Il paradosso delle videoconferenze che fanno diminuire la sicurezza

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Le video conferenze stanno mettendo a dura prova l’organizzazione del lavoro e la sicurezza dei reparti, negli istituti dove sono attive.
Nate, infatti, per evitare numerose traduzioni e risparmiare sui costi di gestione e sul numero del personale dei Nuclei Traduzione, si stanno rivelando, paradossalmente, dannose per la sicurezza dei reparti da dove 4/5 volte alla settimana manca il coordinatore (di solito un ispettore) perché impiegato in una saletta per la video conferenza.

Infatti, per ogni detenuto impegnato in video conferenza, ovvero per ogni saletta video, è necessaria la presenza continua di un sovrintendente o di un ispettore.
Talvolta, in certi giorni, possono essere impegnati contemporaneamente anche 5/6 ispettori, mattina e pomeriggio, e ciò oltre a creare grandi difficoltà da parte di chi deve programmare i servizi (molte udienze in video conferenze non sono programmabili se non con un breve anticipo), crea un vuoto di comando/coordinamento all’interno dei reparti detentivi.
Questo suscita pesanti lamentele da parte degli assistenti capo che si trovano di fatto, vista l’assenza degli ispettori e talvolta dei sovrintendenti impegnati nella salette video, a coordinare reparti detentivi con 200/250 detenuti.
I nostri assistenti capo sono persone di valore e sopportano stoicamente il carico di lavoro che non compete loro, ma questo li espone a forti stress e non si può sottacere il fatto che viene sacrificata la sicurezza delle sezioni detentive e dei colleghi sull’altare delle video conferenze.
Il risultato qual’ è?
E’ che un servizio nato per sgravare gli NTP dal carico di lavoro delle traduzioni, di fatto (ad esempio in Sicilia) non vede partecipi gli ispettori in servizio al NTP che non si capisce  perché non possono essere impiegati nelle video conferenze.
Ad esempio al caposcorta che arriva da un altro Istituto portando con se un detenuto di Alta Sicurezza, che deve fare una video conferenza, in Sicilia bisogna chiedere per cortesia se può collaborare, perchè non gli si può imporre di restare nella saletta.
Tutto deve gravare sugli ispettori del SAT e degli Uffici, ribadendo il conseguente aggravio di lavoro sugli assistenti capo e le disfunzioni nei reparti e negli stessi uffici.
Io non so se il nostro capo del dipartimento sia informato di queste dinamiche, perché credo che prenderebbe subito provvedimenti contro quei provveditorati (UST) che di fatto impediscono che sottufficiali (ispettori e sovrintendenti) in servizio ai Nuclei o di scorta a detenuti che devono andare in udienza in altro carcere per effettuare una video conferenza, collaborino con gli ispettori del SAT di quell’Istituto che quasi sempre stanno lontani dalle sezioni, con buona pace per la sicurezza dell’Istituto.

 

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5 commenti

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    Secondo il proprio punto di vista dovrebbero adibire qualsiasi appartenente al servizio di videoconferenza, purtroppo il servizio di traduzione ha complicato tutto il sistema carcerario, se rimaneva ai carabinieri era molto meglio e si recuperava personale, eliminare le bande musicali e i gruppi sportivi e fare rientrare in servizio di istituto tutti nessuna distinzione allora si che tutto si allevia, quando ci si arruola per fare la” guardia carceraria “ perché questo è il valore del mestiere perché uno si arruola , il resto lasciamolo a chi cercava altri sbocchi esempio Polizia Finanzieri Carabinieri, il nostro è un altro mestiere e dobbiamo esserne fermamente consapevoli!!!

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    Io non sono d’accordo con la proposta di utilizzare i capi scorta ispettori e sovrintendenti nel coordinamento delle videoconferenze.
    Dobbiamo smetterla di utilizzare il personale, a guisa di tappabuchi, in maniera indiscriminata dove si creano le criticità!
    E’ dovere dell’Amministrazione rispettare le professionalità e se un collega ha fatto richiesta, ha seguito e superato dei corsi ed è stato selezionato per un Nucleo T.P., non può e non deve essere impiegato per coordinare i colloqui (video conferenze) addirittura di una unità operativa appartenente ad un Istituto che non conosce!
    Credo che nella Polizia di Stato i colleghi che lavorano nella Digos non vengono impiegati nella Scientifica o nel controllo di un territorio che non conoscono, se non in casi rari ed ECCEZIONALI !
    Mi chiedo quando crescerà mai la Polizia Penitenziaria se non a parole?
    Non voglio dilungarmi poi sulla prassi di “usare” sovrintendenti e ispettori secondo come gira il vento, ora come “generali” quando mancano i Commissari, ora come “soldati di truppa” quando mancano gli Assistenti!
    Si dimentica infatti che spesso i capi scorta dei detenuti A.S. appartengono al ruolo degli Assistenti: entreremmo nel paradosso affidare le video conferenze, con un sotteso intento discriminatorio, in base al grado rivestito.
    Ne deriva che, avremmo ispettori e sovrintendenti impegnati in servizi non di pertinenza con le conseguenziali responsabilità, ed il personale di scorta a zonzo negli istituti senza far nulla!
    Dovremmo utilizzare anche costoro nel settore colloqui? O magari nella sorveglianza esterna dell’Istituto?
    La verità è che manca il personale di ogni ordine e grado nelle trincee.
    Dovere non solo istituzionale , ma anche morale, di chi dirige il Corpo, in collaborazione con gli stessi Sindacati, è quello di colmare ii paurosi buchi derivanti dalle scellerate politiche di tagli e dai prevedibili pensionamenti, non certo quello di affidare a personale già provato incarichi multipli , addirittura non di competenza e senza la relativa e necessaria preparazione.
    Distinti saluti.

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      Un detenuto può telefonare a tutti i numeri che gli sono stati autorizzati, nel rispetto settimanale dei limiti di legge

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