento in Sicilia che si sarebbe già dovuto effettuare, ma che Cutugno posticipò di qualche giorno per non lasciare i colleghi in difficoltà. L’uccisione dell’Agente fu preceduta da una serie di minacce culminate due mesi prima nel rogo della sua auto rivendicato dai Nuclei Proletari Comunisti. Lorenzo Cutugno, assassinato a 31 anni, lasciava nella disperazione la moglie Franca Sabiano di 29 anni e la figlioletta Daniela di soli 2 anni.
Lorenzo Cutugno uscì alle 7,30 del mattino dalla sua abitazione in Lungo Dora Napoli 60 per recarsi al lavoro alle carceri “Nuove”.
I terroristi lo aspettavano dentro il palazzo dove abitava. Appena si aprirono le porte dell’ascensore, i terroristi Nadia Ponti e Cristofaro Piancone gli spararono numerosi colpi (silenziati da un pezzo di pompa di bicicletta riempito di paglia di vetro) per ferirlo alle gambe e poi fuggirono. Nonostante le ferite, Lorenzo Cutugno riuscì a reagire e trascinandosi fuori dall’androne del palazzo, sparò 7 colpi ferendo Cristoforo Piancone (un passato da collaudatore alla FIAT, poi licenziato per assenteismo).
Nel frattempo, però, un terzo terrorista Vincenzo Acella, che attendeva nell’auto 124 rubata poco prima, si portò alle sue spalle, uccidendo Cutugno con 2 proiettili, uno al cuore un altro alla testa. La perizia del medico legale stabilì poi che Cutugno venne raggiunto da otto colpi, ma solo uno, l’ultimo, gli è stato fatale, sparato da non più di 15 centimetri che gli ha trapassato la testa quando era già a terra. A seguito del ferimento (i proiettili gli rompono il femore e gli sfiorano il fegato), Cristoforo Piancone venne trasportato in ospedale dai suoi complici e quindi catturato dalle Forze dell’ordine, primo terrorista ad essere catturato con il sacrificio di un tutore dell’ordine. Si seppe in seguito che anche Nadia Ponti venne ferita da Lorenzo Cutugno, ma solo con una ferita lieve ad un braccio. I due terroristi nei giorni precedenti, si erano occupati di una lunga indagine per studiare i movimenti di Cutugno per poterlo colpire nel momento migliore.
Piancone fu condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi e nel 2004 ottenne la semilibertà. Il 1° ottobre 2007 è stato arrestato a Siena per una rapina al Monte dei Paschi. Nadia Ponti venne arrestata nel dicembre 1980, pochi mesi dopo aver preso parte all’uccisione del vicequestore Alfredo Albanese a Venezia. Condannata all’ergastolo nel processo Moro, dal 2003 gode del regime di semilibertà.
I carnefici di Cutugno, dunque, sono stati e sono liberi di girare nonostante gli ergastoli loro inflitti, mentre l’Amministrazione Penitenziaria non solo ha disertato la cerimonia commemorativa della ricorrenza della sua uccisione ma addirittura consente, proprio a Torino, l’ingresso in carcere di terroristi responsabili della violenza di quegli anni che mai si sono pentiti come Liliana Tosi, Sergio Segio e la moglie Susanna Ronconi.
Tutto questo non è accettabile!
Non è accettabile che non si dia seguito al “Progetto Memoria” in ricordo dei Caduti del Corpo e dell’Amministrazione Penitenziaria attraverso la pubblicazione di quel libro che abbiamo chiesto ormai vent’anni fa per la prima volta, che permetta di ricostruire la storia umana e professionale delle “nostre” vittime attraverso le testimonianze e il ricordo di familiari, perché l’unica arma contro l’oblio è tenere vivo il ricordo di chi non c’è più, perché il ricordo delle vittime non è solo un lutto privato, ma anche un lutto collettivo.
L’impegno morale deve essere quello di non dimenticare coloro che hanno perso la vita al servizio delle Istituzioni.
Ed è semplicemente vergognoso che nessuno dell’Amministrazione Penitenziaria fosse presente a Torino, il 13 aprile scorso, alla cerimonia commemorativa della ricorrenza dell’uccisione dell’Agente di Custodia Lorenzo Cutugno.
Abbiamo il dovere di ricordarLi, abbiamo il dovere di non dimenticarLi! TUTTI! E nessuno è esente da questo fondamentale impegno morale!

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About Author

Donato Capece

Nato ad Albano di Lucania il 23 marzo 1947 già Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in lettere e in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche, uno in studi penitenziari ed uno in metodologia e tecniche della creatività. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Presidente dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale del Sappe e Presidente dell’Anppe.

1 commento

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    Questa è l’ennesima prova lampante di come tutta la Dirigenza “civile” che fondamentalmente amministra tutto il Dipartimento, mette in campo un atteggiamento menefreghista. Soprattutto in una commemorazione istituzionale così importante, che ci riporta nel passato durante gli anni di piombo ricordando il sacrificio del nostro collega dove, la Dirigenza dell’Amministrazione Penitenziaria quale rappresentante delle Istituzioni, ha l’obbligo di presenziare. Ormai tale comportamento così di basso livello che contraddistingue la nostra Dirigenza da anni, conferma l’ormai riprovata volontà di schernire in toto la Polizia Penitenziaria.

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